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Diritti e liberta’

Due articoli da Articolo 99 del 28.4.17  LEGGI DI SEGUITO

Intervista a Emma Bonino di Samuele Cafasso “Polemiche – Europa, immigrazione, populismi, battaglie civili” “Diatribe – La crisi economica ha riportato in auge la contrapposizione, cara al Pci, tra i diritti collettivi e quelli del singolo. L’ex ministro Visco l’ha usata per criticare l’operato di Renzi. Ma anche il M5s l’ha fatta propria

«I diritti civili sono una questione sociale. Io non ho mai capito, e non lo capisco da più di trent’anni, perché dovrebbe esserci una contrapposizione. Eppure questo discorso, a sinistra, lo sento da sempre, non cambia mai». Applaudita al Lingotto dal popolo del Partito democratico, celebrata sui giornali, Emma Bonino è oggi tanto popolare quanto forse lo è stata solo alla fine degli anni Novanta, quando una geniale campagna tra politica e comunicazione la volle candidata al Quirinale a furor di popolo: Emma for President. Curioso che a questa popolarità personale si abbini un totale disinteresse, quando non ostilità, per le bandiere che la leader radicale innalza da anni: Europa, immigrazione, diritti civili. Se c’è un momento storico in cui gran parte della politica, e sopratutto la sinistra assediata dal populismo, ha deciso di mettere da parte tutto ciò, questo momento storico è oggi. L’ex ministro Vincenzo Visco in una recente intervista ha dichiarato che «un governo che ha più attenzione per i diritti civili che per quelli sociali non è un governo che rispecchia i valori e le politiche di sinistra». Quante volte l’ho sentita. Non capiscono che i diritti negati, in Italia oggi, sono tasse nascoste. E sono tasse nascoste che colpiscono tutti. Se oggi uno ha bisogno di ricorrere alla fecondazione assistita e non può farlo in Italia, andrà in Spagna. Se deve ricorrere all’eutanasia, lo farà in Svizzera e questo, ovviamente, ha un impatto proprio sui più poveri. Ma poi perché la lotta alla povertà diffusa dovrebbe essere un problema in contrapposizione con il testamento biologico, perché permettere la procreazione assistita è in contrasto con la lotta per il lavoro? I diritti civili riguardano sì l’individuo, ma sono un problema sociale. La sinistra oggi su questi temi ripiega perché spaventata dal populismo. Fa paura anche la lezione americana: Obama vinse con una coalizione di minoranze, Trump ha conquistato il voto dei bianchi cristiani arrabbiati e, si dice, a questi non interessano i diritti delle donne, delle minoranze etniche, sessuali, religiose. No guardi, lasci perdere Trump, in Italia è sempre stato così. Non ho mai visto la sinistra italiana, che fosse il Pci, poi i Ds, oggi il Pd, muoversi da protagonista. Li abbiamo sempre dovuti trascinare mentre loro puntavano i piedi. Dal 1975 a oggi abbiamo avuto più aperture, casomai, dal mondo socialista o liberale. La contrapposizione è sempre stata questa in un Paese dove il clericalismo è ancora forte, pensi al referendum del 2005 sulla fecondazione artificiale e agli interventi del cardinale Camillo Ruini. Ma si è visto anche quanto ci è voluto per approvare la legge Cirinnà sulle coppie di fatto. Siamo ancora ai diritti civili come un lusso borghese contro i diritti sociali per la classe operaia, o quello che è diventata nel frattempo. Per lei il Pd è erede solo del Pci e della Dc. Non ci sono altre anime? Certo che ci sono, e sono innesti anche significativi. Ma non hanno la forza, oggi, di ottenere spazi, di imporsi. Nemmeno nel Movimento Cinque Stelle il tema dei diritti civili è molto popolare, comprensibile per un movimento molto attento a cogliere gli umori della maggioranza e, quindi, poco interessato alle minoranze. Per non parlare delle ultime dichiarazioni di Beppe Grillo sui radicali e il biotestamento: «Dove ci sono disgrazie», ha scritto sul suo blog, «ci sono loro». Gli insulti qualificano chi li fa, non chi li riceve. Il Movimento Cinque Stelle è imprevedibile, difficile capire che direzione prenda sui singoli temi, ma certo non mi pare abbiano fatto dei diritti civili una questione centrale. Se lo fanno perché temono l’impopolarità sbagliano: sull’eutanasia tutti i sondaggi dicono che c’è una maggioranza di italiani a favore, sulla legalizzazione della marijuana anche. Ma sono cose che non gli interessano, loro il consenso lo cercano non tanto nel merito delle questioni, quanto in una contestazione rabbiosa dell’esistente. Niente Movimento Cinque Stelle, poche brecce dal Pd. Chi vi rimane a voi radicali per portare avanti le vostre battaglie? La gente, le persone. E qualche intergruppo parlamentare sui singoli temi, come il testamento biologico, la legalizzazione delle droghe leggere. Ma sì è vero, la solitudine è evidente. Abbiamo qualche compagno di strada come Pia Locatelli, con cui avevamo fatto insieme la Rosa nel pugno, ma la capacità di far emergere questi temi nella politica italiana è limitata. Al Lingotto lei ha detto che «se c’è un tema dove i nostri interessi coincidono con i valori è il tema dell’immigrazione e dell’Europa». La governatrice Debora Serracchiani, quasi come se rispondesse alle sue parole, ha detto che «la gente ha paura degli immigrati, non ci possiamo prendere in giro». La sicurezza sta a cuore anche a noi e, come per i diritti civili, non è né di destra né di sinistra. Io credo che noi e il Pd vogliamo la stessa cosa, ma con strategie diverse. Noi diciamo che la paura si governa e non va certamente alimentata, ma nemmeno assecondata. Noi pensiamo che la strada da percorrere sia quella dell’integrazione e che dobbiamo dire la verità agli italiani: gli immigrati clandestini sono 500.000, è impossibile pensare di espellerli tutti, tanto più mentre altre persone sono in arrivo sulle nostre coste e noi vogliamo fermarli attraverso accordi con regimi più o meno inaccettabili. Dopo ricordiamo anche – e basta leggere le cronache quotidiane sulle violenze nei confronti delle donne – che spesso i criminali hanno passaporto italiano e che la sicurezza al 100% non esiste mai, in nessun Paese. E per questo ci sono la polizia e i tribunali. Applausi al Lingotto, molti consensi dichiarati sui giornali, o sui social network, pochissimi voti per i radicali. Come mai? Vado in giro a chiederlo da anni e una risposta non ce l’ho. Non lo chieda a me, serve un esperto di sociologia. Ultima domanda: l’Europa. Fino a qualche anno fa la strada verso una maggiore integrazione sembrava segnata. Oggi non più. Dalla crisi del 2008 l’Europa attraversa una fase molto difficile. Contro chi vuole tornare a 28 staterelli, solo chi ha a cuore l’Unione e le sue sorti può avere la credibilità necessaria a riformarla, perché la verità è che quel processo si è fermato alla fine del Novecento. Nonostante questo il progetto europeo è stato ed è un successo nella storia mondiale, e qualcuno dovrà pur dirlo.””

Articolo di Mattia De Nardi (Pagina 99 28.4.17) “Prima il lavoro o le libertà? l’eterno dilemma a sinistra” “Diatribe | La crisi economica ha riportato in auge la contrapposizione, cara al Pci, tra i diritti collettivi e quelli del singolo. L’ex ministro Visco l’ha usata per criticare l’operato di Renzi. Ma anche il M5s l’ha fatta propria

Sembra di essere tornati indietro un bel po’ di anni. A quando, a distanza, i comunisti del Partito nei loro rassicuranti abiti grigio-marroni venivano irrisi dai nipotini vestiti di piume e cincillà che reclamavano con il petto di fuori un intero catalogo di libertà: di abortire, di divorziare, di amare chi ha lo stesso sesso, di vivere senza confini, di morire. Erano gli anni in cui Karl Marx faceva i conti con Bob Dylan, fedeli alla dottrina i padri in Parlamento puntavano alto il dito: «Prima il lavoro» e volevano indicare la liberazione di una classe sociale, per sentirsi rispondere dai figli «Prima l’individuo» e volevano spiegare che il corpo è mio e lo gestisco io.
Diritti collettivi contro diritti individuali. Quarant’anni dopo il match si è aggiornato: diritti sociali vs diritti civili.
• 2017: ritorno al passato? «Un governo che ha più attenzione per i diritti civili che per quelli sociali non è un governo che rispecchia i valori e le politiche di sinistra». Ha detto così in una recente intervista Vincenzo Visco, ex ministro del Tesoro ai tempi dei governi Prodi e D’Alema, oggi ritornato punto di riferimento del pensiero economico di sinistra dei Democratici e Progressisti, gli scissionisti del Partito democratico. Visco prende per il bavero la breve storia delPd di Matteo Renzi e del suo governo che, male che vada, ai posteri ha consegnato la prima legge sulle unioni civili. Troppo poco per dirsi di sinistra, liquida questo traguardo l’economista, che aggiunge:«La sinistra mette al centro la società e le dinamiche sociali. La destra l’individuo». In fondo è un conflitto che non si è mai sopito, figlio di una sinistra che in Italia è stata a lungo comunista e poi anche cattolica ma mai fino in fondo davvero progressista e libertaria, incapace di imporre nell’azione politica un’agenda di diritti. La miccia accesa tempo fa è esplosa adesso in una battaglia di priorità, non più viste come complementari, ma contrapposte. La crisi economica, che ha indebolito il modello capitalista e messo in discussione la globalizzazione, ha nuovamente aperto a un campo di diseguaglianze che sono conseguenze stesse dal modello economico globalista e base di nuove convinzioni. Per questo le frontiere si vogliono chiuse e le minoranze isolate nelle loro rivendicazioni, perché le priorità, si dice ora, sono altre.
• Lezioni americane
Prendiamo gli Stati Uniti che, piaccia o meno, sono sempre la bussola per orientarsi su dove andrà il mondo occidentale. Era scritto nel Dna politico di Barack Obama il destino di diventare il presidente delle minoranze (neri, ispanici, donne). Dopo di lui, però, è arrivato Donald Trump e il vocabolario dell’uomo più potente della Terra è tornato a parlare la lingua della classe bianca tradizionale americana arrabbiata perché il lavoro scarseggia e la ricchezza di un tempo è andata. L’impoverimento della classe media ha nutrito le paure e spinge a cercare rifugio nelle vecchie certezze. Tornando in Italia, la destra, conservatrice, populista o sovranista che sia, a parte qualche sparuta presenza più convintamente liberale, è monolitica nel rifiutare la rappresentazione politica dei diritti civili. Da quelle parti, niente di nuovo. Ma la sinistra, che si era affrancata dalle sue radici ideologiche per mescolarsi a una cultura politica più libertaria? Stefano Fassina, altro politico ed economista portatore di un pensiero forte di sinistra, in un’intervista al quotidiano dei vescovi Avvenire inquadra così il dibattito sulla maternità surrogata e l’adozione del figlio del partner: «Per ogni uomo e donna di sinistra, i diritti sono un continuum. I diritti civili vanno insieme a quelli economici, sociali e politici. Non si può essere favorevoli al neo-umanesimo sul terreno del lavoro, del welfare e dell’ecologia e poi accettare il paradigma dell’individualismo liberista sui diritti civili». Sacrosanta posizione, si dirà, perché recupera quel principio etico pasoliniano contro la mercificazione che negli anni è stato lasciato a esclusivo appannaggio dei cattolici. Ma sulla scelta dei temi del dibattito e nelle sfumature del discorso politico si annida la tentazione di fissare le priorità.
• Lavoro e libertà
Andrea Orlando è uomo di sinistra, stessa scuola di Fassina ma a differenza di molti compagni ha scelto di rimanere nel Pd per sfidare Renzi. Invitato come ministro della Giustizia al congresso del Partito Radicale a Rebibbia ha detto: «Io vengo da una tradizione politica, quella della sinistra di ispirazione marxista, che contrapponeva e talvolta anteponeva i diritti sociali ai diritti civili. Considero questi anni per me di formazione, anche nel senso di aver compreso fino in fondo come diritti sociali e diritti civili possono formarsi soltanto congiuntamente. E come una società sia più ricca non soltanto se cresce il prodotto interno lordo, ma sia più ricca se è in grado di allargare la cifra di libertà che caratterizza il suo funzionamento». Orlando che dice di voler riportare il Pd nelle fabbriche, prova di nuovo a indossare il velluto a coste dei grandi dibattiti operaisti ma non per questo rinuncia alle conquiste della società liberale.Non ci tiene a tornare a un passato in cui il Partito, metteva in guardia dall’anteporre i diritti individuali, ovviamente considerati sfizi borghesi, alle lotte sociali di massa.
• Materialismo storico e M5S Eppure per molti, a un tratto, anche oggi si rivelano attuali le classiche categorie marxiste, per cui la pancia deve essere piena, il salario adeguato, la consapevolezza completa. Il resto sono sovrastrutture. Ridotte a poco più che capricci. Lo spettro del marxismo è sempre lì e se ne fa aperto portavoce in una posa televisiva e pop il filosofo-polemista Diego Fusaro. Fustigatore del Capitale ha affrontato il tema delle unioni civili con il piglio scettico di chi ai diritti Lgbt oppone Antonio Gramsci. «Danno la possibilità formale ai gay di sposarsi quando non ne hanno più le possibilità materiali». In estrema sintesi: un gay disoccupato in periferia, preferirà prima avere un lavoro o veder riconosciuti i propri diritti civili? Ma forse è la domanda a essere mal posta e ingannevole. I risultati raggiunti nell’ultima legislatura, arrivata quasi a scadenza, raccontano una storia di speranze tradite. Eppure il Parlamento rinnovato con le teste fresche dei giovani del M5S e di gran parte del Pd aveva fatto riporre grandi attese nella diversa sensibilità di neo-deputati e neo-senatori. E invece: ius soli e cittadinanza agli stranieri, reato di tortura, depenalizzazione della marijuana, testamento biologico, eutanasia… l’elenco delle leggi incompiute potrebbe continuare. I diritti che prevalgono nel dibattito pubblico grazie a storie simboliche e allo choc sull’opinione pubblica (il suicidio assistito in Svizzera di Dj Fabio, l’ultimo caso) investono il Parlamento per qualche giorno, poi, come l’alta marea, passano lasciando la sabba piatta. «Perché sono temi utili a fare propaganda e a darsi un’identità, per i partiti che la stanno perdendo», sostiene Matteo Mantero, deputato del M5S, uno dei più attivi sul fronte dei diritti, protagonista dell’estenuante lavoro sul biotestamento, che dopo l’approvazione alla Camera comincerà la sua via crucis alSenato, dovei numeri non sono così favorevoli. È a Mantero che chiediamo perché anche nei 5 Stelle non si nota lo stesso vigore nel sostenere queste battaglie come invece avviene per il reddito di cittadinanza o l’aiuto alle piccole e medie imprese:«Noi sicuramente siamo entrati inParlamento con un programma abbastanza scarno, più concentrati su tematiche come lavoro e diritto all’istruzione», spiega, «ma è anche perché siamo davvero una forza post-ideologica e non partiamo da posizioni preconcette». «Post-ideologico» è il termine su cui ha insistito Beppe Grillo nella sua intervista ad Avvenire, pubblicata proprio nelle crucialiore del voto sul biotestamento. Grillo omaggia le coscienze cattoliche e prova a rassicurarle con ancora più decisione tre giorni dopo sul blog con un attacco a sorpresa ai radicali, paladini delle battaglie sulle libertà civili e arcinemici politici del Vaticano. Criticare loro è un modo per giustificare il voto grillino sul testamento biologico agli occhi dei contrarissimi vescovi e per raffreddare l’ani – ma più progressista dei parlamentari 5 Stelle, in vista di elezioni politiche in cui il Movimento punta a rubare consensi alla Lega e a Forza Italia. È una strategia precisa di Grillo, che a breve sarà replicata sullo ius soli. Di sicuro nel M5S è stata sbandierata di più, sul blog, la proposta contro i vitalizi che una qualsiasi altra a caso che aggiunga un diritto alle carenze italiane. «È vero ed è vero che in realtà i cittadini non vivono solo di interessi economici. Però all’atto pratico quando c’è stato da fare battaglia sui diritti civili, noi siamo stati in prima linea». Mantero ricorda il caso del bacio collettivo dei deputati grillini per l’introduzione del reato di omofobia, ma ricorda anche il pasticcio al Senato sulla stepchild adoption, espunta dalla legge sulle unioni civili dalla maggioranza di governo anche grazie al voto del M5S, diviso al suo interno. Ci sarà una svolta nel M5S che si attrezza per governare ma che attrae voti, come mostra anche la virata di Grillo, da bacini elettorali tradizionalmente più a destra? «Mi auguro una maggiore attenzione, magari aprendo in rete un ampio confronto di idee e contributi, come abbiamo fatto per eutanasia e testamento biologico. Alla fine hanno votato a favore, in entrambi i casi, oltre il 90% dei nostri attivisti. È vero che sembra essere tornato di moda quel motto, “primum vivere deinde philosophari”, applicato alla politica che si deve occupare delle esigenze degli italiani, ma perché i diritti si devono escludere a vicenda?».””

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