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Discorsi di grande effetto senza significato

“Caro Beppe, sono omofobo. Sono omofobo perché penso che i figli non siano un diritto ma un desiderio. E trasformare i desideri in diritti penso sia pericoloso”. Così comincia una lettera su Italians – Corriere della Sera, il blog di Beppe Severgnini, che ha intitolato: “I figli sono un desiderio per tutti, ma un diritto per nessuno”. Frase d’effetto. Così come quella pronunciata dal cardinale Ruini nel giugno dell’anno scorso, quando la Corte Costituzionale dichiarò che il divieto di fecondazione eterologa era incostituzionale. Il cardinale ebbe a commentare: «Non può esistere un “diritto al figlio” perché il figlio è una persona e come tale non è disponibile». Discorso di grande effetto, non c’è che dire, ma che significa? Se non può esistere un diritto al figlio, allora bisognerebbe negare qualsiasi aiuto a tutte le persone che per un motivo o un altro non possono averne. Ma perché dobbiamo parlare di diritto e non semplicemente di amore, desiderio di avere un figlio per crescerlo ed amarlo? Scrissi, allora, al filosofo Umberto Galimberti. Trascrivo alcune righe della sua risposta: “In alcuni rappresentanti della dottrina e, più in generale, della cultura cattolica, c’è una vena di materialismo ogni volta che ci si affida alla biologia per sostenere un principio morale. Il caso della fecondazione eterologa è uno dei tanti, come se il desiderio di avere un figlio fosse legittimato dalla provenienza dei gameti maschili e femminili e non dal desiderio di crescerlo, di educarlo e, come lei dice, di amarlo. Dove è evidente che, secondo questa concezione, a legittimare una nascita è la “materia” da cui origina il nascituro e non lo “spirito” che anima la coppia genitoriale costretta a ricorrere a questo tipo di fecondazione. In questo senso parlo di “materialismo” e aggiungo che così si difende il “principio” che legittima solo la procreazione naturale, e non la “persona” che non ha la possibilità di accedere a questo tipo di procreazione. E questo nonostante Papa Francesco abbia spostato l’attenzione dei fedeli dalla difesa dei “principi” alla difesa delle persone… “.

La natura del desiderio di crescere, amare, educare un figlio, non cambia se appartiene ad una coppia omosessuale, oppure a una coppia eterosessuale. Non cambia. E’ la stessa. Se poi c’è qualcuno in grado di dimostrare con argomenti inconfutabili che i bambini delle persone omosessuali sono meno amati e di conseguenza meno felici dei bambini delle coppie eterosessuali, allora possiamo dare ragione al lettore che ironicamente si definisce omofobo.

Elisa Merlo

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