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Discussione su Salvemini, Gramsci e l’uomo colto

Corrado Augias risponde ai lettori (Repubblica 22.9.16)

Lettore:“”Caro Augias, lei ha fatto un invito, lo accolgo. Chi è un uomo colto? «La cultura consiste non tanto nel numero delle nozioni e nella massa dei materiali grezzi che in un dato momento ci troviamo ad avere immagazzinato nella memoria, quanto in quella raffinata educazione dello spirito, reso agile ad ogni lavoro, ricco di molteplici e sempre deste curiosità, in quella capacità d’imparar cose nuove, che abbiamo acquistata studiando le antiche». Così Salvemini, nel 1908, discutendo se sia giusta, per la cultura, la definizione «conoscere tutto di una cosa sola e qualche cosa di tutto». Salvemini diceva anche che la cultura è ciò che resta quando si è dimenticato tutto quello che abbiamo imparato. Vorrei che queste citazioni servissero a sgombrare il terreno da qualche facile demagogismo ancora in voga: che la cultura sia facilmente acquistabile grazie agli sconti sui biglietti dei musei (o simili),che non abbia a che fare invece con la passione, i sacrifici, la severità. Lo dico pensando soprattutto alla scuola, regno delle incoltissime promozioni di massa. Giorgio Dell’Arti – Roma

Risponde AugiasOttima la citazione di Salvemini, compresa l’aggiunta fuori del virgolettato. A me i biglietti scontati per i musei, e ciò che serve ad avvicinare più persone possibile alle manifestazioni ed espressioni di quel tipo, sembrano una buona iniziativa, non demagogia ma un aiuto, anche se da solo ovviamente non basta; prendere coscienza del passato che abbiamo aiuta comunque ad avere una migliore idea di noi stessi, circostanza che non tutti hanno ben chiara. Detto questo, sappiamo anche, per esempio, che gli ufficiali delle SS, sinceramente commossi dall’ascolto della morte di Tristano o dalla lettura di una pagina del Faust, potevano infilare la pistola nella fondina per andare a compiere qualche azione nefanda. Anche questo dice quanto sia difficile definire un “uomo colto”. Tutto sommato continuo a preferire la definizione del Grande Dizionario del Battaglia dove si parla di un «alto grado di cultura e di civiltà». Unendo le due qualità si riesce forse a precisare meglio questo benedetto profilo. L’opinione della signora Angiolina Bevilacqua (bevilacqua.as@gmail.com) aggiunge un tassello alla difficile questione: «Si può considerare colto un individuo capace di raccogliere dall’ambiente le conoscenze utili ad assumere decisioni corrette per lui, che non danneggino altri, l’ambiente, la società in cui vive; la libertà di ognuno è limitata dalla libertà di tutti gli altri». Luca Zorzenon (lucazorzenon@alice.it): «Quando e dove inizia lo sviluppo dell’uomo di cultura? Gramsci: dalla scuola. Oggi invece la scuola sembra tutta votata alla promozione dell’idea formativa delle “competenze”: spicciole, neutre, slegate fra loro, asettiche, sterilizzate proprio rispetto al loro valore nella formazione organica dell’intellettuale… In questo modo la scuola (e l’università) rischiano di essere la “catena di montaggio” del puro presente. Ovvero, come spicciamente si diceva una volta, di legare l’asino esattamente dove vuole il padrone». Sono altrettante tesserine del complesso pannello che disegna il profilo di un individuo colto.”

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