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Divo Nerone si ferma subito per un problema di licenze comunali

Aveva promesso fuoco e fiamme e così è stato: il musical “Divo Nerone – Opera Rock” che ha preso il via il 7 giugno nel bel mezzo di una bufera mediatica, è di nuovo al centro di una polemica. E questa volta potrebbe essere più grave del previsto. Dopo poco più di 10 giorni di spettacoli, il musical completamente Made in Italy, prodotto dalla “Nero Divine Ventures”, è stato sospeso “per una direttiva del Dipartimento per le attività culturali del comune di Roma”, ha spiegato all’Agi Cristian Casella, produttore del musical insieme a Jacopo Capanna. Il tono di Casella è irritato: “Non posso dire altro perché stiamo valutando delle azioni diverse dalla comunicazione. Faremo una conferenza stampa per chiarire e rendere ufficiali tutti i contenuti di questa vicenda. Una cosa è certa: su questa sospensione sono state dette molte cose non vere”.

L’articolo del Corriere 

A far scoppiare l’ultimo caso è stata la notizia apparsa giovedì sul Corriere  “Lo show è sospeso per mancanza di licenze”. “Almeno in attesa del ricorso al Tar che gli organizzatori potranno presentare entro sessanta giorni – si legge nell’articolo – con lo scopo forse di ottenere una sospensiva del provvedimento preso nei giorni scorsi dal Dipartimento per le attività culturali – vista la mancanza dell’autorizzazione necessaria a iniziare lo spettacolo – che consenta di riprendere le repliche, in attesa di una decisione definitiva dei giudici amministrativi”. Per il quotidiano, il passo del Campidoglio “sancisce almeno per ora la carenza di documentazione per iniziare l’attività legata al Divo Nerone che era emersa già la sera dell’affollata anteprima, con circa 3mila ospiti, fra i quali molti vip, il 6 giugno scorso, a poche ore dal no della Commissione comunale di vigilanza locali pubblico spettacolo che aveva evidenziato diciotto irregolarità in materia di sicurezza. Allora però lo show era cominciato con due ore di ritardo dopo l’intervento della Questura che aveva consentito agli organizzatori di alzare il sipario per motivi di ordine pubblico”. 

Dalla location ai biglietti, Divo Nerone nella bufera

Un protagonista che lascia il segno – Nerone -, 4 premi Oscar al lavoro e una location prestigiosa come il colle Palatino: il musical si rivela da subito un progetto molto ambizioso. L’idea è quella di riempire una tribuna da tremila posti 6 giorni su 7, per 260 rappresentazioni (80 quelle estive fino al 10 settembre le altre in inverno in diversi teatri romani al chiuso). 
 
Il colle Palatino – Ma già prima di alzare il sipario, Divo Nerone si ritrova al centro di una bufera che ruota intorno alla scelta della location. Sui due fronti sono schierati: da una parte, coloro che dicono ‘no’ all’uso del Foro Romano per uno spettacolo commerciale, dall’altra, chi pensa che anche il Foro vada vissuto, basta con il concetto di città Museo, apriamo e usiamo i monumenti di Roma anche per fare business, anche per creare ricchezza e reddito che magari si potranno sfruttare per manutenere e valorizzare il patrimonio culturale.
 
Il palco – Contestata anche la dimensione del palco: “un ecomostro” La struttura ha il permesso ministeriale: “Durerà qualche mese, poi verrà smontato. Se non andasse bene, i prossimi anni non si farà più”, replica il 21 maggio il ministro Franceschini. 
 
La prima serata – Il debutto non supera l’esame della stampa . Molti i punti deboli della prima serata che vengono riportati nero su bianco sui giornali, a iniziare dal ritardo (circa due ore) alla musica “più pop che rock” e che non “diventa mai memorabile”. Alla fine la critica giudica lo show “a misura di turista”, non proprio un complimento nonostante sia uno spettacolo pensato proprio per entrare nel cuore (e nelle tasche) dei turisti. 

Un flop? Casella: “Macché! Durerà 20 anni”

A cinque sere dal debutto, lo spettacolo stenta a decollare, con una partecipazione di qualche centinaio di persone a sera, contro i 3000 posti a sedere da riempire. Un flop? “Assolutamente no. Il modello di business che abbiamo scelto punta si basa su un ciclo di vita di 20-30 anni e la fase di avvio a rilento non è certo un problema”, spiega in una lunga intervista all’Agi Cristian Casella leggi qui. Lo stesso break- even, aggiunge, “è previsto tra tre anni, considerando una fase di lancio più debole. In realtà gli investimenti sono stati programmati in tre fasi: quella della messa in scena, che riguarda gli spettacoli del Palatino; quella invernale, che prevede la messa in scena nei teatri; e quella internazionale quando, a partire dal 2018, partirà uno spin-off per portare Nerone in tourneé all’estero”. 
 
Quanto alle critiche, “credo che al di là dei giudizi, che possono essere positivi o negativi, ci sia stata anche una posizione di pregiudizio nei confronti del prodotto, non contro persone. Sulle pagine di due dei principali quotidiani italiani è partita una vera e propria campagna di demolizione dallo scorso 22 aprile. Critiche sproporzionate rispetto al progetto, bello o brutto che sia”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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