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Domani alla riapertura delle scuole prevedibile un certo caos. Cosa sapere

Sciopero confermato, domani lezioni a rischio nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie. Come già annunciato il 3 gennaio, le vacanze natalizie si allungano di un giorno per molti bambini e bambine. La protesta è stata proclamata e confermata dai Cobas, dall’Anief e altre 8 sigle. Difficile dire oggi, con le vacanze natalizie ancora in corso, quanti insegnanti aderiranno rispondendo all’appello dei sindacati. Certo, dunque, il caos alla riapertura delle scuole, molte famiglie impareranno dell’agitazione al suono della campanella.

I motivi della protesta

Gli insegnanti hanno deciso di scendere in piazza per protestare contro la sentenza del Consiglio di Stato che ha dichiarato che il diploma magistrale non è un titolo abilitante per accedere alla professione. Servono la laurea e la scuola di specializzazione, ricorda Il Secolo XIX. Una vicenda cominciata nel 2001, quando vennero chiuse le scuole magistrali, e proseguita con la riforma Moratti, che ha fissato come requisiti per poter insegnare la laurea e la scuola di specializzazione. Da allora molti diplomati magistrali hanno presentato ricorso, l’hanno vinto e sono riusciti a entrare nelle graduatorie a esaurimento.

Mediazione fallita

Mercoledì c’è stato un incontro al ministero tra sindacati e rappresentanti del governo, ma la fumata è stata nera. In attesa del parere dell’Avvocatura dello Stato, l’Anief (l’Associazione nazionale insegnanti e formatori) ha invitato tutti a scioperare l’8 gennaio 2018 confermando così la mobilitazione nazionale. Insegnanti in piazza a Viale Trastevere a Roma e davanti gli uffici scolastici regionali di Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Bari e Palermo perché “non è possibile mandare a casa 50 mila maestre che insegnano nelle nostre scuole. Se ne accorgeranno le famiglie italiane”, ha dichiarato Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal.

“Capisco ovviamente la reazione di coloro che sono preoccupati e spaventati – dice la ministra della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli – ma è anche vero che ci siamo mossi subito per cercare di capire meglio tutta la vicenda che, ci tengo a sottolineare, va avanti da anni. Trovo che l’incontro del 4 gennaio con i sindacati sia stato importante. Ora dobbiamo aspettare il parere dell’Avvocatura dello Stato. Quando avremo tutte le risposte convocheremo di nuovo le parti interessate e cercheremo di trovare delle soluzioni”.

“Altro che procedere come un treno! Già il ministro Fedeli aveva dichiarato pubblicamente che i 5 mila docenti assunti con riserva e i 43.500 inseriti in Gae non avrebbero avuto scisso il contratto automaticamente senza una pronuncia definitiva del giudice di merito. Questo quindi non può essere considerato un risultato ma è la legge. Né si può pensare d’altronde di aver assunto qualche diplomato magistrale con sentenze passate in giudicato e di cacciare altri, perché l’adunanza plenaria va contro il giudicato. Neanche il legislatore può sovvertire il giudicato pena l’illegittimità dell’atto. L’unica soluzione deve essere legislativa e deve prevedere la riapertura delle Gae per tutti gli abilitati e la conferma nei ruoli a tempo indeterminato e determinato degli insegnanti assunti”.

La questione delle nomine

“Questa sentenza del Consiglio di Stato – aveva spiegato il leader dei Cobas, Piero Bernocchi a Quotidiano.net – pone drammatici problemi, professionali e umani, ai diplomati magistrali. Molti di loro hanno avuto nomine annuali dalle Gae (graduatorie a esaurimento), in diversi sono già stati immessi in ruolo, e ora, oltre alla perdita del posto di lavoro, rischiano di ritrovarsi improvvisamente reinseriti in seconda fascia o, secondo un’interpretazione ancora più penalizzante della sentenza, addirittura in terza fascia”. Per il sindacalista “è insopportabile che il Miur e il governo non abbiano voluto risolvere un problema serissimo non solo per i lavoratori coinvolti ma per tutta la scuola italiana che di questi docenti non può assolutamente fare a meno”.

Secondo il Corriere della Sera, sono circa 50 mila i maestri della materna e della primaria che sono nelle graduatorie ad esaurimento – 5.300 hanno anche ottenuto il ruolo con riserva in attesa della sentenza definitiva in questi ultimi anni – e che ora rischiano addirittura la cancellazione.

Il nodo aumenti

È stata anche una “Befana amara per docenti e precari, altro che aumenti, in arrivo nemmeno l’adeguamento all’inflazione”, sottolinea in una nota l’Anief : “I famosi 85 euro di aumento, da inglobare nel rinnovo del contratto, purtroppo non riguarderanno tutti i dipendenti. Perché gli aumenti del 3,48% previsti dal 2018, secondo l’intesa sindacale del 30 novembre 2016, variano in base a qualifica e fascia di appartenenza. Il calcolo è stato fatto anche dalla rivista ‘TuttoScuola’ che perla di sorpresa clamorosa, perché applicando quella percentuale del 3,48% alla posizione retributiva individuale di ogni lavoratore (la stessa percentuale applicata alla massa dei dipendenti pubblici) si ottiene un risultato lontanissimo dagli 85 euro medi di aumento mensile lordo per i lavoratori del comparto scuola”.

Secondo Pacifico “è assodato che il rinnovo di contratto porterà dai 57 euro lordi dei neoassunti della primaria agli 88 euro lordi dei docenti a fine carriera delle superiori, quote che si dimezzano al netto del lordo Stato e dipendente a fine anno. Quindi, rispettivamente ci fermiamo a 27 euro e 52 euro. I tanti precari della scuola saranno ancora tra i più colpiti, perchè fermi a stipendio iniziale, nonostante le sentenze della Cassazione. Queste sono le cifre, punto. Perché non può essere di certo percorribile la strada di portare in busta paga le somme derivanti dai bonus 500 euro per la formazione e dal bonus merito dei docenti della Legge 107/2015. Per i fondi legati al merito, infatti, occorrerebbe agire con una modifica normativa che non compete di certo al tavolo contrattuale ma alla politica. Mentre per le somme destinate alla formazione, se e’ vero che portarle in busta paga farebbe diventare il bonus strutturale e non soggetto a rifinanziamento annuale, e’ altrettanto vero che vorrebbe dire sottoporle a tassazione, dimezzando la somma. Senza dimenticare il pericolo di vedersi pure aumentato l’orario di servizio obbligatorio”.

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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