TwitterFacebookGoogle+

«Don Andrè? Ne parlai con il vescovo»

Ex parroco a processo, nuova testimonianza in aula: «Presi sei frustate per salvare le anime. La Curia doveva agire»

di Teresa Di Rocco

LANCIANO. «Vivevamo una realtà che solo dopo mi sono reso conto non essere “normale”. Ho cominciato ad avere dubbi dopo il ritiro spirituale con flagellazione a Vigolo nel 2009, poi quando continuava a imporre le sue volontà sulle nostre vite. Mi diceva che il mio angelo custode gli aveva detto in visione che dovevo diventare un prete. C’erano troppi obblighi. Sono uscito dalla Legio dopo l’aggressione che don Andrè ha subito nel 2011». È la testimonianza di L.G., 32 anni, nel processo ad Andrè Luiz Facchini, ex parroco di Sant’Agostino accusato di violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche perché avrebbe «fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli custodi che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita». Avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze di tipo corporale quando questi “violavano” le regole che lui imponeva. Al prete, che è anche parte offesa per le lesioni ricevute da due fratelli (M.R., 35 anni, e S.R., 31),nei mesi scorsi è stato vietato di celebrare messa ad Umuarama, in Brasile, dove si è rifugiato dal 2012 quando è scattata l’inchiesta a Lanciano.

Nella nuova udienza del processo, ieri, a testimoniare è stato L.G., uno dei fondatori della Legio. Un racconto freddo e distaccato, come a far capire che quanto accaduto apparteneva ad un passato che ha voluto e dovuto rimuovere. «C’erano regole da seguire», racconta al giudice, «pregare, confessarsi, la castità per chi non era sposato, messe da seguire, e se non le rispettavi non potevi far parte della Legio. I rimproveri di don Andrè erano all’ordine del giorno, come le umiliazioni che provava chi non rispettava le regole nei confronti degli altri non perché Don Andrè ci offendesse». Poi c’erano le penitenze da fare, come strisciare in ginocchio sul pavimento della chiesa, baciarlo, inginocchiarsi con le nocche delle mani rivolte sul pavimento e pregare. «Dopo la preghiera di guarigione che si faceva una volta al mese», riprende il 32enne, «c’erano le penitenze da fare. Don Andrè non ci obbligava, diceva però che erano gesti graditi a Dio, ai santi e alla Madonna. Non le imponeva ma era implicito l’obbligo, perché se non le facevi eri emarginato». Si è arrivati anche alle frustate. «Ci siamo sottoposti alla flagellazione nel 2009 durante un ritiro a Vigolo (Bergamo, ndc)», spiega L.G., «era un ritiro spirituale e don Andrè ci disse di fare una penitenza corporale per salvare le anime del purgatorio. Tre frustate con il rosario sulla schiena nuda per ogni anima da salvare. Io ricevetti sei frustate, pregai per due anime. Il dolore lo ricordo ancora e ricordo che non mi sono offerto: ero stato spinto a farlo». Per il ragazzo il sacerdote era un manipolatore. Con la scusa delle visioni degli angeli diceva agli adepti cosa fare. «A me aveva detto che dovevo fare il prete», continua L.G., «che glielo avevano detto gli angeli e che se non l’avessi fatto non avrei compiuto la volontà di Dio, che il diavolo si sarebbe impossessato di me. Si è opposto al fatto che avessi una ragazza, che oggi è mia moglie». A differenza di altri L.G. si è anche rivolto alla Curia e al vescovo per denunciare tutta la situazione. «Era il capo della chiesa frentana, doveva agire, rimuovere il prete», dice in aula il giovane. La Curia è stata tirata in ballo nel processo per una eventuale responsabilità civile nella vicenda, sull’assunto che è il vescovo a nominare i sacerdoti -quindi anche don Andrè- a valutare la loro idoneità all’incarico e a vigilare sulla loro condotta. La prossima udienza è fissata al 17 novembre.

http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2016/06/17/news/don-andre-ne-parlai-con-il-vescovo-1.13680121

 
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.