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Don Gallo. Prete condannato a parlarci ancora

Articolo di Stefano Mannucci (Fatto 17.11.16)

Il Don è da qualche parte a raccontare. Noi gli diamo una mano con le canzoni di un suo vecchio amico

“”DG., il nostro personaggio, non è affatto un santo. È solo un ex prete passato – per sua fortuna e nostra sfortuna – a miglior vita. Né in Paradiso né all’inferno, ma in una specie di limbo cui è stato più o meno benevolmente condannato dalle gerarchie ecclesiastiche che mal lo sopportavano: condannato a continuare a parlare, come ha sempre fatto in vita. Noi gli abbiamo dato una mano, facendolo raccontare attraverso le parole e la musica di un suo vecchio e caro amico”. È questa l’immagine che Michele Riondino (il Giovane Montalbano della tv) sceglie per presentare il suo Angelicamente anarchici, don Andrea Galloi e Fabrizio De André, da ieri sera in scena al Teatro Carcano di Milano.
Riondino, don Gallo e De André. Un binomio fin troppo facile. Eppure …
Eppure non basta mai. Abbiamo ancora bisogno delle parole di questo sacerdote eretico che ci parlava di ‘storie che non si possono dire ma si devono raccontare’, della sua concreta esperienza di vita che ci ha fatto toccare con mano quello che non si poteva vedere: l’utopia di restituire dignità agli ultimi, ai poveri, ai ladri e alle puttane. Come De André faceva con la sua musica, in fondo. canzoni che non invecchiano, perché continuano ad adattarsi alla storia che si sussegue. In questo le canzoni di Fabrizio assomigliano alla grande letteratura
Le loro parole non invecchiano, ma siamo ancora lì ad ascoltarle?
Guardi, lo spettacolo ha debuttato pochi giorni fa a Narni. In platea c’erano molti studenti delle superiori: ebbene, non solo non avevanop la minima idea di chi fosse denn Gallo, ma non avevano mai sentito parlare di De André. Si sono fermati con noi dopo ed erano letteralmetne affascinati da entrambi. Siamo ancora pronti ad ascoltarle quindi. A patto di raccontarle.
Il prete e il cantautore gli “ultimi” li conoscevano bene. A loro modo, ciascuno nel suo campo, li avevano frequentati come pochi altri. Siamo ancora capaci di conoscerli come loro?
Oggi più che conoscerli li riconosciamo, per tenerci alla larga. Stiamo vivendo anni di grandi fughe, gli ultimi sono molti di più. o meglio, li abbiamo sotto gli occhi molto più di prima. Ma si preferisce cambiare strada.
Se il prossimo papa fosse come quello evocato da Sorrentino, sarà dura per i don Gallo del mondo.
Non ho grande interesse per la Chiesa in quanto istituzione, credo nelle storie degli uomini, nelle utopie di don Gallo che, da uomo di Chiesa, ha saputo parlare a me, ateo.
Lei è noto al pubblico per Distretto di Polizia e Il giovane Montalbano. Si sente più a suo agio nei panni dello sbirro o dell’anarchico?
Che domande, dell’anarchico.””

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