TwitterFacebookGoogle+

Don Gelmini è morto, evviva don Gelmini

Don Gelminidi Massimo Maiurana – (UAAR Ragusa) –

La tendenza delle parti politiche a fare quadrato intorno ai propri uomini e donne, quando questi sono coinvolti in vicende a dir poco sconvenienti, è nota e, probabilmente, anche naturale, anche se oggettivamente non si manifesta allo stesso modo in tutte le realtà e a tutte le latitudini.

Quando poi, soprattutto da noi, sotto la lente finiscono esponenti del culto dominante ecco che il quadrato si estende a tutte, o quasi, le parti in gioco.

Perché il chierico non è quasi mai un avversario, è sempre un alleato o potenziale tale, quindi la sua difesa non può essere delegata ad altri ma, anzi, occorre fare in modo di distinguersi in essa, magari di metterci per primi il cappello sopra. E nel momento in cui morte, inevitabilmente, sopraggiunge, i trascorsi vengono convenientemente filtrati in base alla regola che ci vuole tutti belli alla nascita e tutti bravi alla morte.

Così, appreso della morte di Pierino Gelmini, ex don già insignito della cittadinanza onoraria di Vittoria, il sindaco del comune ragusano ha pensato di prendere metaforicamente penna e calamaio e affidare a un comunicato stampa ufficiale il cordoglio per la sua scomparsa, scrivendo tra le altre cose che “ogni vittoriese amava e ama don Gelmini”. Proprio tutti tutti? Sicuro che tra i sessantamila e passa abitanti non ce ne sia nemmeno uno a cui invece stava antipatico? Eppure di motivi ce ne sarebbero, al netto ovviamente della fondazione di una rete di comunità di recupero per tossicodipendenti che oggi sembra essere l’unica cosa che ha fatto.

In realtà, Gelmini ha fatto molto altro, e ben poco di cui potersi vantare. Nel lontano 1965 decise di acquistare una splendida tenuta sull’Appennino toscano, pagandola con assegni per 200 milioni di lire dell’epoca, una cifra non certo modesta. Il problema fu che quegli assegni risultarono scoperti, quindi il sacerdote finì denunciato, processato e condannato a tre mesi di reclusione. Dopo soli altri quattro anni Gelmini subisce un’altra condanna per emissione di assegni a vuoto (“il lupo perde il pelo…”), truffa e bancarotta fraudolenta per il fallimento di una cooperativa edilizia targata ACLI di cui era tesoriere. In tutto quattro anni di reclusione interamente scontati in carcere.

Qualcuno magari potrà pensare che questi siano stati errori di gioventù, che poi il prete sia rinsavito e abbia dedicato la sua vita ai derelitti come vuole la vulgata comune. In realtà a questo punto siamo semplicemente all’apice, non all’epilogo. Negli anni successivi Gelmini riesce a collezionare una condanna in primo grado per corruzione, che viene poi ribaltata in appello, una denuncia per abuso edilizio e, dulcis in fundo, un processo per presunti abusi sessuali commessi nelle sue case di accoglienza, che è stato temporaneamente sospeso per l’aggravarsi delle condizioni di salute di Gelmini e che avrebbe dovuto riprendere l’anno prossimo. In seguito a quest’ultima accusa Gelmini ha chiesto di essere ridotto allo stato laicale. Già, perché nonostante tutti i trascorsi e le condanne passate in giudicato, la Chiesa non ha mai preso nessun provvedimento nei suoi confronti. Giusto un’ammonizione per l’utilizzo indebito del titolo di monsignore.

Perfino la gestione delle sue comunità incontro è stata sempre opacissima, al punto da dare adito a diverse voci che vi vedevano un business messo in piedi per rastrellare denaro e favori. Politicamente vicino alla destra ha potuto contare sull’amicizia di personaggi del calibro di Berlusconi, Fini e Gasparri. In particolare l’ex cavaliere aveva pensato a Gelmini come possibile ministro del suo primo governo, e in occasione dei festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno del sacerdote si presentò con un regalo strabiliante: un assegno di ben cinque milioni di euro. Tuttavia, in varie occasioni il don ha messo in imbarazzo i suoi amici pronunciando frasi contro i musulmani, le toghe rosse, i poliziotti infami e addirittura invitando un cardinale a lanciarsi in un burrone.

Alla luce di tutto questo, sindaco Nicosia, continua a pensare che non esistano vittoriesi che non abbiano amato Gelmini? E che valga veramente la pena di lanciarsi a nome della cittadinanza in lodi per un personaggio a dir poco equivoco? Già che ci siamo rivolgiamo la stessa domanda anche all’ex sindaco di Vittoria, ed ex deputato regionale, Francesco Aiello, che si unisce nelle lodi al compagno di partito (ma non di percorso) Nicosia. Alla fine un prete mette temporaneamente d’accordo tutti, il giorno dopo si può ricominciare con le rivalità.

http://cristianaggini.blogspot.it/

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.