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Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

Nello scambio dialettico tra Pm, vescovo e difensore tutto il senso del processo a carico di don Marino Genova.

Si sono ritrovati in aula mercoledì pomeriggio, dinanzi a Giada Vitale e alla sua mamma, peraltro teste anche lei.

Il Pm ha anche chiesto al presule De Luca perché l’allora minorenne era andata da lui. Il vescovo ha risposto “perché voleva giustizia”, mentre il difensore dell’ex parroco di Portocannone ha tuonato, “per vendetta” ed è stato ripreso dal presidente Russo.

Una vicenda che dovrebbe definirsi, giudiziariamente, il prossimo 3 ottobre, ma pende la richiesta di riapertura delle indagini presentata da Giada Vitale e dal suo legale Giuseppe D’Urbano.  La difesa, oltretutto, punta sugli innumerevoli impegni del sacerdote, tra vita parrocchiale, insegnamento di religione e messe, per confutare la tesi dei numerosi incontri a sfondo sessuale portati avanti per oltre 4 anni secondo la denuncia presentata e dai riscontri della Procura.

Una giornata molto particolare per la 22enne Giada Vitale, dove alle 15 era in programma la terz’ultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone, accusato di atti sessuali con minorenne (articolo del codice penale 609 quater) nei confronti della ragazza, per il periodo della loro frequentazione in cui la ragazza originaria di Portocannone aveva meno di 14 anni.

Dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo l’ultima volta sono sfilati altri 5 testimoni, alcuni chiamati a deporre dalla Procura frentana, rappresentata dal Pm Ilaria Toncini. Insieme a don Michele Valentini, che prese il posto di don Marino all’indomani del suo allontanamento, è stata acquisita anche la deposizione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca. Oltre alla madre di Giada, un corista e una violinista.

L’imputato è difeso dall’avvocato Ciro Intino, mentre per la parte civile Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere nel perorare la causa della parte lesa. «Monsignor De Luca ha risposto alle domande del Pm, della parte civile e della difesa. Ha raccontato tutto – ci riferisce la stessa Giada Vitale – della prima volta che andammo io e Teresa, di quello che gli ho raccontato, di quello che gli ha detto don Marino e del processo canonico». Secondo quanto emerso in aula, don Marino dinanzi al presule avrebbe sostanzialmente ammesso i fatti, come già il vescovo affermò quando venne sentito dal Pm Venturi in fase di indagini preliminari.

La madre di Giada, invece, ha rievocato alcuni particolari, come quando ci fu un primo approccio tra loro due e lei non volle credere alla ragazza, poiché pensava che il prete non potesse comportarsi così, ma ha anche detto come Giada sia stata in cura da diversi specialisti e costretta ad assumere psicofarmaci. Una deposizione che come quella della 22enne a dicembre, ha ripercorso l’intera vicenda, fino a quando scoprì la situazione e il suo primo colloquio col vescovo

https://www.termolionline.it/2017/06/23/don-marino-giada-e-il-vescovo-venne-da-me-per-chiedere-giustizia/

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