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Don Marino parla ma rifiuta domande in aula. Sentenza il 3 ottobre

Processo Giada Vitale. Si è svolta questa mattina 19 luglio al Tribunale di Larino la penultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di aver abusato sessualmente Giada Vitale. Il processo riguarda il periodo di frequentazione in cui la Vitale, originaria dello stesso paese, aveva meno di 14 anni.
Quest’oggi dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo, la difesa ha inizialmente chiamato a testimoniare undici persone, ma solo in quattro hanno sfilato al cospetto del Pubblico Ministero Ilaria Toncini: tre parrocchiane di Portocannone e l’ex prete Renato D’Auria, ora tornato alla vita civile, che per un determinato periodo aveva vissuto a Portocannone. L’avvocato dell’imputato, Ciro Intino, ha rinunciato agli altri testimoni. Don Marino, presente in aula, ha rifiutato di farsi interrogare ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee. La sentenza è prevista il prossimo 3 ottobre, ma Giada tramite il suo legale difensore Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere, ha presentato una istanza in Procura chiedendo la riapertura delle indagini, adducendo nuovi elementi, per quanto concerne il filone delle indagini che riguardavano i fatti accaduti dopo i 14 anni.
Bisogna ricordare che il filone delle indagini era stato suddiviso in due differenti tronconi, il primo quello che va sino a quando ai 14, e il secondo che riguarda i fatti accaduti dopo il 14ecesimo anno di età. Ed è proprio riguardante questa seconda fase che nel giugno del 2016 il Giudice del Tribunale di Larino, Daniele Colucci, ha archiviato la posizione di don Marino Genova, ex parroco di Portocannone a processo per atti sessuali con una minorenne. La minorenne, che oggi ha 22 anni ma all’epoca dei fatti ne aveva tra 13 e 15. Per il giudice, in sintesi, «la Vitale era capace di poter scegliere e quindi di poter partecipare consapevolmente agli atti sessuali con Don Marino»per gli anni che vanno dai 14 anni in poi.
La storia di Giada Vitale e di don Marino Genova è finita anche su media nazionali.Il punto di svolta risale al 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone dell’allora 58enne parroco, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”, privato della possibilità di somministrare i sacramenti.

Alessandro Corroppoli
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