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Donald Trump potrebbe davvero concedersi la grazia da solo?

Negli Stati Uniti il tema del giorno è la possibilità che Donald Trump, qualora il procuratore speciale Robert Mueller gli chieda di testimoniare nell’ambito delle indagini sul Russiagate​ (ovvero le presunte manovre del Cremlino per favorirne l’elezione), possa, se riconosciuto colpevole, concedersi la grazia da solo. Non lo esclude il nuovo capo del team legale del presidente degli Stati Uniti, l’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani. Mentre il diretto interessato ne è assolutamente sicuro.

As has been stated by numerous legal scholars, I have the absolute right to PARDON myself, but why would I do that when I have done nothing wrong? In the meantime, the never ending Witch Hunt, led by 13 very Angry and Conflicted Democrats (& others) continues into the mid-terms!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 4 giugno 2018

Il dilemma è stato posto da un articolo del New York Times che riporta un messaggio, inviato a Mueller lo scorso gennaio dagli avvocati di Trump, nel quale si legge che l’immobiliarista “se volesse, potrebbe forzare la chiusura dell’inchiesta o addirittura esercitare il suo potere di grazia”. “Probabilmente sì”, è il verdetto di Giuliani, secondo il quale, inoltre, finché è in carica potrebbe addirittura “sparare a James Comey (l’ex capo dell’Fbi che è tra i suoi accusatori principali, ndr)” senza finire alla sbarra. Il problema, semmai, riflette l’ex primo cittadino della Grande Mela, è che, nel caso, si aprirebbe una crisi istituzionale senza precedenti. “Le conseguenze politiche sarebbero pesanti”, ha dichiarato Giuliani alla Nbc, “perdonare qualcun altro è una cosa. Perdonare sé stessi è un’altra. Sarebbe impensabile e probabilmente condurrebbe a un impeachment immediato”. Riprendendo la sua iperbole ai microfoni dell’Huffington Post, “se Trump sparasse a Comey finirebbe sotto impeachment il giorno dopo e, una volta sotto impeachment, gli si potrebbe fare quel che si vuole”. Un simile scenario sembra quindi fantapolitica. Nondimeno, si tratta di un dibattito affascinante, che sta impegnando le maggiori testate statunitensi: i poteri del presidente possono davvero spingersi così lontano? 

Cosa dice la Costituzione

La lettera dell’articolo 2 della Costituzione suggerirebbe di sì: il presidente degli Stati Uniti “può concedere la grazia e il perdono per crimini contro gli Stati Uniti, tranne nel caso di impeachment”. Ne consegue, secondo l’ex consigliere legale di George W. Bush, John Yoo, che “Trump può evidentemente perdonare chiunque sia oggetto delle indagini di Mueller, anche se stesso”. Non solo, Trump, per arrivare a tanto, non avrebbe nemmeno bisogno di attendere un’incriminazione formale. Di esempi la storia americana è piena. Da Abraham Lincoln, che alla fine della Guerra Civile impose un colpo di spugna preventivo su possibili processi contro i soldati confederati, a Gerald Ford, che appena insediato perdonò Nixon nonostante quest’ultimo non fosse stato ancora incriminato per l’affare Watergate. Secondo i suoi sostenitori, Trump dovrebbe fare lo stesso.

Lo scorso anno sul Wall Street Journal due magistrati di fede repubblicana, David B. Rivkin Jr. and Lee A. Casey, scrissero che “Trump può mettere fine a questa follia emettendo immediatamente un perdono presidenziale generalizzato per tutti coloro coinvolti in presunte collusioni con la Russia o i russi durante la campagna elettorale del 2016, a chiunque sia coinvolto nell’acquisto da parte dei russi di una società americana uranifera durante l’amministrazione Obama e a chiunque sia indagato per qualsiasi motivo da Mueller”.

La parola alla Corte Suprema

C’è invece chi sostiene che i poteri del presidente possono eccome avere dei limiti e, qualora si verificasse un caso senza precedenti quale una “autograzia”, la Corte Suprema dovrebbe esprimersi. E “quasi sicuramente si esprimerebbe contro Trump”, afferma a Business Insider l’ex procuratore federale Jeffrey Cramer, “quale sarebbe l’alternativa? Che la Corte Suprema stabilisca che il presidente è al di sopra della legge? Un membro del Congresso non è al di sopra della legge, né lo è un giudice della Corte Suprema. Il potere esecutivo assicura il rispetto della legge ma ciò non significa che sia la legge. È una questione legale che arriva fino al cuore della nazione”. Mary C. Lawton, che fu vice ministro della Giustizia durante l’amministrazione Nixon, si richiama invece al “principio fondamentale secondo il quale nessuno può essere giudice di sé stesso”. Del resto Trump, se volesse forzare la situazione per uscirne, avrebbe una strada molto più semplice: licenziare Mueller

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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