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Donne diacono, cardinali divisi dopo l’apertura di Francesco. Socci: “E’ un suicidio”

La rottura di un vero e proprio tabù come quello dell’accesso del sesso femminile al clero fa tremare i porporati più conservatori da sempre arroccati su posizione antibergogliane

di Francesco Antonio Grana –

Dopo l’apertura ai divorziati risposati arrivano le donne diacono. La decisione di Papa Francesco di istituire presto una Commissione di studio per approfondire il ruolo delle diaconesse nella Chiesa primitiva, che sono una “possibilità per oggi”, ha suscitato una marea di reazioni pro e contro. La rottura di un vero e proprio tabù come quello dell’accesso delle donne al clero fa tremare i cardinali più conservatori da sempre arroccati su posizione antibergogliane. La vera domanda è: si vuole una Chiesa prostrata alla società di oggi o una Chiesa illuminata e capace di restare punto di riferimento?

Socci: “È un suicidio” – C’è chi ironizza profetizzando l’elezione imminente di una “Papessa” e criticando apertamente una Chiesa ormai allo sbando se non addirittura sprofondata nell’eresia a causa di chi ha invece il compito di tutelarne l’ortodossia, ovvero il Papa. È il caso di Antonio Socci, che nel suo libro Non è Francesco è arrivato perfino a sostenere l’invalidità canonica dell’elezione di Bergoglio. Tesi, peraltro, fermamente smentita dal cardinale Lorenzo Baldisseri, all’epoca della Sede Vacante del 2013 segretario del conclave che ha eletto l’arcivescovo di Buenos Aires. Per il giornalista “proprio contro i sacramenti si è scatenata l’opera demolitrice di Papa Bergoglio che rischia di far affondare la nave”. Socci spiega quale secondo lui è il senso di questa nuova apertura di Francesco. “Fino a Benedetto XVI – scrive il giornalista – la Chiesa è stata un ostacolo per certi poteri mondani. Chi ha spinto per ‘dimissionare’ Benedetto e lanciare Bergoglio vuole omologare la Chiesa al mondo, diluendola nell’ideologia dominante. Bergoglio dice che tale ‘adeguamento’ serve per permettere alla fede cristiana di raggiungere gli uomini moderni. Ma i fatti dimostrano l’esatto contrario, dicono che è un suicidio”.

Martini e le diaconesse di Padova – In realtà l’apertura di Francesco non è una novità assoluta nella storia della Chiesa cattolica. Nel 1994 a proporla fu il cardinale Carlo Maria Martini, gesuita come Bergoglio e suo grande elettore nel conclave del 2005 dal quale Ratzinger uscì Papa. “Nella storia della Chiesa – affermò l’allora arcivescovo di Milano – ci sono state le diaconesse, possiamo pensare a questa possibilità”. Alcuni storici fecero, però, subito notare che le donne erano ammesse a un particolare servizio diaconale della carità che si differenzia dal diaconato odierno inteso come primo grado del sacerdozio. Forme di servizio diaconale femminile sono state peraltro già da tempo istituzionalizzate, come ricorda Andrea Tornielli. Un esempio è quello della diocesi di Padova per iniziativa dell’allora vescovo Antonio Mattiazzo. Si tratta di donne che, pur senza vestire l’abito religioso, hanno emesso i voti di obbedienza, povertà e castità e sono state così consacrate come “collaboratrici apostoliche diocesane”. Una vera e propria “forma di diaconia femminile ispirata al Vangelo”.

Pro Francesco: Kasper, Parolin, Baldisseri, Stella – Nella Curia romana, dove il dibattito sui divorziati risposati è ancora rovente, la nuova apertura di Francesco ha riacceso lo scontro tra gli schieramenti pro e contro questo pontificato. Accanto al Papa in prima linea ci sono i suoi collaboratori più stretti: i cardinali Pietro Parolin, Segretario di Stato; Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi che ha lavorato tantissimo con Bergoglio per le aperture ai divorziati risposati; Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il clero. Tra i principali sostenitori di Francesco c’è anche il suo teologo di riferimento, il cardinale Walter Kasper, che in un’intervista a Repubblica non nasconde i suoi timori sul dibattito sulle diaconesse. “Credo – afferma il porporato – che adesso si aprirà un confronto feroce. Su questo tema la Chiesa è divisa in due. C’è chi ritiene che il diaconato permanente femminile sia un ritorno a ciò che già era in vigore nella Chiesa primitiva, e dunque sia cosa legittima. E c’è, al contrario, chi pensa che sia il primo passo verso un futuro sacerdozio femminile e, per questo motivo, non sia cosa percorribile”. Kasper sottolinea che “il diaconato è un grado dell’ordine sacro, assieme al presbiterato e all’episcopato. Sicché è evidente che concedere questo grado alle donne può essere visto come un rischio grande da parte di chi non vuole il sacerdozio femminile”. “Il rischio del fraintendimento, – prosegue il cardinale – del confondere poi effettivamente le donne diacono coi preti, esiste. Qui risiede la grande diatriba, possiamo chiamarla così”. Sul no al sacerdozio femminile stabilito da san Giovanni Paolo II il cardinale Kasper è convinto, invece, che non si tornerà indietro: “Non posso immaginare che Francesco cambi quella decisione”.

Contro Francesco: Müller, Burke, Sarah – In prima fila nel coro degli oppositori ci sono i cardinali Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede; Raymond Leo Burke, una volta al vertice del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, la “Cassazione vaticana”, e ora retrocesso da Bergoglio all’incarico onorifico di Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta; e l’africano Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, che ultimamente ha proposto a Francesco di vietare le fotografie in chiesa durante le celebrazioni. Per Müller nell’esortazione Amoris laetitia non c’è alcuna apertura verso i divorziati risposati. Sulla stessa linea Burke che non ha mai nascosto la sua ferma intenzione di “resistere al Papa”. Oppositori che non hanno paura di farlo a viso aperto a differenza di tanti altri che nella Curia romana tramano alle spalle di Francesco.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/13/donne-diacono-cardinali-divisi-dopo-lapertura-di-francesco-socci-e-un-suicidio/2724823/

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