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Dopo 48 ore per i rifugiati sgomberati da via Curtatone non si trova una soluzione

A quasi quattro anni dall’occupazione da parte di centinaia di rifugiati, l’ex sede storica di Federconsorzi, un palazzo vincolato dalla Sovrintendenza in pieno centro a Roma, a via Curtatone, dietro Piazza Indipendenza, è stato sgomberato dalle forze dell’ordine. Dentro, ci vivevano dall’ottobre 2013 un migliaio di uomini, donne e bambini, provenienti da Etiopia ed Eritrea, da anni a Roma come richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale o di permesso di soggiorno di lungo periodo. Leggi l’articolo del Sole 24 Ore

L’iniziativa era stata più volte sollecitata dalla IDeA Fimit, società di gestione del risparmio che gestisce fondi di investimento immobiliari, tra cui Fondo Omega, proprietario dal 2011 dell’edificio in questione. Nonostante l’ordinanza di sgombero con atto del tribunale del dicembre 2015, per lungo tempo nessuno vi aveva dato esecuzione.

Il 19 agosto di quest’anno, dopo quasi quattro anni, la polizia è intervenuta e da allora i rifugiati dormono per strada, all’esterno dell’edificio, tranne le famiglie con bambini piccoli ai quali è stato concesso di rientrare nel palazzo presidiato. La società ha ringraziato “formalmente le forze dell’ordine che hanno finalmente restituito lo storico palazzo romano al legittimo proprietario”.

D’altra parte il problema dell’accoglienza resta, ma a farsene carico devono essere governo e Comune, ha ribadito più volte la società precisando, in questa occasione, che “non esiste nessun impegno diretto di IDeA Fimit nel ricollocamento degli occupanti così come trapelato da alcune indiscrezioni di stampa e dunque  non corrisponde al vero che alcuni gruppi di persone saranno ospitati in strutture individuate dalla proprietà”. Ancora la notte appena trascorsa è stata passata in strada da molti degli ex occupanti.

Unhcr, preoccupazione per assenza di soluzioni alternative

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha espresso “profonda preoccupazione per lo sgombero senza preavviso di circa 800 rifugiati dal palazzo di Via Indipendenza a Roma”, sottolineando particolare apprensione per “l’assenza di soluzioni alternative per la maggioranza delle persone sgomberate. Infatti nonostante ad alcune persone vulnerabili sia stato concesso di rimanere nel palazzo, circa 200 persone, tra cui circa 50 donne, sono state costrette a dormire in strada vicino a Via Indipendenza”. Condanne sono arrivate anche da Sant’Egidio, Amnesty International e Centro Astalli. Alcune donne con bambini sono state fatte rientrare nello stabile nell’attesa che venga trovata una soluzione definitiva.

#Roma #sgombero #rifugiati @UNHCRItalia commenta con una nota stampa pic.twitter.com/dKcfhj80DR

— Carlotta Sami (@CarlottaSami) 20 agosto 2017

Palazzo vincolato dalla Sovrintendenza, sul quale la proprietà pagava tasse e bollette nonostante l’occupazione

Un costo per i proprietari, non solo in termini di introiti mancati: per quell’immobile, Idea Fimit ha pagato le bollette – pari a 240mila euro all’anno – e addirittura 575mila euro all’anno di tasse. Tutti i fondi proprietari di immobili occupati, infatti, sono tenuti a sostenere le tasse di proprietà, come Imu e Tasi, e le spese legate ai consumi delle utenze allacciate. Fanno circa 3 milioni, a cui si devono aggiungere circa 5 milioni l’anno di mancati introiti per l’affitto dello stabile. Questo è costato alla società proprietaria dello stabile l’occupazione dei rifiugiati: 23 milioni circa.

Come avevano sottolineato tre mesi fa dalla società – quando la vicenda era tornata agli onori delle cronache dopo che una coppia era stata immortalata mentre faceva sesso sul marciapiede davanti al palazzo in questione – si tratta di “un immobile che vale 80 milioni di euro”, acquistato nel 2011 e occupato il 12 ottobre 2013, poco dopo l’apertura del cantiere per la ristrutturazione. Complessivamente sono circa 33mila metri quadrati, 9 piani più due interrati, un edificio d’impronta razionalista costruito negli anni Cinquanta su progetto degli architetti Aldo Della Rocca, Ignazio Guidi, Enrico Lenti e Giulio Sterbini e decorato con un fregio bronzeo di Pericle Fazzini.

Dall’occupazione al (mancato) sgombero, le tappe della vicenda

  • 12 ottobre 2013: l’immobile viene occupato da migranti e rifugiati
  • ottobre – dicembre 2013: la proprietà presenta denuncia alla procura della Repubblica, scrive alla Questura di Roma e alla Soprintendenza dei Beni Architettonici
  • 8 maggio 2014: Istanza di ordine pubblico
  • 12 settembre 2014: Lettera al Comando Provinciale dei vigili del fuoco, alla Asl di Roma, all’Arpa, al Comune di Roma, al III Municipio e alla Questura
  • 1 dicembre 2015: il Gip del Tribunale di Roma emette un decreto di sequestro preventivo dell’edificio ex art. 321 codice procedura penale, in relazione al reato di occupazione abusiva. Il provvedimento, che comporta lo sgombero dell’immobile, non è ancora stato eseguito
  • Gennaio-febbraio 2016: presentati due solleciti formali per l’esecuzione dello sgombero
  • 31 marzo 2016: l’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, alla Camera annuncia che si procederà il prima possibile con l’operazione di sgombero del palazzo
  • 12 aprile 2016: figura nella delibera del Commissario straordinario di Roma, Francesco Paolo Tronca, tra gli obiettivi primari di sgombero.
  • 19 agosto 2017: sgomebro effettuato dalla questura in ottemperenza ale nuove misure di sicurezza dopo l’attentato di Barcellona.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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