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Dopo due sgomberi e una rissa politica, dove sono gli 800 eritrei?

Lo sgombero dei rifugiati nel cuore di Roma ha acceso un dibattito politico con toni sempre più aspri. All’indomani degli scontri in piazza Indipendenza a Roma si sono aperti almeno due fronti di scontro: uno tra Pd e Movimento 5 Stelle, e uno interno al Movimento con Luigi Di Maio e Roberto Fico polarizzati su fronti opposti. Ma oltre questo c’è la situazione dei rifugiati politici che hanno diritto a stare in Italia ma che al momento non si sa dove possanno alloggiare. Alcuni sono ancora presenti al primo piano della palazzina sgomberata (tra loro soprattutto bambini e donne incinte). Una trentina sono ospitati nel centro dell’organizzazione umanitaria Intersos.

Dove dormiranno gli 800 eritrei sgomberati?

Mentre nelle ultime ore si è appreso che l’amministrazione capitolina avrebbe firmato un accordo con la Sea, la società che gestisce l’immobile di via Curtatone, per mettere a disposizione 6 appartamenti che accoglieranno circa 40 persone per 6 mesi e senza alcuna spesa per il Comune di Roma. Il sindaco di Forano Marco Cortella intanto ha detto che la città non accoglierà i rifugiati come pensato in un primo momento: “Non è razzismo, siamo un esempio virtuoso di accoglienza, ma non possiamo essere sempre noi il parafulmine delle scelte romane”. Al momento potrebbero aver trovato sistemazione un centinaio di circa 800 rifugiati sgomberati. E la sistemazione degli altri 700 al momento non è chiara e al momento l’unica soluzione per loro sembra essere accamparsi in strada. 

“Comune di Roma inadeguato, non è normale quello che è successo”

Il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha detto nel pomeriggio che “quello che è accaduto a Roma in questi giorni non è normale. E non lo deve diventare. Non si può continuare a pensare che un dramma sociale possa essere ridotto a questione di ordine pubblico. Questo non significa che vale tutto, che tutto si debba giustificare e che la legalità non vada fatta rispettare. Tutt’altro. Ma per farlo occorre serietà, buon senso e soluzioni”. E attacca: “A piazza Indipendenza non c’è  stato nulla di tutto ciò. E non è la prima volta. Il Comune di Roma è inesistente e inadeguato e lo ha dimostrato una volta di più”; e se la prende con la sindaca Virginia Raggi per i “silenzi e le omissioni” che “pesano come macigni”. 

“Raggi fa l’interesse dei romani, giusto liberare immobile occupato”. Di Maio

Non è tardata la risposta del Movimento, fatta da Luigi Di Maio che non ci sta e difende sia la Raggi sia la polizia: “Non possiamo usare ancora una volta questa questione per attaccare la sindaca Raggi che si deve occupare è vero dell’emergenza migranti, ma soprattutto dei romani” sostiene. Poi, entrando nel merito della vicenda aggiunge: “Se c’è un immobile occupato abusivamente in questo caso da migranti rifugiati è giusto che questo immobile venga sgomberato”. 

“Questo Stato qui non mi rappresenta”. Fico

Lo contraddice però il collega a 5 Stelle, Roberto Fico: “Uno Stato che si organizza in questo modo per sgombrare da un palazzo abitato da bambini, donne e uomini che hanno oltretutto lo status costituzionale di rifugiati è uno Stato che non mi rappresenta” sottolinea. Una presa di distanza netta dalle parole del vice presidente della Camera Di Maio. 

“Vogliamo vivere come tutti gli altri”, si difendono i migranti

Venerdì i rifugiati sgomberati dal palazzo di via Curtatone hanno indetto una conferenza stampa. “Ci danno documenti come rifugiati, ma poi non fanno nulla per aiutarci, ci buttano fuori come animali. Ma noi vogliamo vivere come tutti gli altri, come persone normali” ha spiegato una migrante (Corriere della Sera) spiega una migrante. “Noi facciamo questo perché non abbiamo altra scelta – aggiunge ancora – In altri paesi ti insegnano la lingua, un lavoro, ti danno una mano, in Italia non c’è nulla. Sono senza parole per quanto accaduto”.  Gli sgomberati di via Curtatone si rivolgono anche a Papa Francesco: “Vogliamo una mano dal Vaticano, facciamo appello al Papa, ci aiuti”. Secondo il Fatto Quotidiano, i rifugiati potrebbero essere accolti proprio in Vaticano, ma al momento non c’è alcuna conferma ufficiale. 

“Vergognoso scaricabarile”. Raggi 

In serata è intervenuta sulla questione anche la sindaca di Roma Virginia Raggi in un post su Facebook: “Il Comune di Roma ha compiuto fino in fondo il proprio dovere, attenendosi alla legge e offrendo un’alternativa alloggiativa a coloro che tra gli occupanti dello stabile ne hanno diritto. La Regione Lazio ha disatteso il decreto legge Minniti che la chiama direttamente in causa”. E rilancia: “In Italia l’accoglienza è ormai una vera e propria emergenza ma, piuttosto che affrontare la questione, stiamo assistendo a un vergognoso scaricabarile. C’è chi si indigna ma poi volta la faccia dall’altra parte”.

Chi sono i rifugiati di piazza Indipendenza

“Vengono da Eritrea, Etiopia e Somalia. Hanno conosciuto violenze, prigionia e torture. Nei loro viaggi attraversano l’Inferno, ma quasi mai è una scelta”, Huffington Post intanto racconta  le storie dei rifugiati arrivati in Italia e in queste ore al centro della polemica per il loro sgombero forzato, dopo aver ottenuto regolare permesso di soggiorno. “Degli sfollati a forza si sa da quale palazzo occupato sono stati “sfrattati” ma in quanti, in questi giorni di polemiche e di torsioni politiche interne, si sono chiesti: ma da cosa fuggono? Cosa hanno lasciato nei loro Paesi di origine per finire in una piazza romana trasformata in campo di battaglia?” scrive Umberto De Giovannangeli, esperto di Medio Oriente e Islam del sito diretto da Lucia Annunziata.

“L’arrivo in Italia avviene dopo diversi mesi dalla partenza dall’Eritrea e dopo un viaggio attraverso l’Etiopia, il Sudan e la Libia, estremamente rischioso, che può durare anche più di 2 anni”. Un viaggio in tre tappe che li porterà in Sudan e Libia, “il triangolo del terrore” come lo definisce il sito, dettata da necessità e che nessuno fa a cuor leggero, vissuta come un vero e proprio sacrificio per sfuggire alla morte. 

A chi appartiene il palazzo sgomberato 

“Se c’ è qualcuno che faceva un tifo da stadio per lo sgombero di quel palazzo che si affaccia su piazza Indipendenza a Roma erano i bancari pensionati del San Paolo di Torino. Perché i soldi della loro pensione da quattro anni e più si erano volatilizzati insieme all’ occupazione abusiva di 556 persone, in gran parte eritrei ed etiopi, ma anche sudanesi e italiani”. Lo scrive oggi su Libero Franco Bechis, che racconta la storia di quel palazzo e della sua proprietà.

“I bancari in pensione del San Paolo di Torino insieme ad altri pensionati sono proprietari della maggiore parte di quel palazzo” continua Bechis che racconta come il palazzo sarebbe dovuto essere affittato, prima dell’occupazione fatta da parte dei ‘centri sociali’. “Da allora ad oggi i pensionati del San Paolo e di altre aziende private hanno visto andare in fumo almeno 5 milioni di euro, che sarebbero stati la redditività di quell’ investimento fatto con i soldi accantonati per la loro previdenza integrativa”, e conclude: “Sgomberare era dunque una scelta obbligata a protezione dell’ incolumità degli stessi profughi o immigrati. Ma non si è fatto, un po’ per la presenza continua e minacciosa dei movimenti pro casa, uno po’ per la timidezza incomprensibile della politica e delle istituzioni”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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