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Dopo Gesù scoperto anche il dio biblico Yahweh, cade l’intera Bibbia. Parte II

Y12782283_10206920070734390_664912118_n[1]ahweh fu dunque sincretizzato con Amon, passando per il dio Baal; il nome Giaele deriva dall’ebraico Ya’el e ha il significato di “capra di montagna, capra selvatica, stambecco, ovvero l’ariete” oppure in senso lato di “colei che ascende, ascendente”, come fa Gesù nei passi evangelici della trasfigurazione che abbiamo visto nel precedente articolo. Amon era il toro dell’enneade, Ra è il dio sole di Heliopoli nell’antico Egitto, ed emerse dalle acque primordiali del Nun portato tra le corna della vacca celeste, la dea Mehetueret. Ra, fu congiunto al dio tebano Amon nel 1990 a.C., durante la dodicesima dinastia, diventando Amon-Ra, la divinità egizia più importante di tutte. Perse tale privilegio solamente durante il periodo di Akhenaton, tra il 1350 ed il 1334 a.C., quando fu imposta nell’Egitto l’adorazione di Aton come disco solare. In tempi più recenti, fu associato a Heryshaf, ed a partire dalla IV dinastia, con il faraone Snefru, i sovrani ebbero la titolatura di Figlio di Ra. Ad Eliopoli Ra era adorato come Atum, che rappresentava il tramonto del sole, mentre Ra-Harakhti era il sole allo zenit e Khepri il sole che sorge associato ad Harmakis o Horus che sorge all’orizzonte più avanti. Ra ed Atum erano lo stesso dio, ma Atum era primariamente il simbolo del sole che tramonta ed era anche un sostituto di Ra come creatore di Shu e Tefnut, ed in alcuni culti era stato creato dal dio Ptah, incarnazione del dio toro Apis. Atum era il capo dell’Enneade ed era rappresentato da Mnevis, il toro nero, esattamente come Amon. La nascita di Amon-Ra, durante la fase storica detta secondo periodo intermedio, fu una fusione sincretica tra i due dei, in accordo tra i due collegi sacerdotali, che comprende la travagliata vicenda della dominazione hyksos, per far si che fosse riconosciuta questa divinità come re di tutto il pantheon egizio. All’inizio della fondazione di Akhetaton il Re fece trasferire il culto di Mnevis, il Toro Sacro di Eliopoli, per il quale era stata approntata una sepoltura nel cuore della necropoli situata a est della nuova capitale del sole. Prima di cambiare il suo nome in Akhenaton, il faraone aveva il nome di Amenhotep IV e l’epiteto di toro possente. Raffigurazioni del toro sono state trovate ad Avaris, dove gli Hyksos avevano stabilito la loro capitale, la simbologia del toro era stata importata dalla cultura micenea. In realtà Akhenaton non fece di Aton una religione monoteista, ma enoteista, con Aton al di sopra degli altri dei come importanza, ma il toro Mnevis fu assorbito da Aton, tanto che dopo l’esodo biblico degli ebrei Hyksos, Aronne costruì un vitello, come simbolo del dio di Israele. Lo scontro tra Akhenaton ed i sacerdoti del culto di Amon fu ovviamente politico per mere questioni di denaro, mentre viene mascherato come al solito per uno scontro religioso. Al contrario di quello che potrebbe far pensare la similitudine dei nomi, Aton ed Atum erano due diversi dei, Aton è il disco solare “itn”, mentre Atum è anch’essa una divinità solare, ma è principalmente il tumulo di terra che sorge dal Nun, come ci suggeriscono i Testi delle Piramidi, da cui gli stessi sacerdoti di Eliopoli trassero ispirazione: colui che esiste invisibile. Aton si differenzia ostentando la sua presenza materiale dispensando la vita coi suoi raggi solari ovunque, e quindi a tutti i popoli della terra. Da questi protomi enoteistici il riflettersi di un’apertura su un Gesù figlio di dio AmonRa-Aton, che porterà poi i cristiani ad aprire ai gentili il suo credo. Un Gesù rappresentato iconograficamente con il disco solare che circonda la sua testa, ovvero l’Aton da cui partono i raggi che trasmettono attraverso le mani la vita sulla terra e che ogni giorno splende nel cielo, senza che possa essere rappresentato con un’immagine scolpita o un idolo. Questo voleva dire l’esclusione di figure intermediarie tra Aton ed il popolo, come la potente casta del culto di Amon che perdeva così il suo potere politico e di denaro attraverso le offerte. Il popolo vede Aton ogni giorno e indirizza direttamente a lui le preghiere.

Inciso su di una parete della tomba di Ay, è stato trovato l’inno dedicato da Akhenaton al dio Aton:

[..] O Disco solare vivente quanto sei bello, grande, splendente, i tuoi raggi circondano la terra fino al limite di tutto ciò che hai creato. Come sono numerose le tue opere o Dio Unico a cui nessuno è eguale. Hai creato la terra secondo il tuo desiderio e gli uomini e il bestiame e tutto ciò che è nel cielo. Quando riposi la terra è nell’oscurità, come se fosse morta. Tutti i leoni escono dalla loro tana, tutti i serpenti mordono[..]“.

Al faraone Akhenaton succedettero Smenkhara, Tutankhamon ed Ay, che era il Sommo Sacerdote di Akhetaton. Gli storici ci dicono che Ay espulse i sacerdoti di Aton che non si vollero riconvertire, assieme alle masse dei fedeli di questo culto, a colonizzare Canaan, dove i sacerdoti Yahudae divennero i Giudei, stabilendosi a sud, nel territorio di Giuda, mentre i fedeli laici si stabilirono nel nord, in Israele. Ma se questo fosse vero, come mai nella tomba di Ay vi era il culto inneggiante ad Aton? Nella versione Aramaica dell’Antico Testamento, Dio è chiamato Ay e non Yahweh, e la parola Adonay, usata dagli Ebrei per evitare di dire ad alta voce il nome di Dio, significa “Signore Ay”. Quindi questa è la prova che il culto di Aton non fu mai abolito, ma semplicemente trasportato dai sacerdoti di Aton fuori dall’Egitto trasformandolo nel culto di Adon Ay. Il generale Horemheb, che successe ad Ay e provò a cancellare tutte le prove del culto di Aton e dell’esistenza dei suoi predecessori, riconvertendo l’Aton disco solare in un sincretismo tra Ammone, ovvero il toro dell’Enneade Mnevis, ed il sole che troveremo tra le sue corna. Prova di questo è la testimonianza di Clemente di Alessandria, nel 200 d.C., che fu uno dei primi a menzionare la somiglianza tra i simboli egizi e quelli usati dagli antichi Ebrei. Il suffisso “-mose” (RaMose) accordava a chi lo portava un alto grado e simboleggiava profondo convincimento al culto di Aton. Altra prova è il Salmo Biblico 104, che canta la gloria di Dio nel creato, con l’Inno al Sole di Akhenaton, ritrovato nella tomba di Ay:

“…Se adduci la tenebra e si fa notte,sbucan tutte le fiere dalla selva,e i leoncelli ruggenti alla preda,per chiedere da Dio il loro cibo.Si ritraggono al sorgere del Sole…”

Confrontare con il Grande Inno ad Aton che recita:

“…I leoni escono dalle tane, i serpenti mordono, il buio domina il silenzio, perché colui che li ha creati (il Sole) è andato a riposare ad occidente…”

Ed ancora dal Salmo 104°:

“…O signore, mio Dio, quanto sei grande! Di maestà e di gloria ti rivesti […] Quanto numerose sono le tue opere. O mio dio, le hai fatte tutte con sapienza; piena è la terra delle tue creazioni […] tu ordini le tenebre ed è notte…”

Confrontare con il Grande Inno ad Aton:

O disco solare vivente, quanto sei bello, grande, splendente. I tuoi raggi circondano le terre fino al limite di tutto ciò che hai creato…
Come sono numerose le tue opere, o dio unico, a cui nessuno è uguale.
Hai creato la terra secondo il tuo desiderio E gli uomini e il bestiame,
e tutto ciò che è nel cielo…quando riposi la terra è nell’oscurità
come se fosse morta, tutti i leoni escono dalla loro tana tutti i serpenti mordono”.

Ora, anche ammettendo che Ay fosse il padre di Nefertiti, moglie di Akhenaton, e che Ay fu messo nella tomba costruita per suo genero, come spiegare che la scritta non fosse stata tolta dopo che il culto era stato rigettato ed abolito con violenza? Fu solamente con il faraone Horemheb,sotto il cui regno nacque Mosè, che iniziò la fine del culto di Aton e fu probabilmente la regina Ankhesepaaton, poi Ankhesenamon, terza figlia di Akhenaton e Nefertiti, e sposa di Tutanckhamon ad iniziare Mosè al culto atonita. Verosimilmente la regina sposò in prime nozze l’immediato successore di Akhenaton, Smenkhera, ed alla morte di Tutankhamon, il suo successore Ay ed il successore di questi Horemheb. Ay ed Horemheb non erano di stirpe reale e l’unico modo di legittimare il loro trono era quello di fare un matrimonio con la regina. Secondo altre fonti la regina era invece la prima moglie di Horemheb, Mutnodjemet, che sarebbe stata la sorella di Nefertiti, in ogni caso dietro Ankhesenamon si celerebbe la “regina vedova” che scrisse al Re degli Ittiti Suppiluliuma I una lettera con cui richiedeva al sovrano un figlio da sposare e rendere re dell’Egitto. Un episodio che suggerisce delle analogie con quello biblico delle dieci piaghe, con l’ultima che fu la morte di tutti i primogeniti del regno, compreso il figlio di Faraone. In contro Appio di Giuseppe
Flavio, l’autore menziona Manetone, sacerdote e storico egiziano della fine del IV sec. A. C., che sosteneva che Mosè era un famoso sacerdote egiziano di Eliopoli che fu cacciato dall’Egitto poiché si era unito ai lebbrosi. Giuseppe Flavio menziona questo fatto per confutare Manetone, al fine di nascondere il fatto che Mosè fosse egiziano, e gli Yahud erano il corpo sacedortale di Akhnaton, che sarebbe migrato poi al Nord diventando Yehud. Secondo Messod, la polizia militare di Akhnaton erano i Medzai, che invece migrarono al sud, dove ci sono i Masai. Quando Aronne e Mosè uscirono dall’Egitto, continuarono a promuovere il culto di Aton, trasformandolo in Adon Ay e una prova evidente di questo l’abbiamo nell’Antico Testamento:

Esodo – Capitolo 32, 1-6: Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: “Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”. Aronne rispose loro: “Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me”. Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne. Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!”. Ciò vedendo, Aronne costruì un altare davanti al vitello e proclamò: “Domani sarà festa in onore del Signore”. Il giorno dopo si alzarono presto, offrirono olocausti e presentarono sacrifici di comunione. Il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per darsi al divertimento.

Ricapitoliamo: il popolo non vedendo arrivare Mosè chiede a suo fratello Aronne di costruirgli un dio, questi gli costruisce il toro dell’Enneade, Mnevis, facendosi dare tutto il loro oro. A questo punto arriva Mosè:

Esodo – Capitolo 32, 15-16: Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole.

Prendendo spunto dalle confessioni in negativo del libro dei morti egizio, da cui copiò i dieci comandamenti, Mosè aveva inserito in essi delle rettifiche:

Esodo Capitolo 20, 2-5: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano.

Mosè aveva creato un severo divieto di raffigurare il dio Ammone toro dell’Enneade, in quanto, come già visto in precedenza, Amon deriva dalla radice imn che ha il senso di «occultare, nascondere», pena spaventose punizioni. A questo punto Mosè tornando dal monte, vide che avevano costruito il piccolo toro Mnevis e:

Esodo Capitolo 32,19-20: Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora si accese l’ira di Mosè: egli scagliò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che quelli avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece trangugiare agli Israeliti.

Mosè e suo fratello trasportarono il vitello fuori da occhi indiscreti, lo nascosero, poi dissero al popolo che lo avevano polverizzato mescolandolo con l’acqua che ora dio voleva trangugiassero per punizione. Ma quello che a tutti sfugge è un’altro particolare, ovvero che Aronne rappresentò dio con la forma del dio Amon, sotto forma del toro Mnevis, che verrà infine sincretizzato come Apis con Osiride da Tolomeo I. Con questa scusa i due fratelli Mosè ed Aronne sottrassero l’oro a tutto il popolo che lo aveva seguito. Una volta fuori dall’Egitto tentarono di insediarsi oltre il Giordano, a sud della Cananea, dove vivevano i Madianiti ed i Moabiti che ne contrastarono l’insediamento, costringendoli a vagabondare fino a quando raggiunsero una terrada cui usci successivamente la tribù degli ammoniti o dei “benei Ammon”, i figli di Ammon.
I
Cananei chiamarono gli ammonitiEverim che in ebraico voleva dire schiavi, in quanto i sacerdoti Yahud furono seguiti nell’esodo dagli Apiru”, che vengono menzionati in alcuni monumenti Egizi, e in uno di questi trovarono una scena che raggigurava uomini che lavorano ad un pigiatoio per il vino, con un’iscrizione che recita: “Estrazione del vino degli Apiru”. Il nome Apiru balzò subito agli occhi degli studiosiche videro immediatamente la somiglianza con la parola Ebrei,facendo subito collegarela scena raffigurante il loro lavoro manuale, come descritto nell’Esodo a riguardo del popolo Ebraico sotto schiavitù in Egitto. Degli Apiru si parla anche nel Papyrus Leiden, datato al regno di Ramesse II, dove in una lettera si legge: “Distribuire grano agli uomini dell’esercito e agli Apiru che trainano la pietra per il grande pilone di Ramses II”, che conferma come venivano usati come forza lavoro e manovali. Anche il governatore Egizio di stanza in Gerusalemme, Er-heba, scrisse delle lettere al re nelle quali si lamentava degli “Hapiru” che saccheggiano le terre del re, chiedendogli il motivo per cui non inviasse arcieri a proteggere le sue proprietà. Gli eventi degli Apiru trovano riscontri nei capitoli 10 e 12 nel libro di Giosuè, che descrivono le loro attività nella Canaan meridionale, facendo collocare l’Esodo prima del XIV secolo, anche se quest’area fu annessa al territorio Israelita molto tempo dopo. I racconti di Giosuè descrivono questa conquista, con gli stessi nomi elencati nelle tavolette di El-Amarna, inclusa Lachish, Gezer, Gath e il re di Gerusalemme. Ecco una citazione da una tavoletta: “Guardate l’impresa che Milkilu e Shuwardata hanno compiuto nella terre del re, mio signore! Hanno truppe di Gezer, truppe di Gath e truppe di Qeila. Hanno sequestrato la terra di Rubute. La terra del re è caduta [in mano] agli Habiri. E ora, anche una città del distretto di Gerusalemme, chiamata Bit-nin’ib, una città del re, è caduta [in mano del] popolo di Qeila. Il re ascolti Er-Heba, tuo servo e invi un esercito di arceri che possa restituire la terra del re al re. Se non c’è un esercito di arcieri la terra del re cadrà [in mano] degli Habiri”.
Il faraone Merenptah durante la campagna palestinese contro i canaaniti e le tribù israelitiche stanziate nel nord della Palestina, si alleò con gli Ammoniti ed i Moabiti. La storia di Giosuè che traversa il Giordano arrestandone le acque, come Mosè, è un’invenzione per celebrare l’invasione degli Ammoniti delle terre di Canaan, poi con il tempo, i figli di Amon conquistarono anche l’alta Galilea e le aree circostanti il lago di Tiberiade. Questo spiega il motivo per cui, essendo gli ammoniti degli egiziani, troviamo molti nomi di stile stile egiziano in quei luoghi, come ad esempio “Naftali”, o specchi d’acqua sorgiva nel nord-ovest del lago di Tiberiade associati al nome del fiume Nilo. Gli Ammoniti venivano chiamati dai Cananei che si trovano sul lato occidentale del Giordano, Everim (eberim),ovvero “quelli di là dal fiume”. Con il tempo i canaaniti si fusero con gli ammoniti per dare origine ad una nuova etnia: gli “ebrei”, e lo stesso successe per le tribù israelitiche dell’alta Galilea. Ovviamente gli egiziani erano contenti che i principali territori della Palestina fossero governati dalla casta sacerdotale dei fuoriusciti Yahuddi sangue egizio, in quanto essi potevano diventare ottimi alleati contro eventuali popoli invasori come gli Assiri, Babilonesi, Persiani, Ittiti. Con il passare del tempo ci fu il declino della potenza dell’Egitto, con annesso disimpegno nell’area palestinese che determinò il fatale indebolimento degli ammonitiche vennero sospinti a sud dalla pressione delle combattive tribù israelitiche del nord, ma una parte di loro rimase nell’area conosciuta successivamente come tribù di Beniamino o di “benei Amen/Amon, e la dimostrazione di questo si ha nel fatto che il culto praticato dai beniamiti era praticamente uguale a quello degli ammoniti. I beniamiti facevano sacrifici al dio Baal e gli ammoniti a Moloch ed i moabiti a Kemosh, che non erano nomi di divinità, ma di un identico attributo: signore, padrone, ovvero Amon. Con l’invasione della Cananea da parte degli ammoniti il culto di Amon si diffuse in tutta l’area palestinese, fino aquando gli israeliti si sostituirono parzialmente ad essi nell’area centro settentrionale, per differenziarsi dagli ammoniti cambiarono il nome al loro dio chiamandolo YHWH. Gesù era quindi la soluzione perfetta per farne il figlio di dio, sacerdote di Osiride e di Amon, discendente da re Davide e di sangue imperiale romano.

Tratto dal libro Cristo il Romano (coperto da copyright) acquistabile su http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

Alessandro De Angelis, scrittore, ricercatore di storia delle religioni e di cristianesimo primitivo

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