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Dopo Gesù scoperto anche il dio biblico Yahweh, cade l’intera Bibbia

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Gesù si è dichiarato figlio di Dio, ma di quale dio parlava visto che era nipote di Cleopatra e di discendenza tolemaica che partì da Alessandro Magno? Abbiamo già visto le numerose analogie tra Gesù ed Osiride e Giulio Cesare, vediamo ora quelle con il condottiero macedone, fratello di Tolomeo I.

Abbiamo visto che dopo la cospirazione dei cristiani, cui contribuirono Paolo di Tarso, figlio di Gesù, e Simon Pietro nella congiura dei Pisoni contro Nerone, ed autori dell’incendio di Roma, a Gesù fu applicata la damnatio memoriae, dove fu censurato il terzo nome della tria nomina che tutti possedevano.

Ma, dopo Gesù e Chrestos quale poteva essere il terzo nome della tria nomina? Sappiamo che a quei tempi il padre era solito chiamare con il suo nome uno dei suoi figli, e nei vangeli abbiamo un Giuseppe figlio di Giuseppe il carpentiere, di conseguenza possiamo escludere che Giuseppe attribuì il suo nome anche a Gesù. Tuttavia sappiamo che era usanza mettere anche il nome del nonno paterno al nascituro, e il padre di Giuseppe, nonché nonno di Gesù, era Alessandro Helios, nato il 25 dicembre, data che in seguito fu adottata per la nascita di Gesù; entrambi rappresentavano il sole e sia a Giuseppe che a Gesù venne attributo, da parte degli ebrei, l’epiteto di Panthera, Pan-Neter/Nefer-Ra, ovvero “figlio del faraone sole”, vale a dire Alessandro Helios il faraone sole. Questo il nome che con ogni probabilità fu cancellato dalla memoria storica di Gesù, ma manca ancora un nome tra i tria nomina. Sappiamo che Alessandro Helios era il figlio del triumviro Marco Antonio, che fu colpito dalla damnatio memoriae, quindi è da escludere che dopo l’elezione ad imperatore di Ottaviano Cesare Augusto fosse stato lecito attribuire il nome di Marco Antonio a Gesù, ma Giuseppe nacque dall’unione di Alessandro Helios ed Ottavia. Giulio Cesare era il fratello di Giulia Minore, madre di Azia Maggiore, madre di Ottaviano e di Ottavia, quindi zio di Ottavia e di Alessandro Heli; inoltre fu anche il primo marito di Cleopatra, nonna di Gesù. Giulio Cesare, oltre a tutte le analogie di vita con Gesù, sappiamo da Plutarco che era chiamato Chrestos, ed abbiamo visto come Chrestos è l’equivalente di Cristo per i cristiani. Questo era con ogni probabilità il terzo dei tria nomina di Gesù che si mantenne nella memoria storica e che nella sua interezza sarebbe potuto essere Alessandro Gesù Cristo, o meglio Alexandros Yeshua Chrestos. Nome che oltre al nonno di Gesù, Alessandro Heli, apparteneva anche ad Alessandro Magno, fratello di Tolomeo I, e da cui venne presa la titolatura di Re dei re appartenente ad Alessandro Magno e ripresa nell’Apocalisse di Giovanni per darla a Gesù:

Apocalisse – Capitolo 17, 14

Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei Re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli”.

Apocalisse – Capitolo 19, 16

Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.

Non solo, Alessandro Magno morì a 33 anni, ed è per questo che fu deciso di ricopiare la data di morte di Gesù da quella del condottiero macedone, nonostante morì in realtà nel 68 d.C., inoltre Alessandro Magno rinnegò suo padre dichiarandosi figlio di Dio (Ammone) e lo stesso fece Gesù, che oltre a dichiararsi figlio di Dio nei vangeli in quattro occorrenze: tre in Mc ed una in Mt; in Mc 12,1-12 con un discorso parabolico, in Mc13,32 ed in Mt 11,27, rinnegò i suoi genitori.

Vangelo di Luca 14,26 Se alcuno viene a me, e non odia suo padre, e sua madre, e la moglie, e i figliuoli, e i fratelli, e le sorelle, anzi ancora la sua propria vita, non può esser mio discepolo.

Ammone era una divinità dell’antico Egitto, propriamente Amôn (jmn.w),nelle trascrizioni greche ‘Αμούν, “Αμμων, ‘Αμοῦς, in copto bohairico Amûn,di cui si ignorava il nome; i sacerdoti lo interpretarono “il creatore di tutte le cose” e più tardi “colui che occulta il suo nome”, esattamente come Yahweh. Ed esattamente come Yahweh anche Ammone era un toro come possiamo vedere dal grande inno ad Amon-Ra, il Toro di Ionu, il principe di tutti gli dei, il dio buono, il diletto, che dà la vita a tutto ciò che è caldo e ad ogni buon armento:

Salute a te, Amon-Ra, Signore dei Troni dei due Paesi che domini a Tebe!

Toro di Sua Madre, il primo nel suo campo!

Ampio di passo, primo nell’Alto Egitto,

Signore dei Mezai, e principe di Punt.

Grandissimo del cielo, antichissimo della terra,

signore di ciò che esiste, che esiste in tutte le cose.

Unico nella sua natura, simile all’essenza degli dei,

Toro dell’enneade e principe degli dei.

Abbiamo visto nei precedenti articoli come Yahweh fosse un toro giovane o vitello, culto che in quegli anni era diffuso in tutta l’area mediterranea, fino all’india. Anche Amon era un toro, e sappiamo che questo culto fu importato dagli invasori Hyksos Ebrei, adoratori del toro Baal, che dominarono l’Egitto per circa tre secoli, a partire dal 1710 a.C. Inoltre abbiamo visto come Gesù era discendente da parte del nonno Simone Boeto da re Davide, ed i nazareni si ritenevano i custodi ed i continuatori della religione di cui Mosè’ fu il precursore: il culto di Amon-Ra, che aveva ripreso dall’Egitto quando fu costretto a fuggire per scampare alle persecuzioni cui furono oggetto i sacerdoti del culto di Aton. Mosè nel Targum, viene definito yahudae, e gli yahud erano i sacerdoti del culto di Aton, che doveva essere soppiantato dal culto di Amen/Amon che rappresntava il passaggio dall’era del toro a quella dell’ariete. Gli ammoniti erano detestati dal clero del tempio ebraico dopo la riforma di Giosia, e furono i veri continuatori del culto mosaico originario come i beniamiti ed i moabiti. Il nome che gli ebrei danno al loro Dio è sconosciuto come quello di Amon, il cui significato nell’antica lingua egizia era “inconoscibile, nascosto, segreto”. I sacerdoti del tempio ebraico chiamavano il Dio degli ebrei “Yahweh”, un acronimo formato dalle iniziali di quattro parole ebraiche, il cui significato è: “io sono colui che è”. Questo nome/verbo fu una diretta eredità del culto mosaico, ed i sacerdoti di Amon chiamavano il loro dio “inconoscibile” con la frase “Nun Pu Nuk”, il cui significato era: io sono chi sono. Amon aveva una compagna o “paredra”, la dea Muth dalla cui unione nacque Khons, così a Yahweh fu associata la paredra di Baal, Asherah, dea dei cananei, che altri non era che la dea fenicia Astarte.
A seguito della riforma del culto ebraico da parte di Giosia-Helkijah e poi perfezionata da Neemia-Ezdra, tutti i culti presenti allora in Giudea e nelle aree ad essa associate, vennero spazzati via, tranne quello di Yahweh, a cui venne “strappata” la legittima consorte Asherah. I nazareni non si piegarono a questa riforma, continuando a sostenere il culto di Amon, che rappresenta il passaggio dall’era culto del toro a quello dell’ariete. La vicenda di Mosè che, dopo aver liberato gli ebrei dalla cattività in Egitto, scendendo dal Monte Sinai li vede adorare un vitello d’oro, possiamo intravedere, anche se in ritardo, la fine dell’era del Toro, ed il passaggio in quella successiva dell’Ariete, dove il “sangue dell’agnello” contrassegna la Pasqua mosaica, mentre il sacrificio del capro espiatorio caratterizza la festività dello Yom Kippur: il “Giorno dell’espiazione”. L’agnello è il figlio dell’ariete e nell’Antico Testamento l’immolazione di bovini continuò a ricorrere frequentemente, anche in combinazione con la celebrazione della Pasqua o dello Yom Kippur, come per l’inaugurazione del Tempio Salomone, quando si sacrificò un numero “innumerevole” di giovenchi, e in occasione della Pasqua, quando il re Ezechia ne uccise mille e il re Giosia ben tremila. Amon deriva dalla radice imn che ha il senso di «occultare, nascondere». Amon è quindi il « dio nascosto », raffigurato antropomorfico, il capo adorno con la tiara dalle due alte piume ed anche criocefalo con la testa di ariete, nella sua assimilazione amon-ra solare. In origine era una delle otto divinità primordiali adorate ad Ermopoli. In seguito divenne il dio supremo solare Amon-Ra. La città di Tebe, dove vi era il centro principale del suo culto, dove insieme alla moglie Muth e al figlio Khons formarono la triade di Tebe. A Karnak si trova un suo tempio con il viale cerimoniale, dove vi è la prova del fatto che fosse un ariete, animale a capo dello zodiaco, primo segno di primavera il cui elemento è il fuoco primordiale, origine della creazione del mondo. Le corna dell’ariete sono il simbolo dello slancio verso la
vita, dell’eterno ricominciare, della perenne rinascita della vita, della luce corrispondente all’inizio della primavera.
L’Ammone greco, venerato da Alessandro Magno, derivava dall’Amon egizio, a cui i greci gli attribuivano virtù simili a quelle di Zeus che fu sincretizzato da Tolomeo I nella statua di Sepapide, il cui viso barbuto era identico a quello di Zeus. Nella bibbia l’ariete è sacrificato da Abramo al posto del figlio Isacco, e Gesù è l’agnello sacrificale che riattualizza il mito nella storia cristiana attraverso il battesimo dove Giovanni li consacra ad agnello e figlio di Dio, ovvero il dio Amon:

Vangelo di Giovanni Capitolo 1,29

Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!

Gesù era il figlio di Dio e l’agnello, ovvero il figlio dell’ariete Amon, suo sacerdote in Egitto in qualità di nipote di Cleopatra e di Alessandro Heli, suoi nonni materni e paterni. Yahweh fu dunque sincretizzato con Amon, passando per il dio Baal; il nome Giaele deriva dall’ebraico Ya’el e ha il significato di “capra di montagna, capra selvatica, stambecco, ovvero l’ariete” oppure in senso lato di “colei che ascende, ascendente”, come fa Gesù nei passi evangelici della trasfigurazione:

Vangelo di Marco Capitolo 9, 2-8

Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Matteo – Capitolo 17, 1-8

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

Vangelo di Luca – Capitolo 9, 28-36

Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Gioele o Yah’El, o Giaele, il signore di giustizia, Re dei Re o re Eterno trae origine dall’ebraico יוֹאֵל (Yo’el),è il nome del profeta della Bibbia Elia, in greco Ιωηλ (Ioel) e in latino Iohel, composto dalle parole Yeho o Yah, che è l’abbreviazione di Yhwh, e El o Dio: “YHWH è Dio”.

Tratto dal libro Cristo il Romano, coperto da Copyright ed acquistabile su

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