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“Dopo gli stupri, Firenze teme di finire come Perugia”

Innanzitutto un dato statistico: a Firenze gli studenti americani “compongono un decimo dell’intera popolazione studentesca e aiutano a alimentare l’economia”. Poi un dato sociale:  molti fiorentini si stanno trasferendo fuori dal centro città e coloro che rimangono sono “sempre più disturbati dalla proliferazione di persone che parlano inglese e disgustate dal comportamento ‘alcolico’ nelle loro strade”. E’ il quadro dipinto dal New York Times che in un lungo articolo fa il punto non solo sulle indagini sulle violenze su due studentesse di cui sono accusati due carabinieri, ma anche sulle conseguenze che possono avere sull’economia della città e sulla reazione degli abitanti. 

Il confine tra consenso e violenza

“Nei campus americani dominano i dibattiti sulla differenza che corre tra rapporto consensuale e violenza, soprattutto quando sono in gioco grandi quantità di alcool, ma queste delicate discussioni, però, non sono state portate in Italia” scrive il giornale, e le questioni spinose della vittimizzazione, e in cui il giudizio malvagio finisce e la malizia comincia, è stato eclissato dal disgusto nazionale sul coinvolgimento dei membri dei Carabinieri”
Il consiglio della scuola è: ‘Non fidatevi di nessuno’ 
“Ho ritenuto di poter sempre fidare della polizia o dei carabinieri”, ha detto al quodtidiano Katie Burns, una 19enne di Boston che sta studiando  all’Istituto Lorenzo de’ Medici, la scuola che le due ragazze americane frequentano a Firenze. “Che siano stati loro a fare questo è sconvolgente. Il consiglio della scuola è ‘Non fidatevi di nessuno’. “
 
E ora, nonostante dopo l’incontro con il console generale americano, Benjamin V. Wohlauer, il sindaco assicuri che Firenze, una Mecca per gli studenti in visita dall’estero, rimane sicura, Dario Nardella ha a che fare con un incubo: che la sua città viva “il sensazionalismo che inondava Perugia durante il lungo processo ad Amanda Knox“. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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