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Dopo la relazione Erdo, un lungo confronto

SinodoSinodo.

redazione –
città del vaticano –

Subito dopo la fine della lettura della relazione da parte del cardinale Peter Erdo, nell’aula sinodale si è svolto un ampio dibattito. Hanno preso la parola in un «confronto aperto, con toni chiari», informa il Vaticano, ben 41 padri sinodali.
Tra coloro che hanno preso la parola nel dibattito libero, ci sono stati i cardinali Kasper, Pell, Braz de Aviz, Turkson, Ouellet, Ouédraogo, Filoni, Dolan, Martínez Sistach, Schönborn, Vingt-Trois, Burke, Scherer, Napier, Ryłko, Müller, Scola e Caffarra; il patriarca Gregorio III Laham, e gli arcivescovi Paglia e Forte, quest’ultimo segretario speciale del Sinodo, nonché autore del passaggio della relazione che si riferiva alle persone omosessuali.

 

Sul tema della possibile ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti sono emerse le diverse posizioni che già si erano espresse nei giorni precedenti. I padri sinodali hanno ulteriormente precisato i termini della questione, in particolare sul significato dei concetti di gradualità e accoglienza, con le loro implicazioni pratiche, e «senza mai mettere in discussione l’unicità, la fedeltà e l’indissolubilità del matrimonio cristiano».

 

È stato anche chiesto di inserire nella documento conclusivo un riferimento esplicito al battesimo, tappa fondamentale in ogni cammino di conversione. È stato quindi ricordato che al Sinodo «non si tiene un referendum ma un dialogo». Durante la disamina della relazione sono state fatte osservazioni, suggerimenti e proposte. C’è chi ha chiesto, ad esempio di porre di più «l’accento sul ruolo della donna e sulla maternità», come anche sul rapporto tra il Vangelo della famiglia e la cultura contemporanea. In particolare è stato auspicato un grande incoraggiamento per tutte quelle famiglie che, «anche a prezzo di enormi sacrifici, testimoniano ogni giorno la verità cristiana sul matrimonio».

 

È stato dunque sottolineata l’importanza di un’affermazione positiva dell’amore matrimoniale, come anche del valore sociale delle famiglie. E si è ricordata l’opera delle famiglie missionarie e della loro testimonianza. Inoltre è stato proposto di chiamare espressamente la famiglia come «Chiesa domestica» e la parrocchia come «famiglia di famiglie domestiche». C’è chi ha suggerito di chiarire il ruolo specifico dei due genitori, del padre e della madre, e di ricordare anche l’importanza dei nonni. È stata chiesta qualche esplicitazione in più nel testo sul ruolo dei sacerdoti nell’accompagnamento delle famiglie, come pure sulla «questione antropologica» che «evidenzia il mistero trinitario». Un padre sinodale ha fatto riferimento al problema della mancanza di fede, che potrebbe essere alla base dei tanti fallimenti matrimoniali.

 

Riguardo alla questione delle persone omosessuali, alcuni padri sinodali hanno chiesto una formulazione che tenga conto delle persone ma che «non contraddica in alcun modo la dottrina cattolica su matrimonio e famiglia». Altri interventi hanno riguardato questioni che toccano il dialogo ecumenico. Diverse voci dell’Africa hanno messo in risalto le specificità di quel continente: si sono così sottolineati il nodo problematico della poligamia e la richiesta che le organizzazioni internazionali si preoccupino piuttosto di portare cibo e farmaci, e non programmi contro le nascite.

 

È stata poi proposta una parola più esplicita sul dramma dell’aborto, sulla questione della fecondazione assistita, e sullo sfruttamento sessuale, con riferimento anche alla pornografia in rete, alla prostituzione e alla tratta di esseri umani. Da parte di alcuni è stata infine rilevata un’analogia tra l’atmosfera di questo sinodo e il clima vissuto al concilio Vaticano II.

Fonte

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