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Dopo la sentenza in Usa, più vicino il bando assoluto per il glifosato in Italia?

“Ben venga quanto dichiarato dal vicepremier Di Maio di voler combattere l’invasione del glifosato in Italia, ora però si passi davvero e al più presto dalle parole ai fatti”, auspica Angelo Gentili, responsabile nazionale Agricoltura di Legambiente. “Per questo – riprende – chiediamo una svolta decisiva da parte del nostro Paese nel vietare in maniera definitiva e totale questo pericoloso erbicida, vista anche la sentenza storica arrivata nelle scorse ore dal tribunale di San Francisco che ha condannato la Monsanto ad un maxi risarcimento ad un malato di cancro. L’Italia non perda questa importante occasione per tutelare la salute dei cittadini, dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità, dando così l’esempio agli altri Paesi e soprattutto all’Europa che conserva ancora l’idea che il glifosato sia indispensabile per l’agricoltura e soprattutto che non sia pericoloso per la salute, tanto da averne autorizzato l’uso per ben cinque anni”.

Di Maio aveva dunque detto: “Questa sentenza ci da tristemente ragione: dobbiamo combattere l’invasione sul nostro mercato di questa sostanza, una minaccia che si concretizza con mostruosi accordi commerciali sottoscritti solo in nome del profitto. La salute e il principio di precauzione sono il faro della nostra azione di Governo. Basta ad accordi commerciali che mettono a repentaglio la salute dei cittadini”. Oggi In Italia è vietato l’uso del glifosato nelle aree frequentate dalla popolazione o da “gruppi vulnerabili” quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, ma è ancora usato in agricoltura, sebbene molto meno che in altri Paesi.

“Più precisamente – rileva la Coldiretti – sui controlli effettuati sul territorio nazionale su frutta, ortaggi, cereali, olio, vino, baby food e altri prodotti e di origine italiana solo lo 0,4% dei campioni e risultato superiore ai limiti massimi ammessi per residui chimici mentre sui prodotti all’importazione la percentuale di irregolarità sale al 3,2%. L’agricoltura italiana è la più green d’Europa con la maggior percentuale di prodotti agroalimentari in regola per residui chimici irregolari, la leadership nel biologico con 72 mila operatori, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (Ogm), 40 mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione, 415 vini Doc/Docg e 295 specialità Dop/Igp/Stg riconosciute a livello comunitario ottenute nel rispetto di precisi disciplinari di produzione”.

La Monsanto ha già annunciato ricorso in appello, dopo essere stata condannata ad un maxi risarcimento di 289 milioni di dollari nei confronti di un giardiniere cui l’uso del glifosato contenuto in un suo prodotto avrebbe provocato il cancro. Ma al di là della vicenda giudiziaria, la battaglia sull’uso di questo composto dura da anni, ed ha dimensioni letteralmente intercontinentali. Per il colosso della chimica la sostanza è ‘sana’ e non provoca nessuna malattia.

Il glifosato è l’erbicida più usato nel mondo. Nel 2015, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) che fa parte dall’Oms, lo ha inserito nella lista delle sostanze “probabilmente cancerogene” (gruppo 2A). L’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha espresso un giudizio più rassicurante con una valutazione che ricalca quelle dei produttori del glifosato.

Il 12 dicembre scorso La Commissione europea ha confermato il rinnovo dell’autorizzazione per 5 anni all’impiego del glifosato e il 18 febbraio il Parlamento europeo ha avviato i lavori di una commissione speciale per studiarne gli effetti.

La cautela italiana, i milioni di tonnellate nei campi

In Italia si applica il principio di precauzione: si può usare, ma con molte limitazioni. Il glifosato, sul mercato dal 1974, è un diserbante non selettivo che elimina indistintamente tutte le erbe infestanti. Dalla sua introduzione ne sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate.

Fra i punti di forza, la semplicità di uso e il costo contenuto. La molecola è stata sintetizzata negli anni Cinquanta, nei laboratori della Cilag, e una ventina di anni dopo nei laboratori della Monsanto è stata scoperta la sua azione come erbicida ad ampio spettro. L’industria lo ha brevettato e commercializzato con il nome di Roundup.

La sua diffusione avviene soprattutto a partire dagli anni Novanta, quando la Monsanto inizia a introdurre sul mercato le prime colture geneticamente modificate resistenti al glifosato, per esempio la soia.

Leggi qui quanto è utilizzato il glifosato in Italia.

Un brevetto scaduto, un uso globale

Dal 2001 il brevetto è scaduto, e il glifosato viene utilizzato da molte aziende nella formulazione di diserbanti utilizzati non solo in agricoltura, ma anche nei prodotti per il giardinaggio e soprattutto per la manutenzione del verde, vale a dire per eliminare le erbe infestanti dai bordi di strade, autostrade, binari ferroviari.

L’Ue vuole vederci chiaro

Il diserbante è anche al centro dei lavori di una commissione speciale dell’Ue sulle procedure per autorizzare l’uso dei pesticidi. Il Parlamento europeo l’ha istituita a febbraio per valutare “potenziali conflitti di interesse e mancanze nella procedura di autorizzazione dei pesticidi”.

I lavori si dovranno concludere in nove mesi, entro novembre. Nella commissione siedono anche tre eurodeputati italiani, Herbert Dorfmann (PPE), Simona Bonafè (S&D) e Piernicola Pedicini​ (EFDD).

Leggi anche: Non solo glifosato. Una nuova sinistra luce sui diserbanti

Nove mesi per la verità

La commissione speciale dovrà valutare: la procedura di autorizzazione dei pesticidi nella Ue, potenziali carenze nel modo in cui le sostanze sono valutate scientificamente e approvate, il ruolo della Commissione europea nel rinnovo della licenza di glifosato, eventuali conflitti di interesse nella procedura di approvazione.

Gli europarlamentari vigileranno inoltre sul “ruolo delle agenzie dell’Ue e se esse dispongono di personale e finanziamenti adeguati ad adempiere ai loro obblighi”.

La commissione speciale, il cui mandato durerà nove mesi a partire dalla prima riunione e che ha eletto il suo presidente a febbraio, presenterà al voto della Plenaria una relazione finale le conclusioni dell’inchiesta e le raccomandazioni per il futuro.

L’allarme del Parlamento Europeo

In una risoluzione votata lo scorso ottobre, il Parlamento aveva già lanciato un allarme sulla pubblicazione dei cosiddetti “Monsanto Papers” da parte dell’azienda che possiede e produce Roundup, di cui il glifosato è la principale sostanza attiva, e aveva avanzato dubbi sulla credibilità di alcuni studi utilizzati nella valutazione della sicurezza del glifosato nell’Ue.

La procedura di autorizzazione dell’Unione, compresa la valutazione scientifica delle sostanze, ricorda il Parlamento, dovrebbe basarsi unicamente su studi pubblicati e indipendenti sottoposti a revisione paritaria e commissionati dalle autorità pubbliche competenti. Le agenzie dell’Ue dovrebbero essere rafforzate per consentire loro di lavorare in questo modo.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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