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Dopo la stangata ad Autostrade sui tutor che succede alle multe?

“È violazione di brevetto, i Tutor autostradali vanno distrutti”. La sentenza della Corte d’Appello di Roma costringe Autostrade per l’Italia a provvedere alla eliminazione del sistema di sorveglianza su traffico autostradale, la cui dislocazione sul territorio nazionale è consultabile qui.

Secondo i giudici, come riporta Repubblica, “costituisce contraffazione del brevetto di cui è titolare una piccola azienda di Greve in Chianti, la Craft, fondata da un ex tecnico della Galileo Romolo Donnini”. Secondo il Fatto Quotidiano, la società fiorentina di Donnini aveva anche chiesto un risarcimento da 7,5 miliardi di euro, una cifra che non verrà corrisposta.

L’inventore: “Rifiutai l’offerta, troppo bassa”

Secondo RaiNews il brevetto, numero 013.10318, inizialmente si chiamava Sicve. Donnini, intervistato da Radio Capital, ha spiegato la vicenda chiarendo di aver brevettato il Tutor nel 2000. Qualche anno dopo si scoprì che “Autostrade per l’Italia aveva un sistema di controllo della velocità media dei veicoli uguale al mio”, ha ricordato l’uomo. Cercarono di trovare un accordo, ma l’ipotesi di cedere alla società che gestisce la rete italiana, però, non andò in porto: “Mi proposero di vendergli il brevetto. Chiesi 1 milione e mezzo di euro, mi offrirono 150mila euro. Ovviamente rifiutai”. Ognuno per la sua strada.

Autostrade ha introdotto il Tutor nel 2005, ricostruisce La Stampa. Una novità che “ha cambiato il nostro modo di guidare”, riducendo drasticamente “il numero di morti sull’asfalto nei tratti in cui il sistema è attivo”.

Cosa succederà ora?

La sentenza costringe Autostrade a rimuovere la rete di Tutor e a pagare una somma di 500 euro per ogni giorno di ritardo. La società ha già provveduto a rispondere tramite una nota sul proprio sito. Cosa farà? “Il Tutor non verrà rimosso dalla rete di Autostrade per l’Italia – si legge – ma sarà immediatamente sostituito con un nuovo sistema diverso da quello attuale”.

Nelle prossime tre settimane, quindi, avverrà la sostituzione dei dispositivi, e nel frattempo la società pagherà la sanzione civile. La decisione di non sospendere i controlli è ben vista dalla Polizia di Stato che ha manifestato “gratitudine” spiegando che il Tutor rappresenta “uno dei migliori strumenti per garantire la sicurezza stradale e l’incolumità dei conducenti”.

La vicenda arriverà ora in Cassazione. Il terzo grado di giudizio, riporta il Giornale, “già nel 2015 aveva respinto il ricorso di Autostrade che chiedeva di riconoscere la nullità del brevetto Craft”. A quei tempi, ricostruisce il Corriere della Sera, il tribunale era chiamato a esprimersi sull’inventore del meccanismo. Dopo una bagarre giudiziaria lunga diversi anni, aveva stabilito che l’invenzione del Tutor era proprio di Craft. Ora arriva un nuovo tassello di una vicenda che promette di far discutere ancora a lungo. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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