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Doppia mamma

Il messaggio da dare ai bambini figli di coppie gay è che la «diversità non è sinonimo di inferiorità». È questo il principale consiglio alle famiglie omosex secondo Anna Oliveiro Ferraris, psicologa dell’età evolutiva all’Università la Sapienza di Roma, dopo il primo caso in Italia di riconoscimento di adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale (lesbiche) alla convivente che non è la madre biologica della piccola.

«Il fatto che per la prima volta in Italia sia riconosciuta ufficialmente la genitorialita’ ad entrambe le “mamme” gay – afferma l’esperta – non `impatta´ sulla piccola, per la quale l’ufficialità della propria condizione non è, data l’età, rilevante. Indubbiamente, questa tipologia di nucleo familiare farà sorgere domande e dubbi nel bambino, ma va detto che se i genitori gay si dimostrano preparati e competenti ad affrontare insieme ai piccoli le situazioni ed eventuali difficoltà che potrebbero presentarsi, i figli di coppie omosex possono crescere serenamente e senza particolari danni emotivi».

Il punto, chiarisce la psicologa, «è essere capaci di tranquillizzare i bambini, perché spiegare non basta: i piccoli, infatti, razionalmente sono in grado di comprendere molto bene la loro condizione, ma la razionalità non è sufficiente a soddisfare i loro dubbi». Dunque, per tranquillizzarli «è fondamentale far capire – afferma Oliveiro Ferraris – che esistono molte altre famiglie simili alla loro e che, in generale, le forme della famiglia possono essere molto varie: famiglie adottive, con un solo genitore o di divorziati. Ciò che conta, è il messaggio da dare, non è dunque la `forma´ del nucleo familiare bensì l’affetto che esiste tra genitori e figli, poiché `diversità´ non è sinonimo di `inferiorità´ né rappresenta un elemento di maggior rischio psicologico per il bambino». In un certo senso, quindi, i genitori gay «hanno un compito in più: spiegare e tranquillizzare i figli rispetto alla condizione che vivono, tenendo conto del fatto – rileva la psicologa – che, soprattutto da piccoli, i bambini tendono a voler essere uguali ai loro coetanei e non differenti». Quanto poi all’assenza di una figura maschile, o femminile, nel nucleo familiare, «è importante che la coppia omosex si apra all’esterno: è fondamentale dare cioè la possibilità ai figli, fin da piccoli, di frequentare e confrontarsi con altre famiglie eterosessuali o anche con parenti di sesso diverso, come zii e nonni in questo specifico caso». Ovviamente, conclude l’esperta, «molto dipende dalle singole situazioni, ma è chiaro che avere `due mamme´ o `due papà´ potrebbe creare un vuoto, ed è per questo che le due figure genitoriali dovrebbero diversificarsi, non diventare troppo protettive ed aprirsi al mondo esterno, non dimenticando il ruolo centrale che in tali situazioni dovrebbero avere anche la scuola e la società».  

http://www.lastampa.it/2014/08/31/blogs/oltretevere/doppia-mamma-vd0GmbkNLlxCvKfsPs9LNN/pagina.html

 

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