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Doppio sequestro Orlandi-Gregori. La Procura decide il 4 maggio

ALTRI2F2_3574189F1_6426_20130425210938_HE10_20130426-059Piazzale Clodio chiude un altro giallo «storico», dopo le inchieste Pasolini e Majorana. L’indagato reo confesso ha parlato di una «guerra tra fazioni ecclesiastiche». Le due quindicenni prese «per svolgere pressioni sull’attentatore di Giovanni Paolo II»

di Fabrizio Peronaci

E’ confermato: entro la fine della prossima settimana, o al più tardi la mattina del 4 maggio 2015, la Procura di Roma, probabilmente attraverso una nota stampa, ufficializzerà la conclusione delle indagini sul caso Orlandi-Gregori, e comunicherà la propria decisione in merito al rinvio a giudizio di Marco Fassoni Accetti, il principale indagato per il sequestro delle due quindicenni, avvenuto nel 1983 nell’ambito di uno scontro tra opposte fazioni vaticane al tempo della Guerra Fredda. Nel Palazzo di Giustizia della capitale, dopo la chiusura delle inchieste sull’omicidio Pasolini e la scomparsa del fisico Majorana, si intende così regolare i conti con tutti i grandi «gialli storici» rimasti ancora in sospeso.

Il memoriale e lo schema in 42 punti
Marco Fassoni Accetti, 59 anni, indagato per duplice sequestro di persona
Marco Fassoni Accetti, 59 anni, indagato per duplice sequestro di persona

Il reo confesso del rapimento delle due quindicenni, che ha consegnato ai magistrati Giancarlo Capaldo e Simona Maisto un lungo memoriale e uno schema in 42 punti comprendente anche i codici utilizzati dai sequestratori, ha ammesso di aver agito per conto di un gruppo di orientamento «progressista», formato da laici ed ecclesiastici interessati a consolidare la Ostpolitik del cardinale Casaroli e a contrastare la politica di papa Wojtyla e di uno dei suoi principali collaboratori, quel monsignor Marcinkus posto alla guida dello Ior e al centro di numerosi scandali. L’ipotesi, attentamente vagliata anche dal capo della Procura, Giuseppe Pignatone, stando alle rivelazioni di Fassoni Accetti (fattosi avanti spontaneamente, dopo le dimissioni di papa Ratzinger, nel marzo 2013) è quella di un doppio ricatto: Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, sarebbe stata rapita tramite un tranello (con la prospettiva di un ritorno a casa nel giro di poche ore) per indurre la Santa Sede a non opporsi alla richiesta di grazia a favore di Alì Agca; Mirella Gregori, cittadina italiana, sarebbe rimasta vittima di un analogo schema, ma per esercitare pressioni sul presidente della Repubblica, effettivo titolare del potere di grazia.

Il piano per indurre Agca a ritirare le accuse all’Est

Attenzione, però: la richiesta di scarcerazione di Agca (il famoso «scambio» con Emanuela) avanzata in più comunicati dai sequestratori, ha messo a verbale Marco Fassoni Accetti, «era una finta, perché mai abbiamo pensato sul serio che il detenuto potesse essere liberato entro breve tempo». In realtà l’obiettivo era convincere l’attentatore turco che ci fosse in atto una trattativa, in modo da indurlo a ritirare le accuse alla Bulgaria (e quindi indirettamente alla Russia) come mandante del ferimento del pontefice, due anni prima. Effettivamente, Agca ritrattò le sue accuse ad Antonov (caposcalo della Balkan Air) il 28 giugno 1983, sei giorni dopo il sequestro della «ragazza con la fascetta»: questa circostanza rafforza l’ipotesi che lo stesso rapimento rappresentasse un «segnale» favorevole alla realizzazione delle finalità politiche (tutela del dialogo con i Paesi dell’Est) del gruppo anti-Wojtyla. Nel quale, va ricordato, il supertestimone ha detto di essere stato ingaggiato per la sua pregressa frequenza (alle scuole medie) del collegio De Merode, in piazza di Spagna, e i contatti avuti con religiosi vicini a Casaroli.

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_aprile_24/doppio-sequestro-orlandi-gregori-procura-decide-4-maggio-1be5d1b6-ea96-11e4-850d-dfc1f9b6f2f5.shtml

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