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Dove va la Russia e come potrà riconciliarsi con l'Europa? Lo abbiamo chiesto all'ex ambasciatore a Mosca

“La Russia, a mio avviso, ha bisogno di profonde riforme, soprattutto nel settore economico e industriale. Dovrà rivedere il modello di sviluppo perché un Paese che si vuole potenza globale non può vivere esportando idrocarburi e importando quasi tutto il resto. Negli ultimi quattro anni sono stati realizzati importanti sforzi per favorire gli investimenti stranieri, soprattutto con trasferimenti tecnologici; ma molto di più dovrà essere attuato per modernizzare il Paese. E un primo indicatore verso quale direzione andrà la Russia del quarto mandato del presidente Putin sarà dato dalla composizione del nuovo governo”: a parlare Cesare Maria Ragaglini , 64 anni, uno dei più conosciuti diplomatici italiani , già Ambasciatore Italiano a Mosca (dal 2013 al 2017), con un curriculum che lo ha visto anche Ambasciatore Rappresentante Permanente presso le Nazioni Unite a New York (dal 2009 al 2013) e Direttore Generale del MAE per il Mediterraneo e Medio Oriente (dal 2006 al 2009). Sarà Ragaglini l’ospite d’onore del secondo appuntamento bolognese di “Dialoghi sul Mondo 2018” che si confronterà con Romano Prodi, presidente della Fondazione per la  Collaborazione tra i Popoli, sul tema “ Russia: tra passato e futuro”. 

Putin è stato recentemente rieletto presidente con una clamorosa riconferma, il 76,6% pari a oltre 56 milioni di persone votanti: se lo aspettava in queste proporzioni e come legge, pensando alla popolazione russa, questo risultato?

L’affermazione del Presidente Putin alle elezioni del 18 marzo non giunge inaspettata per quanto le proporzioni siano superiori alle attese e anche l’affluenza, che la stampa occidentale indicava come indispensabile per la “legittimità” politica del vincitore, è stata particolarmente elevata. È vero che i candidati non erano all’altezza e ben poche possibilità di successo avrebbero avuto: ma è altrettanto vero che la personalità di Putin si è affermata in Russia in questi quasi 20 anni come punto di riferimento di una popolazione che ha attraversato vicende storiche e personali devastanti (crollo dell’Unione Sovietica con il distacco di metà della popolazione, spoliazione delle risorse del Paese, crisi economiche e finanziarie, assenza di sicurezza e di ordine, tenore di vita ai limiti della povertà, perdita dello status di grande potenza) e che ha trovato in Putin chi l’ha trascinata fuori dal baratro. Una popolazione, stremata, disillusa, calpestata che ha ritrovato stabilità, benessere, sicurezza, l’orgoglio di appartenere a un grande Paese. E l’atteggiamento conflittuale della UE e degli USA ha favorito questa aggregazione, peraltro già naturale in un Paese come la Russia. Non ci si può quindi stupire dell’ampio consenso che Putin ha goduto in tutti questi anni, accresciuto negli ultimi quattro da come ha reagito e gestito la crisi con l’Unione Europea, la recessione economica, le sfide di politica estera.

La questione Crimea resta aperta ma, alla luce del trionfo di Putin, pensa che  l’Unione Europea potrebbe rivedere le sanzioni commerciali nei confronti della Russia?

L’Unione Europea deve certamente intraprendere una seria e approfondita riflessione sui rapporti con la Russia, non tanto alla luce del recente successo elettorale, ma perché la Federazione deve essere un partner per l’Europa e non un avversario. E la questione ucraina e della Crimea devono essere risolte e superate nell’interesse reciproco.

Il risultato delle elezioni politiche italiane – penso all’ affermazione della Lega di Matteo Salvini che dice di ammirare Putin – influirà sui nostri rapporti con la  Russia?

I rapporti fra Italia e Russia sono già ottimi. Al momento dello scoppio della crisi ucraina all’inizio del 2014 con il conseguente deterioramento delle relazioni fra UE e USA da una parte e Russia dall’altra, l’Italia ha mantenuto – nel rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza a Organizzazioni internazionali – un atteggiamento ragionevole, equilibrato e aperto. Abbiamo sempre ritenuto necessario non isolare La Russia e di coinvolgerla sempre più nell’affrontare le grandi crisi e sfide internazionali: oggi Mosca è un crocevia di capi di Stato e di governo in visita ma il primo leader di un grande Paese a visitare la Russia è stato italiano, nel marzo 2015.  Dopo la visita del Presidente Renzi le relazioni, anche dal punto di vista politico, hanno conosciuto uno sviluppo senza precedenti e un’intensità che hanno permesso la costituzione di un quadro di riferimento politico di cui hanno beneficiato moltissimo anche le nostre imprese. Naturalmente c’è sempre spazio per miglioramenti in tutti i settori.

Europa e Russia – sosteneva Prodi quando buoni erano i rapporti tra Russia e Occidente- sono complementari come “whisky e soda”. L’Ue ha bisogno della Russia per l’energia, la Russia ha bisogno dell’Ue per la sua esigenza di modernizzazione, di trasformazione del paese. Secondo lei si sta andando in questa direzione o si rischia di perdere un’ opportunità per il futuro?

Si deve andare, a mio avviso, nella direzione di una sempre maggiore intensità dei rapporti economici. La Russia offre un grandissimo mercato oltre alla fornitura di energia a prezzi competitivi, le aziende europee hanno bisogno di questo mercato e possono offrire tecnologia. Si tratta di una naturale complementarità dei due sistemi, e le aziende italiane dovrebbero mostrare più convinzione, più determinazione e più rapidità nel cogliere le opportunità che anche oggi la Russia offre.

L’Italia storicamente è sempre stata un partner privilegiato della Russia e dell’ex Unione Sovietica… Continuerà ad avere questo ruolo?

Abbiamo una presenza economica, industriale, finanziaria in Russia da molti decenni. Quasi nessuna delle aziende italiane che ha investito nella Federazione se ne è andata, neppure nei momenti più difficili; anzi, molto spesso hanno investito proprio in quei periodi e non se ne sono mai pentite. Sia nell’attuale situazione sia in un futuro di maggiore modernizzazione, il sistema imprenditoriale italiano ha possibilità incredibili di espansione, soprattutto attraverso investimenti per i quali già esistono importanti incentivi e benefici da parte delle autorità russe. Le imprese italiane hanno sempre avuto nei confronti prima dell’URSS poi della Russia una visione strategica di lungo periodo che ha permesso loro posizioni di privilegio nel mercato: sono fiducioso che questa visione, così lungimirante, non verrà meno ora.

Tra i temi caldi, ci sono anche le accuse nei confronti dei russi di pirateria informatica per destabilizzare le elezioni nei Paesi occidentali: cosa ne pensa?  È scoppiata la tempesta Facebook …

Sono molto poco sorpreso dalla tempesta che ha investito Facebook: d’altronde se le persone sono disposte a mettere on line qualunque particolare della propria vita, come si può pensare che qualcuno non ne approfitti? La raccolta di informazioni è sempre stata un’attività che fin dall’antichità gli Stati hanno praticato nella consapevolezza che avere notizie, anche segrete, riguardanti un altro Paese fosse necessario per elevare il livello della propria sicurezza. Nei secoli le modalità di acquisizione delle informazioni è cambiata proprio grazie alla tecnologia, e chi ne aveva i mezzi se ne è sempre avvalso nei confronti sia di avversari sia di alleati. Quindi più che sorprenderci o irritarci dobbiamo sviluppare gli strumenti per difenderci meglio.
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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