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Draghi evoca il rischio di nuovi shock per l'Europa

Francoforte – Allarme di Mario Draghi per la debolezza della ripresa economica che pone dubbi sulla capacità dell’Europa di resistere a possibili nuove ondate di crisi. “Le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza”, osserva il presidente dell’Eurotower nell’editoriale del rapporto Bce 2015, “dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche. Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andra’ l’Europa e alla sua capacita’ di tenuta a fronte di nuovi shock. In questo, il nostro impegno a onorare il mandato conferitoci continuera’ a rappresentare un’ancora di fiducia per i cittadini d’Europa”. 

“Il 2016 non sarà meno impegnativo dell’anno appena passato per la Bce”, ha rilevato Draghi il quale ha rivendicato come, grazie alle forti misure di stimolo adottate, Eurotower abbia dimostrato “che non si arrende a una inflazione eccessivamente bassa, anche di fronte a forze deflazionistiche globali”. Draghi ha ricordato che gli stimoli varati consentono di aggiungere circa 1,5 punti percentuali al Pil dell’area euro nel periodo 2015-2018, e hanno poi evitato che l’inflazione cadesse a valori ancora più bassi. 

L’Eurotower evidenzia che l’Italia, insieme a Spagna, Lituania e Austria, è stata giudicata a “rischio non conformita’” con il Patto europeo di Stabilità. E’ quanto trapela dal rapporto Bce 2015, nel quale si  aggiunge che “il 23 novembre l’Eurogruppo ha esortato i paesi a rischio di non conformita’ ad adottare le misure aggiuntive necessarie a fronteggiare i rischi indicati dalla Commissione: ma “e’ importante che il risanamento di bilancio sia favorevole alla crescita”. 
“Dal lato delle uscite, – spiega la Bce – le revisioni della spesa offrono uno strumento promettente per individuare le prestazioni che non determinano necessariamente un aumento del benessere. Dal lato delle entrate, rendere il sistema tributario piu’ favorevole alla crescita e limitare l’evasione fiscale rappresentano importanti ambiti di intervento in diversi paesi. In particolare, la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro puo’ esercitare effetti positivi sulla crescita e sull’occupazione”. (AGI) 

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