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Dramma epidemie in Nepal. 15enne estratto vivo dopo 5 giorni

(AGI) – Kathmandu, 30 apr. – I soccorritori che scavano tra gli edifici crollati a Kathmandu hanno salvato una donna a cinque giorni dal sisma. La donna e’ stata estratta viva tra le macerie di una guest house a New Buspark, dopo 10 ore di lavoro. E’ il secondo salvataggio della giornata dopo quello di un quindicenne. Con un sistema fognario gravemente danneggiato, le carcasse in putrefazione tra le macerie e migliaia di persone che dormono all’addiaccio, il Nepal deve affrontare il rischio epidemia. Il bilancio delle vittime del sisma e’ salito a 5.844 morti e oltre 11mila feriti e all’appello mancano ancora tre italiani. Ma, adesso, il rischio e’ di una seconda tragedia simile all’emergenza scoppiata ad Haiti, all’indomani del sisma del 2010: un’epidemia di colera, la cui responsabilita’ fu attribuita -ironia della sorte- a un contingente di caschi blu nepalesi (anche se l’Onu ha sempre negato). “In un ambiente in cui l’igiene e’ scarsa e la gente beve l’acqua che arriva da sorgenti dubbie, c’e’ sempre il rischio di malattie dall’acqua infetta, diarrea, o infezioni respiratorie”, ha ammesso Patrick Fuller, portavoce ella Corte Rossa Internazionale per l’Asia-Pacifico. A cinque giorni dal sisma, tuttavia, accade anche qualche miracolo: come quello del 15enne Pemba Lama, estratto vivo dalle macerie di un edificio a Kathmandu. Nella capitale e’ stata trovata viva anche una donna mentre nella notte una 13enne era stata salvata nella citta’ di Bhaktapur, uno dei siti considerati Patrimonio dell’Umanita’ dall’Unesco e gravemente danneggiati dal sisma. I soccorritori, tra i quali gli americani dell’agenzia di cooperazione Usaid, hanno lavorato per ore per cercare di raggiungere Pemba Lama. E quando il ragazzo, messo su una barella, e’ stato issato in alto, si e’ levato un applauso. L’adolescente e’ apparso stordito, con il volto coperto di polvere: “C’era tanta gente intorno a me fra le macerie. Urlavano”, ha raccontato alla Bbc, spiegando di essere sopravvissuto succhiando acqua dai vestiti umidi e mangiando burro chiarificato trovato in alcune scatolette. A Kathmandu migliaia hanno trascorso la quinta notte all’addiaccio. E come ha detto il responsabili del Centro emergenza disastri del ministero dell’Interno, Rameshwor Dandal, “la natura sembra congiurare contro di noi”. Le squadre di soccorso hanno dovuto lavorare sotto la pioggia battente e gli elicotteri ancora una volta hanno faticato a volare verso le localita’ piu’ remote. Intanto, arrivera’ stasera a Kathmandu il team di nove vigili del fuoco che fanno parte della task force di assistenza sanitaria e di supporto tecnico inviata dal governo italiano per assistere la popolazione. Intanto il governo nepalese, che non vuole perdere la lucrosa attivita’ turistica himalayana, si appresta a riapriere i sentieri sull’Everest. Gli alpinisti potranno tornare gia’ nei prossimi giorni: “Le ascensioni potranno continuare, non c’e’ ragione che qualcuno abbandoni la sua spedizione”, ha sintetizzato il responsabile del turismo nepalese, Tulsi Gauta. (AGI) .
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