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Due classi di studenti hanno vissuto senza social per 7 giorni

C’è un motivo se a ogni crash di Whatsapp o di Facebook si genera il panico: l’eccessiva dipendenza da Internet e smartphone. Soprattutto tra i giovanissimi. La cura? L’astinenza. Questo l’esperimento proposto (e portato a termine) in due classi dell’Istituto tecnico Dagomari di Prato, dove sia gli studenti che il professor Marcello Contento, 35 anni docente di Economia Aziendale, hanno messo via i cellulari per una settimana di disintossicazione. Il risultato? I ragazzi non solo hanno scoperto che esiste una vita oltre lo schermo, ma anche che può essere molto più divertente.

La proposta di Contento

Quando Contento ha proposto l’esperimento di una settimana senza cellulare ma soprattutto senza Internet e social, , racconta il Corriere della Sera, i suoi studenti hanno pensato a uno scherzo, ‘prof fallo tu, tanto non ci riesci’. Invece lunedì 15 maggio sono partiti tutti insieme: alle 10 stop ai cellulari fino alla stessa ora del 22, in due classi: 2F e 2G, prof. incluso. Il progetto, che si chiama “Social Zero”, vieta Facebook, Instagram (il più amato), WhatsApp, Ask e web.

Un avvio tra le lacrime

Il primo giorno è stato il più duro. Silvia, classe 2001, ha pianto dopo aver consegnato il suo cellulare: “Ero ‘impanicata’, l’idea di stare senza per una settimana mi faceva morire, ma poi ho ceduto”, ha raccontato al Corriere. Sei giorni dopo riconosce: “Non mi sono mai accorta di avere così tanto tempo a disposizione, studio e faccio molte più cose”. E come lei ha reagito anche Francesca, 16 anni: “Io sono stata disperata due giorni, il tempo non passava mai, poi ho parlato con un’amica per mezz’ora, è stato bello!”. Nessuno credeva di partire sul serio. Ora, a sfida quasi finita, tutti sorridono e qualcuno ammette: “Non pensavamo di essere così dipendenti dalla tecnologia”.

Cruciverba e chiacchiere contro la noia

Ma come combattere la noia nei lunghi pomeriggi senza internet? Il prof Contento, 35 anni, siciliano di Alcamo, precario da 10 e da due docente a Prato, ha portato cruciverba e Sudoku. Lui e i ragazzi, inoltre, sono andati in campagna in visita a una fattoria didattica, per musei a Firenze, preso lezioni di teatro e una sera hanno anche invitato mezza Prato in centro per un aperitivo senza social. Ma soprattutto, le ‘cavie’ hanno riscoperto il piacere di una chiacchierata in famiglia o con gli amici. Silvia: “Sono stata a cena un’ora con i miei, erano felicissimi”. Francesca confessa che la sera ha parlato un’ora col padre e col fratello: “non lo facciamo mai”. Mentre Adele, di 16 anni, ha scoperto di avere “molto più tempo per studiare: tre ricerche in due giorni!”. E al prof. ha detto: “Se lo tenga pure il mio telefono”.

Il diario social dell’esperimento anti-web

La settimana è interamente documentata, giorno per giorno, con un diario social su Facebook, sul profilo Social Zero, rigorosamente tenuto da un ‘terzo’ non coinvolto nel progetto. Con di foto e video che mostrano i ragazzi alle prese con nuove attività. E sempre alla pagina Facebook, il prof. affida le sue impressioni sull’esperimento appena terminato. “E’ stata una settimana molto intensa. “Sia io che i ragazzi siamo stanchi ma pieni di tutto quello che abbiamo fatto e che ci ha arricchiti”. A mezzogiorno la riconsegna dei cellulari, “ma direi che ormai il meccanismo è consolidato. E la scommessa è vinta. Inizia una nuova vita con una maggiore consapevolezza del tempo che abbiamo a disposizione”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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