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Due dipendenti fanno causa a Microsoft, “abbiamo visto cose atroci”

Giornate intere a guardare e censurare immagini scabrose, video “disumani”, contenuti “disgustosi” hanno provocato danni psicologici a due dipendenti di Microsoft. Henry Soto e Greg Blauert hanno deciso di querelare il colosso americano, perché il lavoro nell’Online Safety Team ha provocato loro un disordine da stress post-traumatico.

Il compito dei due ex dipendenti Microsoft, racconta la Bbc, era quello di valutare tutti i contenuti segnalati come potenzialmente illegali. “Microsoft si assume seriamente la responsabilità di rimuovere e segnalare immagini pedopornografiche e di abusi sessuali condivise attraverso la piattaforma, così come la salute e la tranquillità dei dipendenti che fanno questo importante lavoro”, ha sottolineato l’azienda. 

Come funziona il filtro anti-pedofilia

Il Microsoft Online Safety Team è la divisione che si occupa di individuare i contenuti illegali postati on-line e di segnalarli al Centro nazionale americano dei bambini scomparsi e sfruttati. Quando vengono segnalate immagini o video, identificati da un software o dagli utenti, un gruppo di persone si occupa di guardare tutto il materiale e girarlo alle autorità. Microsoft ha spiegato che i dipendenti del Safety Team rimangono in questo incarico per un breve periodo di tempo – senza specificare la durata – e sono separati dalle persone che lavorano in altri settori. Chi sta in quel team, ha fatto sapere Microsoft, partecipa a un programma che prevede un colloquio obbligatorio al mese con un esperto. Inoltre, le immagini, sempre in formato ridotto, prima di arrivare sui loro schermi, sono sottoposte a una riduzione della risoluzione, a un filtro in bianco e nero e a una separazione dell’audio.

L’accusa dei due ex dipendenti

I due ex dipendenti, nella memoria presentata in tribunale il 30 dicembre 2016, accusano Microsoft di non averli preparati adeguatamente al tipo di lavoro e alle immagini che si sarebbero trovati di fronte. Blauert, in particolare, sostiene di aver avuto problemi psicologici e che le persone dell’azienda alla quale si è rivolto gli consigliarono di “fumarsi una sigaretta”, “farsi una passeggiata” o “giocare ai videogame” per distrarsi.

“Abbiamo visto cose atroci”

Soto, nel testo della querela, racconta di essere stato costretto a vedere “diverse migliaia di immagini e video orribili, disumani e disgustosi oltre ogni immaginazione”. Un lavoro che gli ha causato “attacchi di panico, dissociazione mentale, depressione, allucinazioni” e difficoltà a stare vicino a suo figlio e ai bambini in generale. In un appunto interno, presentato dai dipendenti nel dossier, il capo di Soto si limitò a dirgli di avere “coraggio”. Inoltre, Soto racconta di aver chiesto il trasferimento e che l’azienda gli fece sapere che avrebbe dovuto fare di nuovo il processo di selezione. Su questo particolare Microsoft ha assicurato che “se un dipendente non vuole più fare un determinato lavoro, viene assegnato ad altro incarico”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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