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Duecento milioni di donne hanno i genitali mutilati

Articolo di Luciano Gulli (Giornale 6.2.16)

“”Una crudeltà arcaica spacciata come un tradizionale rito di passaggio, all’insegna della «purezza» e della «rispettabilità» femminile. Una spaventosa, sanguinaria violenza vecchia di oltre duemila anni perpetrata su milioni di donne per «metterle a posto» fin da piccole, in modo che imparino presto – e non se lo scordino più, toccandosi tra le gambe – il ruolo subalterno, sotto il profilo socioculturale, al quale sono destinate. Cade la Giornata Onu della Tolleranza Zero verso le mutilazioni genitali femminili. E l’Unicef prova a fare un po’ di conti sul fenomeno. Il numero che fa accapponare la pelle è questo: 200 milioni di donne e bambine mutilate nel mondo. E non solo nelle aree agro-tribali dell’Africa, ma anche nel più «progredito» mondo su cui sventolano le bandiere verdi e nere dell’Islam: dal continente nero, fino all’Indonesia.
Un crimine che sarebbe ora di cancellare, e che invece, sulle ali di una migrazione convulsa e incontrollata, si sta diffondendo anche negli Stati Uniti e in Europa, tra noi.Secondo il rapporto dell’Unicef sono 44 milioni le bambine e le adolescenti (fino ai 14 anni di età) che subiscono il taglio del clitoride o peggio ancora la macelleria sadica dell’infibulazione. Gambia, Somalia, Egitto, Guinea, Gibuti, Mauritania, Indonesia: è lì, soprattutto, l’inferno. Ma sono almeno 30 i Paesi in cui queste azioni malvage si replicano. E non si direbbe, dai sermoni e dal dito ammonitore del califfo Al Baghdadi, gran capo dell’Isis, o dalle prescrizioni dei dottori della Legge che si esibiscono nelle moschee lungo il Nilo, che la pratica susciti sdegno o anche solo riprovazione nella visione tradizionale islamica cosiddetta moderata. Dove la donna (come nel nostro Sud fino agli anni Cinquanta del secolo scorso: dunque c’è poco da fare gli spiritosi) sta «muta e composta».
Sommando i dati forniti dal governo dell’Indonesia, che ha avviato una sorta di censimento del fenomeno, a quelli risultanti dalla crescita della popolazione nelle società in cui il fenomeno è incistato, si calcola che siano cresciute di 70 milioni le donne mutilate nel 2015 rispetto all’anno precedente.Alla base di queste pratiche ignobili non c’è solo la volontà di soggiogare la sessualità femminile. Un ruolo centrale gioca anche la bestiale ignoranza di popolazioni convinte che ci siano anche ragioni etiche ed estetiche (i genitali femminili sono osceni e portatori di infezioni) sanitarie (la mutilazione favorirebbe la fertilità della donna) e religiose. È così che nel 44 per cento dei casi in Eritrea e nel 29 per cento nel Mali, vengono operate bambine con meno di un anno di vita. Shock emorragici, infezioni, traumi psicologici incancellabili. Ecco di che cosa è impastata, spesso, l’infanzia di tante donne con la pelle scura. Le cose vanno male anche negli Stati Uniti e in Europa. Negli States (anche qui niente cifre precise: le orrende mammane armate di bisturi campagnoli odiano le statistiche e lavorano sottotraccia) si calcola che il numero delle mutilazioni, visto l’aumento degli immigrati, sia triplicato negli ultimi anni. E che oltre 500 mila siano le ragazze «a rischio», quest’anno.

Per capire, invece, quanto le mutilazioni genitali femminili siano diffuse in Europa basta guardare al numero delle donne che chiedono asilo arrivando da Paesi in cui questa sporca faccenda è la normalità. Nel 2008 erano 18.110, nel 2013 hanno superato le 25mila. E in Italia? Siamo quarti in Europa. Sei anni fa avevamo in casa circa 35 mila mutilate. Da allora, nessuno ha più tenuto il conto. Tanto, sarà mica una faccenda che ci riguarda, no?””

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