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Dylan: Tito Schipa Jr, è il Giuseppe Verdi del rock americano

di Alessandro Galiani

Roma – Bob Dylan è “il Giuseppe Verdi del rock americano”. Così lo definisce Tito Schipa junior, traduttore in italiano di tutte le canzoni di Bob Dylan. “E’ stato un grande poeta – dice all’Agi il figlio del tenore Tito Schipa, lui stesso cantautore, compositore, regista, attore – sicuramente il più grande poeta della fine del ‘900. Così lo definivamo io e la mia amica Fernanda Pivano. Basti dire che non si può parlare della nostra generazione, quella che aveva vent’anni a metà degli anni Sessanta, della sua importanza, di quello che ha vissuto, senza passare da lui. Dylan ha detto e raccontato come nessun altro, nel bene e nel male, quello che siamo stati stati, è stato un poeta e un musicista grandioso”.

‘GIUSEPPE VERDI’ NEL JUKEBOX
Tito Schipa Jr ricorda di aver scoperto Dylan nel ’67 a un jukebox sul Lungotevere a Roma: “Un ebreo americano, mio amico, mi fece setire ‘Like a rolling stone’, che cambiò la mia vita. E’ forse la canzone più importante della fine del secolo scorso, ma allora non pensavo proprio di poter essere interessato a una musica che non fosse quella lirica o quella sinfonica, scoprii Dylan e mi resi conto che era il nostro Verdi. Scoprii un drammaturgo musicale, popolare, all’altezza di quello che per noi era stato Verdi, un cantante che, con una musica semplice, accessibile a tutti ma profonda, raccontava le nostre aspettative, le nostre speranze, i nostri amori, le nostre lotte, le nostre battaglie”. Dopo quella scoperta, Schipa Jr ha iniziato a lavorare alla traduzione di tutte le canzoni di Dylan, pubblicate da Arcana negli anni ’80 nel libro ‘Mr. Tamburine man’. “Nel ’67 – ricorda – allestimmo, al Piper Club, ‘Then an Alley’, realizzata unendo varie canzoni di Dylan, con cui inventammo l’opera rock. I giornali allora parlarono di Dylan come del Verdi beat, che poi voleva dire rock”.

QUANDO NESSUNO CONOSCEVA ‘MR TAMBURINE MAN’
“Poi – dice ancora – l’ho tradotto tutto, con tutte le rime, come voleva lui: è stato un lavoro massacrante, ma ne valeva la pena”. Non tutti sono d’accordo sul modo in cui Schipa Jr ha tradotto Dylan. “Eravamo coetanei – spiega lui – come sentii ‘Like a rolling stone’ iniziai subito a tradurlo, senza alcuna ambizione che venisse pubblicato. Nel ’66 cantavo ‘Mr Tamburine man’ in italiano, qui da noi ancora non lo conosceva praticamente nessuno, io avevo 20 anni e lui 25, ma non ho mai voluto incontrarlo: non avrei retto psicologicamente. Contattare Dylan sarebbe stato come incontrare Verdi: impossibile. Le mie più che traduzioni – aggiunge – sono traslazioni, nel senso che ho voluto adattare i suoi testi alla nostra cultura e alla nostra sensibilità, altrimenti tante cose non sarebbero state comprensibili. Questo mi ha attirato qualche frecciata, ma credo che sia stato giusto fare così. Per esempio, in una canzone, per dire a una ragazza che sta cercando un uomo forte e famoso che quello non era lui, scrive ‘Non sono Napoleone Bonaparte’ e lo fa perché aveva bisogno di una rima in ‘arte’. Io, nella mia traduzione, avevo bisogno di una rima in ‘ore’ e scrivo Guglielmo il Conquistatore. Oppure Dylan in un’altra canzone parla di una strada che tutti i giovani americani come lui avevano percorso, la Highway 61, un’autostrada che in Italia nessuno conosceva. Io allora traduco Highway 61 con la Firenze-Mare, che è una strada che in Italia tutti allora percorrevamo. Con piccole cose come queste ho fatto arrabbiare tanta gente, ma penso di aver aiutato a capire meglio Dylan”. (AGI) 

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