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E adesso chi ripaga l'onore di Roma svenduto 'dalla politica'? Nessuno, per ora 

Ci sono tre aspetti su cui i giornali si sono concentrati oggi dopo la sentenza di ieri del Tribunale di Roma sull’inchiesta ‘Mafia Capitale’. Il primo: la mafia a Roma non esiste, e ora? (per esempio, Il Foglio). Il secondo: la mafia non esiste, ma esiste una situazione diffusa di corruzione quindi niente esultanze (per esempio, La Repubblica). Il terzo: la mafia a Roma non esiste, ma chi ripagherà la città del danno subito? (per esempio, La Stampa). 

“Fuori la mafia dal Comune!”

Scrive Mattia Feltri: “Ieri i giudici hanno stabilito che Roma è stata vittima di una calunnia entusiastica, colossale e globale”. “È stata calunniata Roma, le sue amministrazioni, fallimentari ma non mafiose, i suoi cittadini e la sua trimillenaria storia che in giro per il mondo porta ancora il titolo del trionfo, malgrado evidenti e abissali disastri. Mafia capitale non era mafia, era una banale, banalmente grave storia di corruzione e delinquenza”. E qualcuno ne ha approfittato. Continua Feltri: “Dunque, chi pensa che Roma sia passata ai Cinque stelle per una campagna brutale e dissennata, cui ha preso parte acriticamente buona parte della stampa, sa dove deve bussare”.  I grillini ci hanno “infilato le mani” per la propria campagna elettorale. “Erano i pomeriggi invernali in cui i loro militanti e quelli di Giorgia Meloni e Matteo Salvini andavano sotto il Campidoglio a gridare «fuori la mafia dal Comune». In cui il New York Times scriveva che la dimensione dello scandalo «sbalordisce persino gli italiani», e si noti la delizia di quel «persino»”. (La Stampa, 21 luglio). 

“L’insano sollievo”

Mario Calabresi, direttore di Repubblica, parla di “Insano Sollievo: “Quando ci si sente sollevati perché i Palazzi erano infiltrati fino al midollo da un’associazione criminale che non può essere definita mafiosa, allora si è perduti”. E poi continua: “Amare Roma significa fare pulizia, non continuare a nascondere la spazzatura della corruzione, del malaffare e della criminalità organizzata dietro una rivendicazione d’orgoglio posticcio”. E chiude con un tono un po’ inquietante: “Possiamo andare a dormire tranquilli, magari dopo aver fatto un brindisi. Ma chiudete bene la porta e assicuratevi che i ragazzi siano in casa”. 

“L’uso improprio dell’indicativo”

Il Foglio, che ha dedicato uno speciale alla fine di Mafia Capitale,  scrive con il suo direttore Claudio Cerasa: “Mafia Capitale non ha mai conosciuto alcun tempo diverso rispetto a quello dell’indicativo. Nel linguaggio della cronaca giudiziaria, e non solo, l’indicativo, si sa, esprime un fatto di validità permanente e l’utilizzo di questa forma verbale ha una serie di implicazioni importanti sulle nostre coscienze, non ultima quella di certificare che ciò di cui si sta parlando esiste davvero, senza condizionali”. Insomma, per Cerasa l’errore più grande errore di politici e giornalisti è stato dare per scontata l’esistenza di una ‘Cupola’ capitolina senza averne la prova fattuale. Aver alimentato un senso di diffidenza nei confronti della città, dei suoi amministratori, anche se colpevoli di corruzione (come in questo caso), che però mafiosi non erano. E con evidenti conseguenze politiche. 

E all’estero? La notizia ha fatto il giro del mondo, come prevedibile. Ma nella rassegna del Foglio si capisce come, forse tranne El Pais, nessuno ha fatto un passo indietro netto e l’onta di una Roma mafiosa rimane intatta. Come dire, oramai il danno è fatto. E se la domanda è: Chi ripagherà l’onore di Roma? La risposta sembra: Nessuno. 

 
 
 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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