TwitterFacebookGoogle+

È assolutamente troppo presto parlare di disgelo tra le due Coree

“I primi dialoghi inter-coreani degli ultimi due anni non sono un’apertura storica”. A dirlo ai microfoni di Radio Radicale nella rubrica settimanale in collaborazione con AgiChina è Gianluca Sezza, ricercatore associato presso la Lancashire University ed esperto di questioni coreane, all’indomani dell’accordo raggiunto tra le due Coree per la partecipazione di una squadra di atleti nord-coreani alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, che si terranno il mese prossimo, e del ripristino della hotline militare tra i due Paesi, un primo gesto di distensione dopo mesi di escalation missilistica e nucleare. Ieri il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, ha aperto ai colloqui con il leader nord-coreano, Kim Jong-un, “se ci sono le condizioni”. 

Il vero nemico di Kim? Gli Usa

Il discorso di capodanno di Kim, durante il quale il leader di Pyongyang aveva aperto alla partecipazione di atleti nordocoreani alle Olimpiadi, pur ricordando di avere un “bottone nucleare” sulla sua scrivania pronto per essere usato – minaccia alla quale il presidente Usa Donald Trump aveva risposto, in modo incommentabile, dicendo di averne uno “più grande e potente” –  è “una fotocopia dei discorsi degli anni precedenti”, ha spiegato il ricercatore. “Kim ha ripristinato la tradizione del nonno, interrotta dal padre che aveva problemi a parlare in pubblico. I discorsi contengono elementi ricorrenti: la mano tesa a Seul per ricordare al governo di Moon chi è il nemico vero: gli Stati Uniti”.  La ripresa dei colloqui intercoreani può portare alla ripresa dei negoziati per la denuclearizzazione della penisola coreana e anche gli Stati Uniti potrebbero intraprendere la strada dei colloqui con Pyongyang “qualora la tempistica e le condizioni fossero giuste. È il messaggio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al suo omologo sud-coreano, Moon Jae-in, durante una conversazione telefonica avvenuta nella serata di ieri. 

“L’obiettivo primo e ultimo di Pyongyang – continua Sezza – è e rimane il ritiro delle truppe americane dalla Penisola. C’è poi una parte economica: il Pil della Corea del Nord ha registrato un tasso di crescita negli ultimi 5-6 anni (del 3,9 nel 2016 ai massimi da 17 anni nonostante le sanzioni). E terzo: i richiami all’unità nazionale e all’importanza di preservare popolo e razza. La vittoria finale per Pyongyang, come emerge in tutti i documenti storici, è la riunificazione con il Sud sotto il concetto di confederazione che il Nord ha in mente dagli anni ’80”. Insomma, nulla di nuovo, solo variazioni sul tema.  La novità è data dal tempismo: lapertura ai colloqui arriva dopo una escalation militare scandita da ben tre lanci di missili balistici e un potentissimo test nucleare nel 2017. Il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, già nelle ultime settimane aveva intensificato gli sforzi per coinvolgere Pyongyang nella competizione olimpica, ottenendo dagli Usa la decisione di posticipare le esercitazioni militari congiunte dopo le paraolimpiadi di marzo”, ha sottolineato. 

Troppo presto per parlare di disgelo

I colloqui avvenuti nel villaggio di confine di Panmunjom, simbolo della tregua che ha posto fine alle ostilità della guerra conclusasi nel 1953, rappresentano davvero un passo in avanti nel rapporto tra le due Coree?  “Se vogliamo credere che la diplomazia sportiva possa migliorare le relazioni intercoreane, in effetti l’evento ha avuto se non altro un significato emotivo molto forte per entrambe le Coree”, ha detto Spezza. “I coreani sentono ancora di essere popolo unito a livello etnico. Il fatto  di sfilare sotto ununica bandiera nella cerimonia di apertura dei giochi  o l’idea di far entrare le due squadre mano nella mano esercita un forte appeal forte sul popolo coreano. Quella di Moon – ha aggiunto – è un’amministrazione di sinistra: nazionalista in termini di unità e braccia tese verso il Nord. Ma la statistica di tutti gli incontri di questo tipo che si sono svolti negli anni passati dimostra come il Nord ci guadagni nel fare questi piccoli gesti che non compromettono l’assetto politico, senza promesse di disarmo, arrivando se mai a fare promesse sulla riunione di famiglie divise, altro tema che tocca molto i coreani. Ma non ci sarà un seguito: quando le squadre torneranno a casa loro, si tornerà alla stasi sempre”, dice il ricercatore.

È la Cina a tenere ancora in pugno la Corea del Nord

Il presidente cinese, Xi Jinping, ha auspicato che i dialoghi inter-coreani avvenuti martedi’ scorso nel villaggio di confine di Panmunjom possano portare alla risoluzione pacifica delle tensioni nucleari e si e’ congratulato con il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, per il miglioramento delle relazioni tra Seul e Pechino, dopo la disputa sul sistema anti-missilsitico Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense system) che ha diviso i due Paesi per oltre un anno. “Nel 2000 le due Coree si erano impegnate a risolvere la crisi senza interventi esterni, la cosa a cui Kim tiene più di tutti”, ha poi sottolineato Spezza. “E’ probabile che Seul abbia sfruttato la mano tesa della Corea del Nord per non irritare il regime nordcoreano ed evitare provocazioni militari durante i giochi Olimpici. Insomma, un l’invito sudcoreano cela il tentativo di tenerseli buoni”. La Cina, che auspica che i colloqui di oggi possano rappresentare “un buon inizio” per il ripristino delle relazioni tra Seul e Pyongyang, ha cambiato atteggiamento e sta abbandonando la linea permissiva degli ultimi anni.

“Pechino non vuole il collasso della Nord Corea”, ha detto Spezza. “Negli ultimi mesi, anche su pressione americana, Pechino è stata più dura nell’applicare le sanzioni delle Nazioni Unite decise per la prima volta all’unanimità: ha tagliato le importazioni di carbone e le esportazioni di petrolio. La Cina è il Paese che tiene in piedi la Corea del Nord, per via ufficiale e con il mercato nero; se chiudesse i rubinetti la Corea del Nord durerebbe al massimo due settimane. Ma Pechino non vuole una crisi umanitaria ai confini o l’invio di truppe internazionali al confine con lo Yalu, il fiume che divide le due Coree. La Cina tiene ancora la Corea del Nord in pugno, ma sa anche che è uno Stato reattivo”, ha concluso Spezza.

La trasmissione è andata in onda mercoledì alle 23. Per ascoltarla cliccare qui.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.