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E Brexit fu. Il giorno che cambia la storia della Ue

La Brexit è iniziata. Con la lettera inviata dal premier britannico Theresa May al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, è partito il conto alla rovescia per l’uscita del Regno Unito dall’Ue, previsto dopo due anni di negoziato. Nella risposta, Bruxelles ha già ufficializzato la riduzione a 27 dei leader partecipanti al Consiglio europeo, mentre finora in questo formato senza premier britannico i vertici erano informali.

May promette “un Regno Unito più forte”

Nella lettera con cui chiede, ai sensi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che sia avviata la procedura per la Brexit, nove mesi dopo il referendum vinto dalle forze euroscettiche del Regno, il capo del governo britannico, ricordando che è stata rispettata la volontà del popolo, ha detto che sarà necessario “lavorare duramente” entrambi nei prossimi mesi perché un mancato accordo “non è quello che cerchiamo”. L’obiettivo è anzi quello di un’alleanza “stretta e speciale” con l’Ue soprattutto su questioni economiche e della sicurezza. 
Parlando alla Camera dei Comuni, May ha promesso un Regno Unito “più forte”; ha chiesto ai cittadini britannici di “restare uniti per raggiungere il migliore accordo possibile”, sottolineando che non c’è possibilita’ di tornare indietro e ammettendo che ci saranno “conseguenze” soprattutto economiche, ma confidando in “giorni migliori”; ha assicurato che nel negoziato rappresenterà “non solo gli interessi di chi ha votato per la Brexit, ma anche di chi ha votato contro, oltre agli interessi dei 3 milioni di cittadini europei che hanno fatto del nostro Paese la loro casa”. Questi ultimi, insieme i cittadini britannici in Ue, saranno una “priorità”. 

Tusk: “Non è un giorno felice, ci mancate già”

Bruxelles ha vissuto molte giornate storiche, nel bene e nel male, da quando è la capitale dell’Europa. Quella del 29 marzo è però la prima in cui viene formalizzata la decisione di uno stato di lasciare l’Unione. In una fase critica per l’Europa, che ha appena celebrato i 60 anni dalla sua fondazione, affronta da anni crisi a ripetizione e si prepara a possibili gravi cambiamenti politici nei principali paesi, l’addio di Londra risulta particolarmente doloroso. Per usare le parole che Tusk ha rivolto agli inglesi, “non c’è ragione per considerarlo un giorno felice: ci mancate gia’”. Quando le ha pronunciate, nella sala stampa del nuovissimo palazzo Europa che da poche settimane ospita il Consiglio, l’ambasciatore britannico presso l’Unione europea Tim Barrow gli aveva appena consegnato “brevi manu” la lettera.

Un divorzio molto complicato

Dopo un vertice dei 27 leader prevista fra un mese esatto, l’approvazione del Parlamento europeo e il mandato formale dei governi al capo negoziatore Ue Michel Barnier, il negoziato potrà cominciare. Se non si concluderà entro due anni, ovvero il 28 marzo del 2019, l’articolo 50 del trattato Ue prevede semplicemente che nessuno dei trattati Ue si applichi più al Regno Unito.
Nonostante le divisioni emerse negli ultimi mesi, in questa occasione gli altri 27 paesi hanno voluto mostrare unità, scrivendolo a chiare lettere nella dichiarazione congiunta di risposta all’avvio del negoziato: “l’Unione agirà in maniera unita e salvaguarderà i propri interessi”, recita il testo. Come tutti i divorzi, anche questo si prospetta complicato, forse anche di più: oggi uno studio inglese elenca 339 voci di negoziato, considerando soltanto il punto di vista britannico.

Le reazioni, da Hollande a Farage

Come aveva promesso, May ha confermato che Londra dopo la Brexit “non farà più parte del mercato unico europeo”, preconizzando una dura rottura con Bruxelles anche sul piano degli scambi commerciali. Elemento che danneggerà l’economia britannica considerando i dazi che l’Ue a questo punto sarà costretta ad applicare ad ogni prodotto ‘Made in Uk’. “Sappiamo – ha ammesso – che ci saranno conseguenze, che perderemo influenza riguardo alle leggi che influenzanono l’economia europea, sappiamo che le nostre imprese dovranno adattarsi a regole non stabilite da loro”.
“Oggi non è una buona giornata – ha detto il presidente del Parlamento Antonio Tajani – la Brexit segna un nuovo capitolo nella storia della nostra Unione, ma siamo pronti, andiamo avanti, sperando che il Regno Unito resti un partner stretto”. Il divorzio, ha avvertito il presidente francese Francois Hollande, “sarà doloroso per i britannici”. “Non ci auguravamo questo giorno”, ha aggiunto Angela Merkel. E mentre al parlamento europeo di Bruxelles i colleghi del gruppo socialdemocratico hanno applaudito l’eurodeputata laburista Dame Glenis Willmott, gli unici ad esultare sono gli euroscettici inglesi, che ancora adesso appaiono increduli per il risultato ottenuto nove mesi fa al referendum sull’uscita: “il sogno impossibile si sta realizzando: oggi superiamo il punto di non ritorno” ha commentato il fondatore del partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip), Nigel Farage.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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