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E' l'ora dei vice, stanotte faccia a faccia Kaine-Pence

Roma – ‘La vicinanza al potere fa credere alle persone di averne a loro volta’, avrebbe detto il perfido Frank Underwood, protagonista della serie tv House of Cards, alludendo al ruolo di vicepresidente degli Stati Uniti. Un gradino sotto ‘Potus’ (l’acronimo che gli americani utilizzano per chiamare l’inquilino della Casa Bianca), ma spesso relegato a ruolo di pura rappresentanza, il vicepresidente degli Stati Uniti svolge le funzioni di presidente in tutti i casi in cui il presidente in carica ne sia impedito, il che non accade così spesso. Ma la scelta del ticket con cui i candidati corrono alle elezioni è spesso decisiva per la vittoria finale Hillary Clinton e Donald Trump hanno designato i loro ‘numeri due’ quest’estate, chiamando al loro fianco rispettivamente Tim Kaine e Mike Pence. Entrambi cristiani, politici di lungo corso, poco meno che sessantenni, Kaine e Pence si sfiderenno in dibattito stasera alle 21 (le 3 di notte italiane) alla Longwood University di Farmville, in Virginia.

Ecco chi sono i due aspiranti vice – Il democratico Kaine, senatore della Virginia, è cattolico, laureato in giurisprudenza ad Harvard, rappresenta uno Stato un tempo repubblicano ma passato ai democratici con Barack Obama e che ora viene considerato in bilico. Figlio di un fabbro, cresciuto a Kansas City, Kaine è un esponente della working class bianca che rischia di essere sedotta da Donald Trump. Parla bene lo spagnolo e ha prestato servizio per i missioniari in Honduras. Dopo aver sposato Anne Holton, figlia di un ex governatore repubblicano della Virginia, si è trasferito nello Stato della moglie, dove da avvocato attivista ha difeso i condannati a morte e promosso campagne per l’edilizia popolare. In politica è stato prima consigliere comunale della capitale Richmond, poi sindaco, governatore e infine senatore dello Stato al Congresso. Rassicurante figura dell’establishment, clintoniano ‘tendenza Bill’, Keine ‘non ha mai perso un’elezione’, ha fatto notare di recente la stessa Hillary. Eletto governatore nel 2005, Kaine ha promosso un controllo più stretto sulle armi dopo una sparatoria all’Università Virginia Tech. “Moralmente” contrario alla pena di morte, visione liberale dell’economia, sostenitore dei trattati di libero scambio, ha sempre il difeso il diritto delle donne all’aborto e ha combattuto i tentativi repubblicani di limitarlo, anche se ha ammesso di essere contrario per principi religiosi.

La biografia di Mike Pence, aspirante vicepresidente di ‘The Donald’ si riassume in tre definizioni che lo stesso Pence ha dato di sè sul palco della convention di Cleveland accettando la nomination: “Sono un cristiano, un conservatore e un repubblicano, in quest’ordine”. Governatore dell’Indiana, il 57enne candidato vice presidente del Gop, scrive il New York Times, e’ un ex “cattolico democratico” diventato “repubblicano evangelico”. Di origini irlandesi, e’ l’unico in famiglia ad aver rotto con la chiesa cattolica e la moglie Karen ha giocato un ruolo importante in questo percorso. Ha votato per Jimmy Carter nel 1980 ma si e’ presto avvicinato a Ronald Reagan e al partito repubblicano. “E’ un uomo molto religioso che arriva dal cuore dell’America”, ha detto di lui lo speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, lanciandolo alla ribalta nazionale. Liberista in economia, (è stato tra i primi parlamentari ad abbracciare il movimento ultra-conservatore dei Tea Party), in politica è considerato un conservatore sociale, se non un vero e proprio reazionario: si è battuto per negare i finanziamenti ai centri di pianificazione familiare e legalizzare la possibilità di rifiutare servizi alle coppie gay. Lo scorso marzo aveva firmato un provvedimento, poi bloccato da un giudice federale, per impedire ad una donna di abortire. Il Nyt scrive che quando era parlamentare non partecipava agli eventi senza la moglie se veniva servito alcol. I nemici non gli perdonano l’appoggio alla riforma sanitaria voluta da Obama: Pence infatti, hanno riconosciuto gli stessi Democratici, ha avuto il merito di estendere il programma Medicaid, la copertura sanitaria per le persone a basso reddito, all’interno del cosiddetto Obamacare. Secondo molti osservatori, una figura ‘presentabile’ come quella di Pence potrebbe rassicurare quella parte di elettorato spaventata dalle uscite politicamente scorrettissime del tycoon, altri ritengono invece che un personaggio cosi’ legato all’establishment repubblicano (lo stesso Marco Rubio, già sfidante di Trump alle primarie del Gop ha benedetto la scelta) possa invece costituire un problema per gli elettori che chiedono a The Donald una ‘rupture’ molto netta con la vecchia politica. (AGI)

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