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Ebraismo, pronto il primo volume del Talmud in italiano

Roma, 1 apr. – “Studio” e’ il suo nome in ebraico, ma “mare” e’ il nome con cui viene chiamato colloquialmente dal popolo ebreo. Si tratta del Talmud babilonese, 5.422 pagine, pilastro dell’ebraismo insieme alla Bibbia, frutto del pensiero dei dottori di Babilonia tra il II e il V secolo dopo Cristo. Scritto in ebraico e aramaico, non era mai stato tradotto finora in italiano. Martedi’ prossimo, nella sede dell’Accademia dei Lincei, il primo volume della traduzione italiana verra’ consegnato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il lavoro di traduzione, durato cinque anni, ha visto la collaborazione di Miur, Cnr e Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane, su impulso della Presidenza del Consiglio.

Un’opera avviata nel 2011 e che proseguira’ al ritmo di 13 saggi all’anno, che ha visto impegnati 50 studiosi di diversi rami del sapere. Emuli, in parte, dei 70 saggi che secondo la tradizione tradussero la Torah in greco in 72 giorni. “La pace e’ per il mondo quello che il lievito e’ per la pasta” recita uno dei passi piu’ citati ancora oggi dal Talmud. Ma il libro rappresenta soprattutto il bagaglio culturale che per secoli, a volte accettato a volte mandato al rogo, ha accompagnato gli ebrei nella diaspora.

Si tratta di 63 trattati divisi in 517 capitoli che si occupano di regolamentare e spiegare tutti i diversi aspetti della vita spirituale, sociale, giuridica, etica e culturale della popolazione ebraica. La sua prima funzione e’ quella di interpretare e dettare l’applicazione delle norme scritte nella Torah, che e’ la vera fonte dei precetti della vita ebraica. Non per niente il Talmud e’ anche definito come Torah orale. Ma in esso sono fissate norme di vita che riguardano tutti gli aspetti dell’esistenza, oltre alla religione, dai rapporti sociali a quelli familiari, dalle ricette mediche ai consigli per una corretta alimentazione, dall’astrologia alla zoologia.

La stesura orale comincio’ nel terzo secolo dopo Cristo a Babilonia e prosegui’ fino al V secolo, quando molto probabilmente vi fu la prima versione scritta. Nei secoli fu limato e accompagnato dal Talmud palestinese, piu’ breve e circoscritto. Giunto in Europa nel tardo Medio Evo fu spesso osteggiato, vietato e bruciato ma papa Leone X ne concesse la pubblicazione a Venezia nei primi anni del ‘500. La prima edizione a stampa in Occidente fu dunque quella veneziana, del 1520-23, ancora oggi testo base per molti studiosi.

La fortuna fu breve, poiche’ l’Inquisizione lo mise all’indice e nel 1553 ne ordino’ il rogo, puntualmente avvenuto a Capo dei Fiori il 9 settembre dello stesso anno, seguito a ruota da un rogo in piazza San Marco a Venezia. Fu poi riabilitato parzialmente dal Conciclio di Trento che ne permise la pubblicazione a patto che si espungessero alcuni passi. Dopo tre secoli di silenzio fu nuovamente al centro di polemiche da parte di movimenti antisemiti nell’Ottocento. Molti i passi a cui si ispira la cultura occidentale, a cominciare da “chi salva una vita salva un mondo intero”, assurto alla fama mondiale grazie all’impegno di Oskar Schindler. Ma molti anche i passi controversi, specchio della cultura e della societa’ dei primi secoli del millennio, che suonano ovviamente obsoleti rispetto alla mentalita’ della cultura occidentale dei nostri giorni. Basti pensare ad alcuni passaggi sulle donne, di cui si scrive: “chiunque fa molte chiacchiere con le donne porta male a se stesso”. Attualmente in Europa e’ stato tradotto in tedesco e inglese e quella che verra’ consegnata la prossima settimana a Mattarella sara’ la prima copia in italiano, corredata di commenti e testo a fronte. (AGI) 

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