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«Ecco come è cambiato in 40 anni il cattolicesimo in Italia»

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«Più piccolo, meno politico, più religioso». Il sociologo Diotallevi parla del suo studio sulle trasformazioni dell’autorità religiosa contenuto in un’opera in quattro volumi sulla storia italiana pubblicato dalla Treccani.
GIACOMO GALEAZZI –
ROMA – 

“Rispetto a quarant’anni fa oggi il cattolicesimo italiano è una cosa più piccola e più religiosa”. Il sociologo Luca Diotallevi, sociologo della Università di Roma Tre, commenta a “Vatican Insider” le conclusioni del suo studio sulle trasformazioni dell’autorità religiosa cattolica per un’opera in quattro volumi della Treccani sugli ultimi 40 anni di storia italiana.

Dagli anni 70 ad oggi com’è cambiato il cattolicesimo in Italia?

“Quarant’anni fa c’erano 50mila presbiteri tra religiosi e diocesani e c’era la Democrazia Cristiana con il 40 % dei voti. Oggi abbiamo una componente ecclesiastica del cattolicesimo un po’ più piccola, mentre il cattolicesimo politico è pressoché scomparso. Lo stesso potrebbe dirsi per l’azione del movimento cattolico in economia o nella università, nel mondo della famiglia o altrove nella società. Ciò significa che, dopo quarant’anni, in Italia il cattolicesimo è più piccolo e che la sua quota religiosa è più grande.

Quali sono le conseguenze?

“La struttura dell’autorità religiosa cattolica in Italia ha manifestato i segni, per un verso, di una forte verticalizzazione e di una ancora più forte centralizzazione e, per altro verso, di una contrazione, forse non solo quantitativa, dei propri terminali territoriali. Così, rispetto a quarant’anni fa, questa struttura appare con un vertice più grande e forte e una base composta di terminali meno numerosi e potenti”.

Com’era la situazione negli anni 70?

“Il cattolicesimo era meno espressione religiosa e più famiglia, cultura, politica, società. Tutte espressioni altrettanto importanti per la fede della dimensione religiosa. C’è poi stato un forte processo di centralizzazione. Quarant’anni fa il centro nazionale dell’apparato ecclesiastico era una struttura modesta, poco rilevante e non come la conosciamo oggi. Si pensi a cosa era ed a cosa è divenuta la C.E.I. Questo processo di centralizzazione ha fatto sopravvivere in Italia un cattolicesimo religioso meno debole di quanto non sia accaduto nel resto d’Europa. Ma al tempo stesso le realtà di base sono diventate più fragili e dipendenti dal centro”.

Ci sono differenze fra aree d’Italia?

“Sì. Queste trasformazioni non sono avvenute in modo omogeneo nel paese. Oggi ci sono realtà ecclesialmente molto vivaci come la Lombardia e la Puglia e altre in enorme crisi, soprattutto in Italia centrale: sud della Toscana, Umbria, parte centrale della linea adriatica, il Lazio. Il meccanismo che ha consentito al cattolicesimo italiano di attraversare questi quaranta anni subendo meno colpi ha però ormai dato il massimo di quello che poteva dare. Questo meccanismo di sopravvivenza per centralizzazione non regge più, ha esaurito senza riprodurre le risorse di cui si è avvalso. E’ un processo che ormai mostra tutti i suoi limiti”.

Come si è svolta la sua ricerca?

“E’ stata analizzata la struttura dell’autorità religiosa, espressione che indica dunque semplicemente una componente di un sistema religioso e di una tradizione religiosa. Ho cercato di mettere in luce le modifiche, le de-formazioni, che la struttura dell’autorità religiosa cattolica in Italia ha sperimentato e che risultano più facilmente visibili se di quella struttura si confrontano, idealmente, due fotografie: una scattata all’inizio degli anni Settanta e l’altra ai giorni nostri”.

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/religione-religion-religion-41718/

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