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Ecco come l'aeroporto di Beirut è finito assediato dai rifiuti

Beirut – Il caos rifiuti in Libano ora minaccia l’aeroporto internazionale “Rafic Hariri” di Beirut, mette a rischio la sicurezza dei voli, e diventa una mina vagante per il neonato governo di Saad Hariri. Ultimo capitolo di una storia infinita di discariche temporanee e di emergenze sanitarie è la chiusura di Costa Brava, area destinata alla spazzatura di cui i giudici hanno appena ordinato la chiusura temporanea. La discarica, a sud di Beirut, era stata costruita a marzo 2016 sul mare come soluzione temporanea al dramma nazionale. ‘Location’ che però non ha fatto altro che attirare stormi di gabbiani che molto spesso invadono le piste di atterraggio minacciando la visibilità e la sicurezza dei piloti. In alcuni punti le pile di rifiuti inoltre raggiungono un’altezza di circa nove metri e qualche giorno fa una pista è stata addirittura chiusa dopo che un volo della MEA ha avuto difficoltà ad atterrare.

Polemica senza fine e la campagna Internet di You Stink

Numerose personalità politiche e della società civile, come il leader druso Walid Jumblatt o lo stesso collettivo “You stink” (Puzzate! Ndr), avevano lanciato l’allarme: “Cosa aspettate a chiudere la discarica di Costa brava, che un aereo si schianti o che arrivi una decisione internazionale che ordini di chiudere l’aeroporto?”, si legge sul profilo Facebook del collettivo. Nei giorni scorsi anche il ministro dell’Ambiente Tarek Khatib aveva visitato la discarica per valutare la situazione e frenare gli allarmismi. Tuttavia, nè il governo nè la al Jihad group (JCC), azienda incaricata del progetto, sembrano intenzionate a ricorrere in appello contro la decisione del giudice.

Dopo la guerra civile la prima discarica di Naameh

Dopo la guerra civile, il governo libanese inizia a costruire la discarica di Naameh, circa 20 km a sud di Beirut, che apre nel 1997. Concepita come temporanea, Naameh avrebbe dovuto ospitare al massimo 2 milioni di tonnellate di rifiuti, in attesa di trovare un altro sito. Tuttavia, nel corso dei successivi 15 anni il problema dei rifiuti è finito in fondo alle agende dei vari governi, alle prese con la ricostruzione post bellica, la ricomposizione dei conflitti interni e dei rapporti internazionali. In mancanza di un sito definitivo la discarica di Naameh nel corso degli anni ha ampiamente superato i limiti della sua capacità originaria. Il 17 luglio 2015, con circa 16 milioni di tonnellate di spazzatura al suo interno, il governo ne decide la chiusura, in seguito alle proteste dei residenti, che denunciarono casi di cancro, malattie della pelle e intossicazioni. Nel frattempo, l’azienda responsabile della raccolta, la Sukleen, iniziò a sistemare i rifiuti sotto ai ponti cittadini e in giro per la città, compromettendone la vivibilità.

L’inizio delle proteste, gli attivisti di You Stink

Il 23 agosto, soprattutto a Riad el Sohl e a Sahat al Shuhada, due piazze adiacenti alla sede del governo, iniziano le proteste, organizzate dal collettivo “You stink”. Il nome del collettivo, nato su Internet e guidato da giovani come Waref Suleiman e Pierre Al Hashash, gioca su un duplice riferimento: da una parte l’odore dei rifiuti diffuso in varie parti della città, dall’altra la corruzione della classe politica, che secondo gli attivisti lucrerebbe sulla gestione delle discariche. La protesta si allarga, e inizia a fare riferimento ai problemi endemici del Libano: disoccupazione, carenza di energia elettrica, la mancanza di una legge elettorale equa. Secondo i quotidiani locali, i manifestanti in piazza – alcuni dei quali si accampano permanentemente e indicono scioperi della fame – passano dai circa 5000 del 23 agosto ai circa 120000 di una settimana dopo.

La rabbia e il gesto estremo di Mohammad Haraz

Le manifestazioni vanno avanti due mesi e la tensione cresce: a inizio ottobre la polizia impedisce ai manifestanti di avvicinarsi al palazzo del governo e spara lacrimogeni e proiettili di gomma, effettuando decine di fermi. Sulla scia delle primavere arabe, molti giovani scandiscono slogan rivoluzionari già sentiti nei paesi coinvolti dai sommovimenti popolari, compreso il celebre “Ash-shab yurid isqat an-Nizam”. Un altro slogan che si sente è “Badna Nahsseb” (“vogliamo responsabilità”), in riferimento alla deliberata e ripetuta estensione dei mandati parlamentari, mentre la carica di Capo di Stato rimane vacante dal maggio 2014. Il 16 ottobre l’attivista Mohammad Haraz si dà fuoco di fronte al Tribunale militare dove sono trattenuti i leader della protesta Suleiman e Al Hashash, emulando il tunisino Mohammad Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 aveva fatto lo stesso, segnando l’inizio simbolico delle primavere arabe. Quello del 2015 è un movimento di protesta senza precedenti in Libano: per anni, ogni movimento civile è sempre ricaduto sotto l’ombrello confessionale, perseguendo obiettivi specifici e più o meno funzionali all’appartenenza religiosa. “You stink” è invece trasversale e persegue istanze universali.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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