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Ecco perché il mercato del Circo Massimo è stato chiuso

La via è poco più di un vicolo, ma è una delle più belle di Roma. Poche centinaia di metri che uniscono due luoghi storici della Capitale come l’area archeologica della Bocca della Verità e il Circo Massimo. Una passeggiata che costeggia le rovine del Palatino e che la luce del mattino immerge in quei colori che solo Roma sa dipingere su se stessa. Lo stesso mattino che di buon ora si anima delle voci di contadini e allevatori venuti dalle campagne intorno alla città a vendere i loro prodotti. Tutti rigorosamente a chilometri zero. Voci festose, allegre che sabato 11 febbraio – giornata tradizionale di mercato – si sono trasformate in cori di protesta e in grida di allarme.

Il pericolo è che questo mercato, organizzato da Coldiretti in un capannone al numero 74 di via di San Teodoro 74 e diventato punto di riferimento per la spesa a chilometri zero dei cittadini romani e di turisti italiani e stranieri, con milioni di visitatori, debba chiudere i battenti. Agli agricoltori è stata impedita la vendita su decisione del Comune. Consumatori infuriati hanno bersagliato di telefonate il Campidoglio per chiedere spiegazioni e sono stati esposti cartelli espliciti: “Giù le mani dal mercato degli agricoltori”, “La chiusura del mercato rovina le famiglie” e “Salviamo il cibo giusto, buono e pulito”. 

Perché il mercato dovrebbe chiudere

La protesta parte dalla mancata concessione della proroga che avrebbe consentito agli operatori del Mercato di Campagna Amica di proseguire la vendita di prodotti a chilometri zero fino alla pubblicazione del bando per l’assegnazione dello stabile che ospita il farmers market. “L’amministrazione comunale ci ha sfrattato, interrompendo di fatto un’iniziativa che dal 2009 ha favorito l’economia agricola della Capitale e del Lazio, sostenendo il reddito delle aziende locali e offrendo ai consumatori romani un punto di riferimento settimanale per la spesa agroalimentare di qualità con prodotti coltivati e lavorati sul territorio, tracciati dall’origine, freschi e stagionali. La chiusura del mercato e la mancata concessione della proroga sono uno schiaffo alla città, da oggi più povera, e interrompono brutalmente un’esperienza di filiera corta da subito apprezzata dai cittadini romani e dai turisti di tutto il mondo che ogni fine settimana, in migliaia, hanno affollato il mercato”, spiega David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio.

Cosa dice il Comune di Roma

“Il Comune rivendica di avere operato nel rispetto della legalità. Anche noi siamo dalla parte della legalità, sempre e comunque. Tanto è vero che da più di tre mesi stiamo sollecitando l’amministrazione a pubblicare il bando per riassegnare lo stabile di San Teodoro. Sforzo vano il nostro, perché del bando, al quale la Fondazione Campagna Amica risponderà, non vi è traccia e questo ritardo penalizzerà sia gli imprenditori agricoli, sia migliaia di famiglie romane. Oggi i consumatori sono stati al nostro fianco, hanno manifestato insieme a noi, condiviso la protesta e firmato la nostra petizione. Auspichiamo un ripensamento da parte della sindaca Raggi e confidiamo nella concessione della proroga” aggiunge Aldo Mattia, direttore della Coldiretti del Lazio.

“Stiamo lavorando, ha spiegato Luca Bergamo, vicesindaco di Roma, a margine dell’incontro con i dirigenti della Coldiretti, “speriamo di trovare già la prossima settimana le forme per garantire la prosecuzione del mercato. Consideriamo strategici questi mercati che favoriscono il rapporto diretto tra produttori e consumatori, infatti stiamo lavorando ad un apposito regolamento di disciplina. Abbiamo apprezzato che questa mattina gli operatori, pur sapendo di rinunciare ai ricavi, abbiano sospeso le attività  di vendita dei prodotti, proviamo dispiacere per il disagio vissuto da loro e dai cittadini di Roma”.

L’indignazione del ministro e dell’assessore all’Agricoltura

Di diverso tono la valutazione dell’assessore all’Agricoltura della Regione Lazio, Carlo Hausmann: “è incredibile che il Comune di Roma abbia deciso di chiudere l’esempio più importante a livello internazionale di mercato a filiera corta, dove operano 60 aziende provenienti dall’intero territorio regionale”. “La Regione Lazio – spiega Hausmann – ha approvato una legge sulla filiera corta proprio per sviluppare una filosofia di mercati come quella portata avanti in maniera efficace e esemplare dal mercato contadino di San Teodoro, modello a cui ci siamo ispirati. Un mercato importante non solo per i tantissimi romani, che lo avevano come punto di riferimento per l’acquisto di prodotti coltivati e trasformati sul territorio, dalla sicura tracciabilità e genuinità, ma anche per il mercato turistico, con tour operator che, organizzando corsi di cucina, lì portavano i propri clienti per mostrare un fiore all’occhiello nell’offerta dei prodotti agroalimentari laziali. è intollerabile averlo chiuso e non ne capisco i motivi. Mi auguro che venga presto risolta la situazione, con piena soddisfazione delle parti interessate e soprattutto nel rispetto e a tutela del rapporto di fiducia consolidatosi tra i produttori e i consumatori”.

Critico anche il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.”Sono vicino agli agricoltori di Coldiretti riuniti a Roma per chiedere di tenere aperto il Mercato contadino di San Teodoro vicino al Circo Massimo. è uno spazio simbolo per la Capitale e per l’agricoltura italiana”, spiega su Facebook in merito alla chiusura del Mercato San Teodoro a Roma.
“Se vogliamo – aggiunge – tutelare fino in fondo il reddito dei nostri agricoltori, allevatori e pescatori dobbiamo incentivare l’apertura di esperienze di vendita diretta, di farmers market che accorcino la filiera. Sono spazi dove si fa educazione alimentare, non solo vendita. Dove il rapporto tra produttore e consumatore aiuta la crescita di consumi consapevoli. Di nuova cittadinanza. La chiusura è un fallimento per tutti. Per questo mi unisco nell’appello al sindaco Virginia Raggi e al Comune di Roma perchè si sblocchi al più presto questa situazione”.
 

Il mercato del Circo Massimo

Al mercato del Circo Massimo, punta di diamante della rete di Campagna Amica, operano 60 aziende di Roma e di decine di comuni laziali come Terracina, Viterbo, Cassino, Frosinone, Sezze, Tuscania, Rieti, Magliano Sabina. Qui i consumatori trovano carne, insaccati, olio, latticini, prodotti da forno, pesce, frutta, verdure, ortaggi tutti rigorosamente Made in Lazio e offerti ai consumatori da chi li ha prodotti in un regime di filiera corta dove il rapporto di fiducia tra chi produce e chi acquista è diretto, immediato. Questa mattina, tuttavia, gli operatori hanno sospeso le vendite per evidenziare un disagio causato dal ritardo nella pubblicazione del bando comunale per l’assegnazione dell’area.

La storia di questo mercato di Campagna Amica parte dall’impegno degli agricoltori a “salvare” la zona dal degrado trasformandola in un luogo di scambio di prodotti tipici del Lazio dove oltre 60 aziende, che si alternano, vendono direttamente ai cittadini i prodotti della loro impresa e quindi del territorio, forti di una provenienza “certa, italiana e garantita”. San Teodoro difatti è il Mercato principale, inserito in tutte le guide e nei tour di chi visita la Capitale,a sostegno della bontà del Made in Italy enogastronomico, ed è uno dei ‘pezzì pregiati del “Progetto di Filiera Agricola tutta Italiana” – a livello nazionale sono 10.000 punti vendita, lanciata da Coldiretti nel 2009 – che permette a centinaia di aziende laziali di avere uno “sbocco” commerciale nel cuore di Roma ed una ‘vetrinà di bellezza imparegiabile come il Circo Massimo.

Cosa farà Coldiretti

Gli agricoltori ed i consumatori, spiega Coldiretti, hanno deciso di avviare una “straordinaria azione di mobilitazione con un presidio ad oltranza, blitz su obiettivi sensibili e la raccolta di firme” per chiedere al Sindaco Virginia Raggi e al presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito di salvare il mercato degli agricoltori di Campagna Amica, uno dei “monumenti” più apprezzati della Capitale.

Cosa dicono i consumatori 

“Questo non è un semplice mercato, questa è espressione di cultura. Gli amministratori chiudessero altre cose, magari quelle che inquinano. Quella di stamattina è una cosa indegna, dice Rosario Trefiletti, Presidente di federconsumatori – il Comune revochi il provvedimento. Penso che di luoghi come questi, in una città simbolo come Roma, ne servano di più”.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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