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Ecco perché papa Ratzinger è diventato il simbolo degli oppositori di Francesco

RatzingerpapafrancescoLa Chiesa dai saldi principi e quella dai principi fluidi, dice il vaticanista Giuseppe Rusconi. Fra i due pontefici viventi si dividono i tradizionalisti e i sostenitori dell’apertura al mondo. Ma anche la politica.

25 Agosto 2017 – 

L’intervento di papa Francesco a sostegno del principio dello ius soli e dello ius culturae ha diviso l’opinione pubblica. Fra chi già sosteneva l’estensione dei diritti ai nuovi italiani e chi invece ritiene che le attuali regole per ottenere la cittadinanza siano sufficienti, è emerso nuovamente il fronte che contesta la linea di Bergoglio contrapponendole quella dell’altro papa vivente. Benedetto XVI. Per i cattolici tradizionalisti, Francesco sta tradendo la dottrina sociale della Chiesa, di cui invece il suo predecessore sarebbe stato scrupoloso custode. Ha scritto per esempio Antonio Socci, uno dei più attivi contestatori dell’elezione del papa argentino: “L’ossessiva predicazione migrazionista di Bergoglio, che ha avuto un’influenza deleteria sui governi italiani, i quali si sono arresi all’ondata migratoria, va nella direzione diametralmente opposta alla preoccupazione di Benedetto XVI, che è quella di difendere ‘la tradizione culturale e anche religiosa da cui trae origine la Nazione Italiana’”. Oltre al sacro, c’è però anche il profano, ingrediente necessario per suscitare l’interesse mediatico. La politica stessa ha arruolato i due papi viventi per demarcare territori più ampi della destra e della sinistra. Se Francesco è diventato il campione della sinistra cosmopolita, anche in contrapposizione all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, specularmente Ratzinger è diventato la bandiera della destra identitaria. “Il mio papa è Benedetto – ripete da anni Matteo Salvini, segretario della Lega -, perché per lui prima del diritto di emigrare va riaffermato il diritto a non migrare”. È chiaro che in tutta questa discussione i due diretti interessati non intervengono. E mai interverranno. Ma resta importante capire perché Benedetto XVI abbia assunto questo ruolo, almeno dal punto di vista ideologico. Interpellato da Linkiesta, Giuseppe Rusconi, vaticanista svizzero autore del blog Rossoporpora (www.rossoporpora.org), non su posizioni bergogliane, sostiene che nonostante le apparenze fra i due ultimi pontificati c’è “una differenza che è palese nell’approccio pastorale, in quello comunicativo e per certi versi pure in ambito magisteriale”.

Rusconi, la figura di Benedetto XVI è stata arruolata nel mondo cattolico come antagonista di quella di Francesco. Quanto c’è di vero?

Arruolata, cioè utilizzata strumentalmente, sì, da parte di alcuni tra gli oppositori cattolici di papa Bergoglio. Ma arruolata anche da alcuni tra i fautori del pontefice argentino – quelli che io chiamo turiferari, ovvero incensatori – per dimostrare una continuità tra i due pontefici che esiste solo nella loro immaginazione. C’è di più. Lo stesso papa gesuita ha arruolato Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata mondiale 2018 del migrante e del rifugiato: l’ha infatti citato maldestramente, applicando (con chiara forzatura) al tema dell’accoglienza dei migranti un passo contenuto nell’enciclica Caritas in veritate a proposito del principio della centralità della persona umana. Ciò premesso non si può negare come emerga una discontinuità forte, formale e anche contenutistica, tra il pontificato di papa Ratzinger e quello di papa Bergoglio. E’ una differenza che è palese ad esempio nell’approccio pastorale, in quello comunicativo e per certi versi pure in ambito magisteriale.

Se Francesco è diventato il campione della sinistra cosmopolita, anche in contrapposizione all’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, specularmente Ratzinger è diventato la bandiera della destra identitaria

Ma siamo solo di fronte a una Chiesa più tradizionalista contro una Chiesa più aperta al cambiamento?

Direi piuttosto: Chiesa dai saldi principi, ma ben in grado di dialogare con un mondo di cui denuncia la deriva relativista e nichilista (dunque contro la persona umana) quella di Benedetto XVI; Chiesa dai principi fluidi in materia di vita e di famiglia, dove domina il discernimento caso per caso, quella di Francesco, molto interventista (anche a sproposito) in campi (ad esempio migrazioni, ecologia) non di sua primaria competenza, osannata non solo dalla corte dei turiferari (ci sono sempre stati, ma oggi superano il limite della decenza) ma da una parte consistente dei suoi ‘nemici’ storici.

Dovesse fare una mappa per i nostri lettori, chi sono nel mondo cattolico i sostenitori di Benedetto XVI?

Non parlerei di ‘sostenitori di Benedetto XVI’, ma piuttosto di chi continua a condividere la dottrina sociale della Chiesa come configuratasi nel tempo, in particolare – per limitarci agli ultimi decenni – con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Su tale linea si ritrovano ancora non pochi cardinali, vescovi, sacerdoti spesso giovani, conferenze episcopali come quelle dell’est europeo e africane, in buona parte quella statunitense. Mentre invece quella italiana nei suoi vertici è oggi bergogliana, come si evince giornalmente dalla lettura dell’Avvenire catto-fluido. Dopo la ‘normalizzazione’ di CL (persistono fortunatamente alcune sacche di resistenza), tra i gruppi e movimenti restano fedeli alla dottrina sociale della Chiesa le associazioni del Family day, quelle che in genere si battono per vita e famiglia, il Cammino neocatecumenale, una parte degli ambienti ‘tradizionalisti’, una capillare e incisiva rete massmediatica (cartacea e online, con quotidiani e blog molto seguiti) estesa a livello internazionale.

Nella Chiesa, dice Rusconi, non parlerei di ‘sostenitori di Benedetto XVI’, ma piuttosto di chi continua a condividere la dottrina sociale come configuratasi nel tempo, in particolare – per limitarci agli ultimi decenni – con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

Fin qui il discorso sulla guida religiosa. Il papa però ha anche un ruolo politico. E Francesco è considerato nemico di quei movimenti o partiti che ne contestano l’interventismo sui temi dei diritti umani, come i diritti degli immigrati. Anche in questo caso, Benedetto XVI assurge ad antagonista. In che cosa sono alternativi i due papi sul piano politico (o geopolitico)?

Prima di tutto bisogna chiarirsi bene le idee a proposito di ‘interventismo’ papale. Credo che un papa non solo possa, ma debba intervenire se in uno Stato sono in discussione proposte di legge che corrodono i principi non negoziabili, per i quali non c’è via di mezzo. Ad esempio se si tratta di introdurre l’eutanasia o di stravolgere l’istituto della famiglia composta da uomo, donna e possibilmente figli. O di imporre nella scuola le teorie gender che ledono gravemente l’identità personale. Per me non è invece opportuno che un papa si schieri su questioni sociali e politiche complesse (per le quali anche per un cattolico sono legittimi approcci diversi), con aspetti tecnici importanti, la cui risoluzione è di competenza primaria di ogni singolo Stato: si pensi qui a questioni ambientali o appunto al problema delle migrazioni.

E quindi i due papi…

Benedetto XVI interveniva? Sì, con la garbata fermezza che lo caratterizza, in materia di principi non negoziabili, mettendo in guardia con parole semplici i cattolici dal cedere a visioni relativiste e nichiliste. Francesco interviene? Sì, ma dove un papa non è tenuto a intervenire, pena l’accusa giustificata di ingerenza in materie non di sua pertinenza, come quando ha sostenuto pubblicamente l’iniziativa radicale per una legge che estenda i diritti degli immigrati. Ci si può meravigliare allora che, se Benedetto XVI era attaccato (ingiustamente) dai laicisti e dalla sinistra per i suoi interventi in difesa di vita, famiglia, educazione, oggi Bergoglio sia sotto tiro (comprensibilmente) del fronte opposto per ingerenze che danneggiano la credibilità della Chiesa e che non sono opportune neanche per un papa che si è dichiarato ‘non di destra’?

Alla fine, a torto o a ragione, il tema della difesa della civiltà occidentale è centrale di questi tempi: la Chiesa cattolica rischia, secondo lei, di spaccarsi fra i sostenitori dei due papi viventi?

Che la Chiesa cattolica si spacchi su questo o altro mi sembra per niente auspicabile e molto improbabile. Di tempeste ne ha già attraversate tante nella storia, anche se quella odierna è di particolare gravità e spinge all’esasperazione i cattolici che vogliono restare fedeli alla dottrina sociale. Perciò mi piace ricordare quanto detto proprio da papa Ratzinger durante l’ultima udienza generale, il 27 febbraio 2013 davanti a una piazza San Pietro traboccante di commozione: ‘Il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è Sua. E il Signore non la lascia affondare'”.

http://www.linkiesta.it/it/article/2017/08/25/ecco-perche-papa-ratzinger-e-diventato-il-simbolo-degli-oppositori-di-/35313/

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