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Ecstasy, quella pastiglia colorata che ti distrugge il cervello per sempre

L’ecstasy o metilendiossimetamina (MDMA), è la droga sintetica che ha ucciso a Genova una ragazza di soli 16 anni. Le metanfetamine, di cui l’ecstasy fa parte, sono state consumate da un milione e mezzo di italiani (4,1%) almeno una volta nella vita, come risulta dall’ultima relazione del ministero della Salute inviata al Parlamento, e sono purtroppo molto diffuse tra i giovani.

L’ecstasy, assunta spesso in combinazione con l’alcool etilico, risulta pericolosa soprattutto per i gravi disturbi dello stato di vigilanza che sembrano essere i responsabili di una triste serie di sciagure del traffico stradale che si verificano nelle ore notturne soprattutto in occasione dei fine settimana (le cosiddette “stragi del sabato sera”). Viene preparata clandestinamente sotto forma di capsule, polveri e, per lo più, compresse colorate, con nomi e disegni originali (“mezzaluna” “cuorefreccia” “delfino” ecc.) che rappresentano la “griffe”, il marchio d´autore (designers drugs) che le contraddistingue sul mercato e ne indica i differenti effetti.

Che cos’è l’ecstasy

L’ecstasy (conosciuta anche come MDMA, XTC, E, ADAM) è una amfetamina, sintetizzata per la prima volta nel 1912, dagli spiccati effetti stupefacenti, anche se non propriamente allucinogeni. Si tratta di un composto semisintetico ottenuto dal safrolo, uno degli olii essenziali presenti nel sassofrasso, nella noce moscata, nella vaniglia, nella radice di acoro, e in diverse altre spezie vegetali. L’MDMA ha conquistato popolarità soltanto a partire dagli anni ’80, principalmente negli Stati Uniti, grazie alla sua ritenuta capacità di abbassare lo stato di ansia e la resistenza psichica dei soggetti, nonchè per le sue proprietà sedative.

Fino al momento in cui venne messa al bando (1 luglio 1985), la MDMA è stata impiegata negli Stati Uniti nelle così dette “terapie di coppia”, come strumento enfatizzante con il quale affrontare, in apparenza più facilmente, i “nodi” dei rapporti di coppia, con la mediazione e supervisione di un analista. Ha poi gradualmente conquistato una grande popolarità come club drug, a causa dei suoi effetti stimolanti ed empatogeni. Negli ultimi anni, negli Stati Uniti e in Europa il consumo dalla MDMA è aumentato in maniera esponenziale soprattutto nella feste rave e nei luoghi di maggiore aggregazione giovanile. Viene generalmente venduta in pastiglie, la cui composizione è spesso incognita e nelle quali manca a volte il principio attivo, sostituito con composti analoghi od inerti, raramente in polvere da inalare.

L’uso farmacologico

Ne esiste anche un uso farmacologico: le anfetamine come medicinali prescrivibili sono stati usati a scopo dimagrante, nella cura del morbo di Parkinson e nelle depressioni. L’ecstasy è stata anche utilizzata come “siero della verità” e, in psichiatria, nel tentativo di indurre maggiore capacità di autoanalisi: ogni uso medico è stato tuttavia abbandonato in relazione ai danni cerebrali che potrebbero essere prodotti. L’utilizzo del MDMA, se da un lato consente di essere una più approfondita introspezione, dall’altro conduce ad una forma di interiorità ripetibile e meccanica. Le anfetamine e i loro derivati hanno una caratteristica capacità di stimolare il sistema nervoso centrale: determinano ipertensione, accelerazione cardiaca, dilatazione delle pupille; incrementano temporaneamente l’energia dell’individuo e riducono l’appetito.

Dopo l’euforia e l’eccitazione arriva il malumore e l’ostilità

L’ecstasy riduce la funzione di un neurotrasmettitore importante come la serotonina, che è connessa con il benessere e la serenità dell’individuo. Le conseguenze psichiche e comportamentali dell’impiego di queste droghe, assunte anche in maniera saltuaria e in luoghi di aggregazione, includono, dopo un week-end di euforia e di socievolezza artificiale, una facilità alla disforia, al malumore, all’ostilità, protratte alterazioni della personalità, in alcuni casi vera e propria depressione e pensiero suicida, paranoia e isolamento; a volte l’induzione di inappetenza grave sino all’anoressia mentale che può persistere anche dopo la sospensione del farmaco.

Effetti devastanti per la psiche

La ripetuta assunzione di ecstasy o altre anfetamine, può condurre ad un forte legame psichico. Il soggetto diventa incapace di provare le “normali soddisfazioni e sensazioni” prodotte dalle relazioni interpersonali, dalle attività ricreative e dal proprio mondo psichico: senza pastiglie le cose appaiono incolori. Inoltre, la sospensione brusca dell’assunzione nei soggetti che assumono anfetamine quotidianamente provoca una sintomatologia di tipo astinenziale che consta di disturbi fisici, quali cefalea, sudorazione profusa, palpitazioni, vertigini, crampi muscolari, disturbi vasomotori ed effetti spiacevoli, in gergo denominati crasi, rappresentati da ansietà, tremori, irritabilità, disturbi del sonno, affaticamento, depressione e isolamento sociale. Alla cessazione degli effetti stimolanti insorge, pertanto, un desiderio incoercibile di assumere la sostanza allo scopo di porre fine alla sindrome astinenziale. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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