TwitterFacebookGoogle+

Effetto Francesco in curia: aumentano i disoccupati

Sono molte decine i dirigenti e i funzionari rimasti senza lavoro per la soppressione dei loro organismi. Tra essi alcuni vescovi e un cardinale.

di Sandro Magister – 

ROMA, 9 settembre 2016 – Hanno fatto notizia questa estate gli accorpamenti in due nuovi dicasteri di ben sei precedenti organi curiali.

Il primo accorpamento ha unificato dal 1 settembre in un nuovo “dicastero per i laici, la famiglia e la vita” le funzioni fin lì svolte dal pontificio consiglio per i laici e dal pontificio consiglio per la famiglia, con  in più un controllo rafforzato sulla pontificia accademia per la vita e sul pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.

Il secondo accorpamento unificherà a partire dal prossimo 1 gennaio in un nuovo “dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale” le funzioni del pontificio consiglio della giustizia e della pace, del pontificio consiglio “Cor unum”, del pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, del pontificio consiglio per gli operatori sanitari.

A presiedere il primo nuovo dicastero papa Francesco ha chiamato dagli Stati Uniti il vescovo di Dallas, irlandese di nascita, Kevin J. Farrell.

Mentre a capo del secondo ha collocato il cardinale ghanese Peter Kodwo Appiah Turkson, già presidente del pontificio consiglio della giustizia e della pace.

Anche queste nomine hanno fatto notizia, come pure quella di Vincenzo Paglia, già presidente del pontificio consiglio per la famiglia, a presidente della pontificia accademia per la vita e a gran cancelliere del pontificio istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia.

Il silenzio è invece calato sul folto stuolo di dignitari vaticani rimasti a spasso – o in altre parole, disoccupati – a seguito di questi due accorpamenti.

Per cominciare, non si sa che fine farà il cardinale polacco Stanislaw Rylko, 71 anni, presidente uscente del pontificio consiglio per i laici.

Se non vorrà tornare in patria a guidare la diocesi di Cracovia al posto del settantasettenne cardinale Stanislaw Dziwisz, potrebbe rimanere in curia o disoccupato. A Roma, le eventuali cariche disponibili per un suo ricollocamento sono quella di prefetto della congregazione delle cause dei santi, dove il cardinale Angelo Amato ha superato i 78 anni, o quella di arciprete della basilica papale di Santa Maria Maggiore, dove il porporato spagnolo Santos Abril y Castelló si avvicina agli 81.

Ma sono rimasti a spasso anche il segretario e il sottosegretario del defunto pontificio consiglio per i laici: cioè rispettivamente il vescovo tedesco Josef Clemens, 69 anni, già segretario dell’allora cardinale Joseph Ratzinger prima che gli subentrasse Georg Gänswein, e lo spagnolo Miguel Delgado Galindo, 53 anni, membro dell’Opus Dei, la cui attuale sorte di disoccupato è identica a quello del parallelo sottosegretario del fu pontificio consiglio per la famiglia, Carlos Simón Vázquez, 50 anni, anche lui spagnolo e anche lui dell’Opus.

Mentre l’ex segretario del pontificio consiglio per la famiglia, Jean Laffitte, è stato dirottato dal 4 luglio 2015, come prelato, all’Ordine di Malta, a far compagnia al cardinale patrono già lì confinato, lo statunitense Raymond L. Burke, rimosso dalla presidenza del supremo tribunale della segnatura apostolica.

Con l’avvento poi del nuovo dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, i potenziali disoccupati sono molti di più.

Finirebbero a spasso:

– la “dama” Flaminia Giovanelli, 68 anni, sottosegretario del pontificio consiglio della giustizia e della pace;
– il vescovo indiano Joseph Kalathiparambil, 65 anni, segretario del pontificio consiglio per i migranti, e il sottosegretario dello stesso, lo scalabriniano Gabriele Ferdinando Bentoglio, 54 anni;
– Giovanni Pietro Dal Toso, 54 anni, segretario del pontificio consiglio “Cor unum”, e il sottosegretario dello stesso, lo spagnolo Segundo Tajado Muñoz, 56 anni, neocatecumenale;
– Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu, 61 anni, segretario del pontificio consiglio per gli operatori sanitari, e il sottosegretario dello stesso, il camilliano Augusto Chendi, 58 anni.

Se poi si guarda al personale non direttivo degli uffici ora accorpati, la Santa Sede dovrà ricollocarne:

– 19 del pontificio consiglio per i laici (1 chierico e 18 laici);
– 7 del pontificio consiglio per la famiglia (4 chierici e 3 laici);
– 16 del pontificio consiglio della giustizia e della pace (4 chierici e 12 laici);
– 14 dei pontificio consiglio per i migranti (5 chierici, 2 religiose, 7 laici);
– 7 del pontificio consiglio “Cor unum” (1 chierico, 1 religiosa, 5 laici);
– 9 del pontificio consiglio per gli operatori sanitari (3 chierici, 1 religiosa, 5 laici).

I 50 dipendenti laici citati non dovrebbero correre rischi, perché papa Francesco ha più volte detto che non licenzierà mai padri e madri di famiglia. Ma diversa potrà essere la sorte dei 18 chierici e delle 4 religiose. Sia gli uni che le altre potrebbero essere di punto in bianco rispediti nelle rispettive diocesi o congregazioni di appartenenza.

Per conoscere il loro destino – come quello dei 13 officiali dell’estinto pontificio consiglio per le comunicazioni sociali (2 chierici e 11 laici) e dei 4 ancora in organico nell’ormai inoperosa prefettura per gli affari economici (1 chierico e 3 laici) – non resta che attendere la pubblicazione del prossimo Annuario pontificio, con l’organigramma dell’intera curia aggiornato.

*

Dopo il repulisti dei sei pontifici consigli accorpati nei due nuovi dicasteri, l’unico degli ex dirigenti rimasto a galla è dunque il cardinale Turkson. Più in misura minore Paglia, riconvertito all’incarico di mettere in riga gli istituti Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, affinché diffondano il nuovo magistero di papa Francesco anche quando si discosti – come sulla comunione ai divorziati risposati – da quello difeso e propugnato dal santo pontefice di cui portano il nome. Un po’ come accadde ai seminari fondati e intitolati a san Pio X per difendere i futuri preti dal modernismo, che a un certo punto cominciarono anch’essi a diffondere insegnamenti considerati a suo tempo modernisti, pur mantenendo il nome di quel papa.

Per finire, due notazioni.

Per la prima volta nella storia della curia vi sono oggi dei dicasteri che sono stati ufficialmente chiamati… dicasteri. Questa apparente tautologia non è stata spiegata e non è chiaro se sia definitiva o temporanea, in vista di quella riforma organica della curia che ancora non sembra dietro l’angolo.

Temporanea è invece – letteralmente: “ad tempus” – l’assunzione diretta da parte di papa Francesco della guida della annunciata sezione profughi e migranti del nuovo dicastero per il servizio dello sviluppo integrale dell’uomo.

Si tratta di una decisione assolutamente senza precedenti, come ha sottolineato Andrea Tornielli su “La Stampa”, mentre non ha fondamento la suggestiva idea lanciata dall’agenzia Zenit, secondo cui la decisione avrebbe radice nella riforma curiale voluta da Paolo VI, al quale fu attribuita l’intenzione di avocare a sé la guida di alcune congregazioni chiave come quella del Sant’Uffizio e quella dei vescovi. Quando poi in realtà, con la riforma montiniana della curia, avvenne esattamente il contrario.

Se infatti fin dalla loro fondazione le più importanti congregazioni romane come il Sant’Uffizio e la concistoriale erano state guidate direttamente dai sommi pontefici, fu proprio Paolo VI, con la sua riforma della curia del 1967, a stabilire che al loro vertice ci fosse invece un cardinale prefetto.

__________

Tra gli uffici curiali che hanno esaurito la loro funzione c’è la prefettura degli affari economici, sostituita di fatto dalla nuova segreteria per l’economia presieduta dal cardinale George Pell.

Inspiegabilmente, però, non è stata soppressa. E i suoi dirigenti e funzionari continuano a rimanere in carica, compreso il segretario dell’organismo, il prelato spagnolo Lucio Vallejo Balda, condannato a 18 mesi di reclusione per la divulgazione di documenti riservati:

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351370

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.