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“Elena Ferrante è Domenico Starnone”. Uno studio sugli elementi lessicali ricorrenti

Sembrava tutto finito, sembrava che l’identità dell’autore italiano più amato nel mondo che si cela dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante fosse stata finalmente rivelata dopo un’inchiesta giornalistica di Claudio Gatti (leggi articolo sul Sole 24 Ore). Si tratta di Anita Raja, traduttrice dal tedesco di Christa Wolf e moglie dello scrittore Domenico Stardone, aveva rivelato il giornalista che era giunto a lei “seguendo i soldi”, come in un’inchiesta giudiziaria. Sembrava tutto finito, dunque.

Un ‘dream team’ a caccia della Ferrante

E invece non è così. Almeno stando ai risultati del lavoro di un gruppo di professori universitari provenienti da tutto il mondo che hanno fatto un’opera investigativa collettiva basata sulla comparazione di 150 romanzi e 40 autori contemporanei attraverso il metodo dell’analisi quantitativa degli elementi lessicali e stilistici ricorrenti. Di questa nuova ‘caccia’ alla Ferrante ne dà notizia Raffaella De Santis nelle pagine di cultura di Repubblica in edicola.

Chi è davvero Elena Ferrante

I clamorosi risultati dello studio

Il gruppo di ricercatori si sono incontrati giovedì all’università di Padova nel workshop “Drawing Elena Ferrante’s profile” per discutere insieme i risultati del loro lavoro di ricerca. E l’esito è stato clamoroso quanto imprevedibile: Elena Ferrante non è la moglie di Domenico Starnone. E’ proprio Domenico Starnone.

E’ questo, infatti, il nome uscito alla fine del summit, organizzato nell’ambito della scuola estiva Quantitative Analysis of Textual Data. “I risultati non lasciano spazio a dubbi, in Elena Ferrante c’è la mano Domenico Starnone”, dice a Repubblica il linguista Michele Cortelazzo, promotore insieme alla statistica Arjuna Tuzzi di quest’opera investigativa collettiva. Tra gli autori inseriti dentro il loro database, molti autori napoletani e campani (oltre a Starnone anche Francesco Piccolo, Fabrizia Ramondino, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Michele Prisco, ma anche Gianrico Carofiglio, Paolo Giordano, Susanna Tamaro, Giorgio Faletti e Alessandro Baricco. Ci sono anche Michela Murgia, Melania Mazzucco e quel Nicola Lagioia che sconfisse Elena Ferrante al Premio Strega nel 2015.

I metodi di ricerca utilizzati
 

Le 4 tecniche per il ‘profiling’

I tanti studiosi hanno usato diverse tecniche per arrivare a tracciare il profilo di Elena Ferrante. Poi, unendo e intrecciando i dati, è arrivato il risultato più clamoroso.

  1. DISTANT READING – Cortelazzo e Tuzzi hanno scelto la tecnica del “distant reading”, cioè la metodologia di analisi dei testi “da lontano”: ad un lavoro fatto dal computer attraverso analisi automatiche dei testi, ha fatto seguito uno qualitativo di selezione dei risultati.
  2. CORRISPONDENZE – Gli studiosi internazionali hanno studiato le opere con altre metodologie, a partire dall’analisi delle corrispondenze stilistiche e lessical.i
  3. STILOMETRIA – Poi è stata usata una procedura analitica che “misura” le somiglianze stilistiche tra testi chiamata stilometria.
  4. PROFILING – Sono state usate tecniche analoghe a quelle che si vedono nelle serie tv ‘Criminal Minds’ per scoprire l’assassino.

Il risultato è stato ‘inequivocabilmente’ Domenico Starnone.

La corrispondenza delle parole
 

I termini che legano Ferrante e Starnone

Che la vera identità di Elena Ferrante sia quella di Domenico Starnone è avvalorata anche da una serie di parole che accomuna i testi dello scrittore napoletano con quelli dell’autrice di ‘L’amica geniale’. Ecco quali:

  • I due improperi  “càntaro” e “mamozio”
  • Le espressioni“risatella”, “ruscellare”, “smanacciato”, “spetazzare”
  • Le sequenze molto particolari, tra cui “collo filettato”, “tottò sulle manine”, “sguardo valutativo” o “di scempio e di sangue”
  • Altre più comuni come “foglio di compensato” o “a una passo dalla scuola elementare”
  • Molte parole particolari come “chiavare”, “fiaccamente”, “sfottente”.

I limiti della ricerca
 

Perché non è stata considerara Anita Raja?

Lo studio però, sottolinea Raffaella De Santis, ha trascurato proprio gli scritti della maggiore indiziata, Anita Raja. Perché? E’ lo stesso Cortelazzo a spiegare alla giornalista che il problema è metodologico perché di solito i traduttori si adattano agli autori che traducono e le loro “caratteristiche individuali fanno fatica ad emergere. Il traduttore tende a nascondersi, ad occultare il suo stile”. 

Il prossimo passo

Il prossimo passo del team padovano, conclude l’articolo di Repubblica, sarà di confrontare il linguaggio di Elena Ferrante negli scritti non narrativi, come quelli raccolti nella ‘Frantumaglia’, con quello di Anjta Raja saggista.

Cosa emerge dalla ricerca
 

Al di là della verità sull’identità di Elena Ferrante, la ricerca ‘scientifica’ del team guidato da Cortelazzo e Tuzzi sembra avvalorare  l’ipotesi che circola da un po’, cioè che marito e moglie lavorino insieme e Elena Ferrante sia in effetti Starnone-Raja.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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