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Elezioni: indicazioni bipartisan dal consiglio permanente della Cei

“Adista”
n. 4, 3 febbraio 2018 –

Luca Kocci –

Dalla prolusione del presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, al Consiglio episcopale permanente (22-24 gennaio), a poco più di un mese dalle elezioni politiche, una “indicazione di voto” sembra chiara: i cattolici non possono sostenere forze politiche che strizzano l’occhio alla xenofobia e al razzismo. «Quest’anno ci ricorda una pagina buia della storia del nostro Paese: le leggi razziali del 1938», ha detto Bassetti. «Bisogna reagire a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente». Non la nomina, ma è evidente il riferimento alla Lega di Matteo Salvini, viste le recentissime esternazioni di Attilio Fontana (Lega), candidato presidente della Lombardia per il centrodestra, che si è impegnato a difendere la «razza italiana».

Ma a parte questa chiara presa di posizione, la prolusione di Bassetti, per quanto riguarda la prossima scadenza elettorale, ha camminato a 360 gradi. Il cardinale ha cominciato con un appello generico e “alto” a «ricostruire», non solo le case distrutte dal terremoto («non possiamo dimenticare quelle migliaia di persone che hanno perso tutto») ma «il Paese»; ad «unire» e «ricucire la società italiana»; a «pacificare» un Paese «segnato da un clima di rancore sociale», alimentato da una complessa congiuntura economica, da una diffusa precarietà lavorativa e dall’emergere di paure collettive». E con l’invito a «superare ogni motivo di sfiducia e di disaffezione per partecipare» al voto.

Quindi è entrato nel merito. Politiche per il lavoro: «creare lavoro, combattere la precarietà e rendere compatibile il tempo di lavoro con il tempo degli affetti e del riposo», riassunte dallo slogan «lavorare meglio, lavorare tutti». E lotta alla povertà, considerando che – Bassetti illustra i dati – oltre un milione e mezzo vivono una «condizione di povertà assoluta delle famiglie, con un aumento del 97% rispetto a dieci anni fa». E quando il presidente della Cei ha illustrato i temi più cari ai vescovi è diventato estremamente puntuale e circostanziato. Innanzitutto sostegno alla famiglia, traducendo in atti il «Patto per la natalità, presentato la scorsa settimana dal Forum delle associazioni familiari», ben accolto da «tutti gli esponenti di partito: chiediamo che alle dichiarazioni compiaciute segua la volontà concreta di porre le politiche familiari come priorità all’interno dei vari programmi in vista delle elezioni». Cosa chiede il Patto? «Serie e strutturali politiche economiche e fiscali a favore delle famiglie, sostegni concreti  alla  natalità». Poi finanziamenti per le scuole paritarie cattoliche, «ancora in attesa dell’adempimento di promesse relative a sostegni doverosi, da cui dipende la loro stessa sopravvivenza». Infine «difesa della vita», anche con alcuni rilievi critici mossi alla recente legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat, il testamento biologico), che nel comunicato finale del Consiglio permanente viene definita «ideologica e controversa, specie nel suo definire come terapia sanitaria l’idratazione e la nutrizione artificiale o nel non prevedere la possibilità di obiezione di coscienza da parte del medico».

Sono punti che sembrano contrapporre sinistra e destra (lavoro, povertà e migranti da una parte, famiglia, scuola cattolica e difesa della vita dall’altra) ma che per Bassetti identificano il «bene comune» e devono camminare insieme: «Non è in alcun modo giustificabile chiudere gli occhi su un aspetto e considerare una parte come il tutto. Un bambino nel grembo materno e un clochard, un migrante e una schiava della prostituzione hanno la stessa necessità di essere difesi nella loro incalpestabile dignità personale. E di essere liberati dalla schiavitù del commercio del corpo umano, dall’affermazione di una tecnoscienza pervasiva e dalla diffusione di una mentalità nichilista e consumista». Ha concluso in cardinale: «È auspicabile l’impegno di tutte le persone di buona volontà, chiamate a superare le pur giustificate differenze ideologiche per raggiungere una reale collaborazione». Una chiamata alle “larghe intese” e alla “grande coalizione”? «No», ha smentito il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, nella conferenza stampa di fine Consiglio, quando è stato presentato il comunicato finale. «Non è un auspicio di una “grande coalizione” – ha spiegato Galantino –, ma un invito a superare le ideologie, perché non la facciano da padrone».

Non di sola politica si è parlato al Consiglio permanente. È stato definito il tema dell’Assemblea generale dei vescovi del prossimo 21-24 maggio: “Quale presenza ecclesiale nell’attuale contesto comunicativo”, in linea con la scansione degli Orientamenti pastorali del decennio. È stato stabilito di ridimensionare ulteriormente la prolusione del presidente – già questa è stata molto breve rispetto  quelle dei cardinali predecessori, Camillo Ruini e Angelo Bagnasco – valorizzando maggiormente il comunicato finale che conterrà la sintesi del pensiero di tutti i vescovi. Si è discusso del prossimo concorso per l’immissione in ruolo di cinquemila nuovi insegnanti di religione cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado che il ministero dell’Istruzione dovrebbe bandire entro il 2018 per rimpiazzare i docenti andati in pensione negli ultimi anni. Ed è stata decisa l’organizzazione, da parte della Cei – che insieme alla Comunità di sant’Egidio ha aperto un “corridoio umanitario” per i migranti, dopo quelli della Federazione delle Chiese evangeliche, sempre insieme a Sant’Egidio –, di un Incontro internazionale di riflessione e di spiritualità per la pace nel Mediterraneo, coinvolgendo i vescovi cattolici di rito latino e orientale dei Paesi che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo. «L’incontro – si legge nel comunicato finale – intende collocarsi idealmente nel solco della visione profetica di Giorgio La Pira, che era solito definire il Mediterraneo come una sorta di “grande lago di Tiberiade”, come il mare che accomuna la «triplice famiglia di Abramo».

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