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Elogio del pensiero laico libero critico e analitico

Articolo di Giorgio Salsi (Gazzetta di Reggio 13.1.17)

“”E’ uscito recentemente per Raffaello Cortina Editore – autore l’antropologo francese Marc Augé (ospite assiduo al festival della Filosofia di Modena) – un pamphlet provocatorio e irriverente “Le tre parole che cambiarono il mondo”. A fronte della grave recrudescenza delle varie identità e dei fondamentalismi religiosi, e constatando che gran parte della violenza nel mondo deriva da proselitismo religioso, l’autore si chiede scherzosamente cosa accadrebbe se con un colpo di bacchetta magica sparisse la fede in Dio. Le tre parole immaginate da Augè “Dio non esiste” sono pronunciate da Papa Francesco prima della benedizione urbi et orbi. Parole che scatenano inizialmente sconcerto e caos nel mondo, ma con un lieto fine: la pace tra i popoli.
Si tratta ovviamente di un divertissement di piacevole lettura, anche se serio. Ma perché ho citato questo libro? Semplicemente per sostenere che si potrebbe ottenere lo stesso effetto miracoloso – o più realisticamente migliorare sensibilmente la convivenza tra i popoli – senza che i credenti nelle varie religioni presenti nel mondo debbano rinnegare l’esistenza del loro Dio.
Basterebbe che credenti e non credenti applicassero convinti il principio di laicità, contemplato anche nella nostra Costituzione ma mai attuato causa il Concordato e le interferenze della gerarchia ecclesiastica.
Quel principio che il filosofo, saggista e autorevole politico Guido Calogero – uno fra i più attivi e impegnati intellettuali del Novecento italiano – ha definito “il principio fondamentale di convivenza di tutte le possibili ideologie, filosofie, religioni. Convivenza resa possibile in quanto il laico non pretende mai di possedere la verità più di quanto anche altri possano pretendere di possederla” .
Limitandoci al nostro Paese e alla sua arretratezza in materia di diritti civili e di libertà, la definizione riportata mostra con evidenza quanto sia arduo, nella discussione civile e politica italiana, l’accettazione di quanto scrisse la Corte costituzionale nella sentenza 203 del 1989 “”il principio supremo della laicità dello Stato è uno dei profili della forma di Stato delineata dalla Carta costituzionale della Repubblica”. Ma evidenzia anche gli ostacoli che si frappongono all’affermazione di una cittadinanza costituzionale basata sull’autonomia di giudizio e la libertà di coscienza e di scelta individuale di donne e uomini che si considerano “maggiorenni” nelle grandi questioni etiche del nostro tempo. Perché purtroppo viviamo in una nazione che non si é mai realmente affrancata dalla circostanza storica di essere stata per secoli dominio di una teocrazia.
In Italia infatti esiste una netta contrapposizione tra due approcci diametralmente opposti alle varie questioni che ruotano attorno ai diritti civili e di libertà:
Da una parte coloro che, credendo di possedere la Verità, pretendono di imporre, utilizzando ogni mezzo disponibile, i loro valori e la loro morale a tutti, prescindendo così dall’autonomia e dignità delle singole persone e dal pluralismo che fin dall’affermazione della modernità caratterizza la nostra società.
Dall’altra coloro che assumono come stella polare dei loro comportamenti la libertà di scelta e l’autodeterminazione dei singoli cittadini, purché non danneggino gli altri. Cittadini quindi consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Capaci di assumere la responsabilità individuale delle proprie scelte. Di pensare con la propria testa. Di conquistare l’indipendenza e l’autonomia morale.
È da questo secondo approccio che deriva quell’”elogio del pensiero laico libero critico e anche analitico” (quello proprio della ricerca scientifica) che Iniziativa Laica e Giornate della laicità, nelle loro varie articolazioni, portano avanti da quasi dieci d’anni. Nella convinzione che i fondamenti etici della convivenza siano da ricercare nella libertà, come previsto dai principi costituzionali e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale.
Come afferma il teologo Vito Mancuso “la maturità di una società si misura infatti sulla possibilità data a ciascun cittadino di realizzarsi in tutte le dimensioni della propria personalità”.
E una società civile e matura considera i propri cittadini adulti, responsabili, in grado di assumere autonomamente le proprie scelte.
L’esatto contrario dell’infantilismo e minorità – condizione sempre privilegiata da tutti i poteri – cui costringono le società, come purtroppo la nostra, dominate da conformismo, obbedienza, luoghi comuni, paternalismo.””

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