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Endorsement sì Usa infiamma scontro su referendum

Roma – Nessuna presa di distanza, ma anche nel Pd molti hanno reagito con fastidio alle parole dell‘ambasciatore americano, John Phillips, che questa mattina ha parlato di un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia in caso di vittoria del no al referendum. Un conto è che ci sia il naturale timore, un altro è esternare in pubblico tali preoccupazioni, è il ragionamento dem. L’endorsement non era stato concordato ma Renzi in ogni caso ha incassato con favore l’appoggio Usa.

I parlamentari Pd hanno indirizzato la propria irritazione nei confronti di Di Maio che ha paragonato Renzi a Pinochet, definendolo “il piu’ grande provocatore del popolo italiano”.

L’ambasciatore degli Stati Uniti per il quale se dovesse vincere il si’ alle riforme arriveranno investimenti in Italia, “si ricreda”. E’ l’invito del vice presidente della Camera M5S Luigi Di Maio a John Phillips. “Se anche volessimo considerare valida la promessa, credo sia il contrario”, dice Di Maio. 

La strategia del premier e’ da tempo cambiata, evitare un’eccessiva strumentalizzazione della consultazione sul ddl Boschi. Ma il clima e’ tornato infuocato, il fronte del no attacca e chiede l’intervento del Colle per “un’ ingerenza inaccettabile”.

“Si faccia gli affari suoi”, taglia corto Salvini ma dure reazioni arrivano anche dai pentastellati e da Sinistra italiana e soprattutto spaccano nuovamente il partito del Nazareno. Incredulo Bersani, anche per l’endorsment arrivato dalle agenzie di rating, con la minoranza Pd che – pur senza costituire comitati – è pronta ad ufficializzare il no al referendum qualora non arrivassero novità, sia sul fronte dell’Italicum che sulla legge elettorale che riguarderà il Senato. 

Nel Pd si fa sempre più forte l’ipotesi che si possa virare sul cosiddetto ‘Provincellum’, ma per ora la trattativa non decolla anche perche’ FI, pur facendo le proprie valutazioni, evita di sedersi al tavolo, così come le altre forze d’opposizione. Il partito di Berlusconi ha ribadito la linea del no al referendum, con il Cavaliere che ha annunciato una conferenza programmatica per meta’ ottobre. Domani mattina si terra’ un direttivo di FI nel quale si inviteranno i deputati a disertare la kermesse di Parisi (ma alcuni deputati come Gelmini, Prestigiacomo, Micciche’ e Centemero hanno deciso di aderire). Parisi oggi e’ stato tirato in ballo da Pera che ha fatto notare il suo atteggiamento ‘tipiedo’ sul ddl Boschi. L’ex presidente del Senato, insieme ad altri azzurri ‘storici’ come Urbani, ha lanciato un appello proprio all’area riformista azzurra. Del resto ieri durante una cena con i parlamentari di Ala e Scelta civica Verdini ha fatto notare come sia stato proprio D’Alema a dire che in caso di vittoria del sì a vincere sara’ il partito della Nazione. Una vittoria del sì, questo il ragionamento di fonti parlamentari di Ala e Sc, porterebbe alla riunione dei moderati, aprendo anche alla possibilita’ di un ingresso al governo. Per ora Area popolare non si unisce all’iniziativa ma punta in ogni caso a sostenere con forza la battaglia per la vittoria del Si’. “Il no e’ un no ad un’Italia migliore”, si legge in un documento diramato al termine della direzione. (AGI)
 

 

 

 

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