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Eppure la sicurezza dei treni è aumentata, dicono le Ferrovie. I dati 

L’incidente che ha coinvolto un treno regionale Trenord, deragliato intorno alle 7 di mercoledì mattina a Seggiano di Pioltello, nel milanese, riapre i dubbi sulla sicurezza dei treni in Italia, che ha trovato l’ultimo grave episodio nella tragedia di Corato, in Puglia, del 12 luglio 2016. Allora i morti furono 26. Anche in questo caso si è trattato di un convoglio di pendolari. I morti accertati sono 3. Altri 9 feriti in codice rosso portati d’urgenza in ospedale e un centinaio in codice verde. 

Le notizie di cronaca aumentano la percezione che viaggiare in treno sia sempre meno sicuro. E molti passeggeri lamentano le condizioni di sicurezza dei treni. Ma secondo il “Rapporto sulla sicurezza ferroviaria nel 2016” presentato ad aprile 2017 dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF) sulla Rete Ferroviaria Italiana (RFI) nel 2016 si erano verificati 87 incidenti, 11 in meno rispetto al 2015 e il 35% in meno rispetto al 2005. Gli incidenti dunque sembrano diminuire.

Di questi, l’83% è dovuto “all’indebita presenza di pedoni” sui binari a causa di un imprudente attraversamento dei binari in stazione o al passaggio a livello. Dai dati sono, infatti, esclusi i suicidi. Proprio i pedoni rappresentano il 98% dei morti del 2016, con picchi nelle seguenti città:

  • Milano 14 vittime
  • Roma 7
  • Bolzano 4 
  • Caserta 4 
  • Lucca 3
  • Verona 3

Le altre cause di incidente

Il resto è causato da un’errata discesa o salita dei viaggiatori (3%), da problemi di manutenzione (5%), da un’errata esecuzione di manovra (3%), dal dissesto idrogeologico (1%) e dallo scontro con veicoli stradali (5%). In particolare, gli incidenti legati a “cause tecniche” sono diminuiti del 70% rispetto al 2005. Mentre è aumentata la percentuale di “investimento pedoni”: dal 64% all’83%. 

Rete regionale “si adegui agli standard nazionali”

In queste statistiche era stato escluso però escluso l’incidente di Andria-Corato perché non rientrava nelle tratte di RFI. Infatti, se sulla rete ferroviaria nazionale nel 2016 si era verificata una sola collisione per dissesto idrogeologico con zero vittime – un dato inferiore al valore medio nazionale ed europeo -, su quelle regionali come la Ferrotranviaria pugliese non si raggiunsero gli stessi standard di sicurezza. “Ad oggi il traffico di tali reti è in minima parte coperto da sistemi automatici di protezione della marcia del treno”, si legge nel rapporto. Perciò “è necessario seguire un percorso di attrezzaggio tecnologico e di allineamento agli standard nazionali”. 

I rischi aumentano sulle tratte regionali, con picchi preoccupanti

In Italia ci sono circa 2mila chilometri di rete regionale. Qui i numeri dei 2016 sono preoccupanti. Le vittime sono state 44, per un totale di 7 incidenti. La progressione degli ultimi anni evidenzia che quel dato relativo a due anni fa è il peggiore del decennio: di solito, anche queste reti riescono ad attestarsi su livelli di sicurezza buoni. Sia nel 2014 che nel 2015, ad esempio, le vittime erano state solo quattro. Nel tempo, però, si assiste a picchi di incidenti preoccupanti, come nel 2011 e nel 2013, quando è stato superato il tetto di 20 vittime.

Tuttavia, anche sommando il numero degli incidenti locali a quelli sulle reti nazionali, il dato, che sale a 94 incidenti totali con 127 vittime, è in calo di 8 unità rispetto al 2015 e di 32 rispetto al 2005. E la mortalità relativa al periodo 2010-2015 rappresenta l’1,8% del totale di tutti i sistemi di trasporto. 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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