TwitterFacebookGoogle+

Erano cinque e ora sono diciassette i cardinali anti-Kasper

E intervengono insieme in due libri che stanno per uscire in prossimità del sinodo. Con in prima fila Robert Sarah e gli africani.

di Sandro Magister – 

ROMA, 31 agosto 2015 – Il cardinale guineano Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino, è in questi giorni a Ratisbona, a presentare l’edizione tedesca del suo libro “Dio o niente”, uscito in Francia lo scorso febbraio e ormai prossimo a uscire in altre nove lingue in tutto il mondo, visto l’enorme interesse che ha suscitato, per ciò che vi è scritto e per chi l’ha scritto, come già messo in evidenza da www.chiesa:

> Un papa dall’Africa nera

A introdurre il libro a Ratisbona sarà il cardinale Gerhard Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, mentre la prefazione all’edizione tedesca è stata scritta dall’arcivescovo Georg Gänswein, prefetto della casa pontificia e segretario personale di Benedetto XVI.

Ma il papa emerito in persona non ha mancato di esprimere al cardinale Sarah il suo apprezzamento, scrivendo tra l’altro:

“Ho letto ‘Dio o niente’ con grande profitto spirituale, gioia e gratitudine. La sua testimonianza della Chiesa in Africa, della sua sofferenza durante il tempo del marxismo e di una vita spirituale dinamica, ha una grande importanza per la Chiesa, che è un po’ spiritualmente stanca in Occidente. Tutto ciò che lei ha scritto per quanto riguarda la centralità di Dio, la celebrazione della liturgia, la vita morale dei cristiani è particolarmente rilevante e profondo. La sua coraggiosa risposta ai problemi della teoria del ‘genere’ mette in chiaro in un mondo obnubilato una fondamentale questione antropologica”.

Delle quasi quattrocento pagine del libro, solo poche riguardano il sinodo sulla famiglia. Ma hanno fatto impressione per la nettezza e la lucidità con cui si oppongono alle correnti di cambiamento della dottrina e della pastorale matrimoniale che hanno nel cardinale Walter Kasper il loro esponente di spicco.

Sarah non era uno dei cinque cardinali – il primo dei quali Müller – che alla vigilia della sessione del sinodo dello scorso ottobre fecero blocco contro i novatori con un libro collettivo che fece grande scalpore.

Ma ora che la seconda e ultima sessione del sinodo si avvicina, ecco che scendono nuovamente in campo in difesa della dottrina e della pastorale tradizionali del matrimonio non cinque ma undici cardinali, anche questa volta con un libro collettivo. E tra loro c’è Sarah.

Gli altri dieci sono, in ordine alfabetico:

– Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, Italia;
– Baselios Cleemis Thottunkal, arcivescovo maggiore di Trivandrum dei Siro-Malankaresi, India;
– Josef Cordes, presidente emerito del pontificio consiglio Cor Unum, Germania;
– Dominik Duka, arcivescovo di Praga, Repubblica Ceca;
– Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, Olanda;
– Joachim Meisner, arcivescovo emerito di Colonia, Germania;
– John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, Nigeria;
– Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, Spagna;
– Camillo Ruini, vicario emerito del papa per la diocesi di Roma, Italia;
– Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, Venezuela.

Il libro ha per titolo:

“Matrimonio e famiglia. Prospettive pastorali di undici cardinali”.

Uscirà in settembre in cinque lingue: inglese (Ignatius Press), italiano (Cantagalli), francese (Artège), tedesco (Herder), spagnolo (Ediciones Cristiandad).

E non si tratta di un’opera di compilazione. I saggi vedono qui la luce per la prima volta, con la sola eccezione di quello del cardinale Ruini, già apparso un anno fa in www.chiesa:

> Il vero dilemma: indissolubilità o divorzio

Per altri dettagli e anticipazioni sui contenuti di questo libro si veda:

> Marriage in Our Contemporary World: Pastoral Observations from an African Perspective

> Pre-Synod Book “Eleven Cardinals Speak on Marriage and the Family”

*

Ma non è tutto. Perché è vicina l’uscita di un altro libro a più voci anch’esso finalizzato al sinodo e i cui autori sono tutti africani. Edito per ora solo in inglese: negli Stati Uniti da Ignatius Press e in Kenya dalle edizioni Paoline.

Questo è il titolo:

“Africa, nuova patria di Cristo. Contributi di pastori africani al sinodo sulla famiglia”.

Anche qui gli autori sono undici, tutti vescovi e arcivescovi, tra i quali sette cardinali. E tra di essi c’è di nuovo Sarah, che firma il primo dei saggi, un cui brano è riprodotto più sotto in questa stessa pagina.

L’indice del libro, introdotto da una prefazione del cardinale nigeriano Francis Arinze, predecessore di Sarah alla testa della congregazione per il culto divino, è il seguente:

PARTE PRIMA
IL SINODO SULLA FAMIGLIA. DA UNA SESSIONE ALL’ALTRA

Cardinale Robert Sarah, prefetto della congregazione per il culto divino:
“Quale tipo di misericordia pastorale in risposta alle nuove sfide alla famiglia? Un’analisi dei Lineamenta”

Barthélemy Adoukonou, vescovo segretario del pontificio consiglio per la cultura:
“Partire da una fede vivente. Una lettura africana dell’Instrumentum laboris”

PARTE SECONDA
IL VANGELO DELLA FAMIGLIA

Denis Amuzu-Dzakpah, arcivescovo di Lomé, Togo:
“L’importanza del recente insegnamento del magistero sul matrimonio e la famiglia”

Cardinale Philippe Ouedraogo, arcivescovo di Ouagadougou, Burkina Faso:
“L’indissolubilità del matrimonio e la fondazione della famiglia umana”

Cardinale Berhaneyesus D. Souraphiel, arcivescovo di Addis Abeba, Etiopia:
“Come promuovere una vera comprensione del matrimonio e accompagnare le coppie sposate”

PARTE TERZA
CURA PASTORALE DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ

Cardinale Christian Tumi, arcivescovo emerito di Douala, Camerun:
“Il matrimonio in situazioni di difficoltà o debolezza. Separazioni, divorzi, seconde nozze”

Antoine Ganye, arcivescovo di Cotonou, Benin:
“Monogamia e poligamia. Sfide e preoccupazioni per la verità dell’amore nelle culture africane”

Cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo emerito di Dakar, Senegal:
“Le sfide del matrimoni misti e interreligiosi”

Samuel Kleda, arcivescovo di Douala, Camerun:
“La cura pastorale delle famiglie ferite”

EPILOGO
UN APPELLO DELLA CHIESA AFRICANA AGLI STATI

Cardinale Jean-Pierre Kutwa, arcivescovo di Abidjan, Costa d’Avorio:
“Perché lo Stato deve sostenere la famiglia?”

*

Da questo libro, risulta quindi chiaro che in sinodo il blocco dei vescovi africani sarà sicuro protagonista e farà da argine compatto alle proposte di cambiamento in materia di divorzio e di unioni omosessuali. Come era già apparso evidente dal simposio di Accra dello scorso giugno tra i presidenti delle conferenze episcopali del continente:

> Sinodo. L’ora dell’Africa

Nel brano del cardinale Sarah anticipato più sotto si trovano dei riferimenti brevi ma molto critici al linguaggio e ai contenuti dei “Lineamenta”, cioè del documento ufficiale scaturito dalla prima sessione del sinodo, coma base di un’ulteriore discussione.

Ma chi leggerà nel libro l’intero saggio vedrà che non si tratta di riferimenti solo allusivi. Perché subito prima del brano qui riportato il cardinale Sarah dedica parecchie pagine proprio a una critica punto per punto dei “Lineamenta”, con sottotitoli ed attacchi di questo tipo:

– “UN PUNTO CHE LASCIA PERPLESSI”

“Nel paragrafo 14 il documento sembra insinuare che insistere sulla indissolubilità del matrimonio sarebbe la stessa cosa che imporre un giogo alle persone, e dà l’impressione di tenere per valido il modello mosaico, dal momento che, dice, lo stesso Gesù vi fa riferimento. Dovremmo quindi supporre di tornare all’epoca della ‘durezza del cuore’ nei tempi prima del Vangelo?…”.

– “PUNTI INACCETTABILI, SCANDALOSI”

“Da ciò che lascia perplessi si passa poi a ciò che è inaccettabile. Come là dove, al paragrafo 27, il documento difende le convivenze come un cammino da seguire. […] In molte regioni dell’Africa dove le usanze prescrivono un ‘matrimonio tradizionale indissolubile’ – che quindi è più stabile di un matrimonio civile – la Chiesa locale non ha alcuna autorizzazione ad usare un simile linguaggio. E se lo facesse, non solo manderebbe in rovina il suo ministero pastorale per le famiglie, ma sarebbe anche in contraddizione col Vangelo e darebbe scandalo ai pagani…”.

– “I RISULTATI DELLA CONFUSIONE: METTENDO DA PARTE DIO E LA DOTTRINA SI FA UNA GRAN CONFUSIONE PASTORALE”

“È stupefacente che il medesimo documento che afferma con chiarezza nel paragrafo 5 che c’è una ‘crisi di fede che ha toccato tanti cattolici e che spesso è all’origine delle crisi del matrimonio e della famiglia’ non tiri poi nessuna conclusione da questo fatto. Perché non dice che la prima sfida da affrontare è la crisi della fede? Perché propone, nel paragrafo 33, in una prospettiva particolarmente sconcertante, di procedere a rinnovare il modo di parlare della Chiesa riguardo a situazioni che sono oggettivamente contrarie al Vangelo, come se si tratti semplicemente di una questione di ‘parole’ o di ‘linguaggio’?…”.

*

Ecco dunque qui di seguito il brano del saggio del cardinale Sarah.

La “parresìa”, il parlar franco tanto invocato da papa Francesco nella discussione sinodale, ha certamente in lui un campione di prim’ordine.

__________

QUALE TIPO DI MISERICORDIA PASTORALE?

di Robert Sarah

I “Lineamenta” indicano che, nel contesto ecclesiale molto più ampio descritto da “Evangelii gaudium”, il nuovo percorso segnato dal sinodo straordinario ha come suo punto di partenza le ”periferie esistenziali”, che richiedono un approccio pastorale caratterizzato da una “cultura dell’incontro capace di riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti e di assumere, senza impaccio, quella condizione di ‘ospedale da campo’ che tanto giova all’annuncio della misericordia di Dio” (introduzione alle domande dopo la “Relatio synodi”, parte prima).

La domanda da porsi, allora, è: quali sono queste periferie esistenziali nel nuovo contesto socio-culturale nel quale ci troviamo di fronte oggi?

L’impatto della globalizzazione sulle culture umane è stato così distruttivo che non solo gli istituti sociali tradizionali, ma anche i valori che li sostengono sono stati scossi dalle fondamenta. Attraverso il potere politico e legislativo (ad esempio, con nuove leggi che decostruiscono la famiglia e il matrimonio e speculano sulla vita umana), il potere finanziario (fondi per lo sviluppo condizionati all’adozione di documenti “anti-famiglia” e “anti-vita”) e in particolare il potere dei media, una ideologia relativista si sta diffondendo in tutte le nostre società contemporanee.

Se ci atteniamo al presidente del consiglio delle conferenze episcopali europee, nei paesi dell’emisfero settentrionale “la convivenza de facto è ormai diventata la norma”, un dato confermano da studi sociologici. Vivere in una famiglia cristiana, secondo i valori del Vangelo, è diventato una situazione marginale rispetto alla maggioranza. Le famiglie cristiane, in questo contesto, sono ora in minoranza non solo numericamente, ma anche sociologicamente. Subiscono discriminazioni silenziose ma opprimenti e implacabili. Tutto è contro di loro, i valori dominanti, la pressione mediatica e culturale, i vincoli finanziari, la legislazione vigente, e così via. E la Chiesa stessa, attraverso documenti come i “Lineamenta”, sembra spingerli anch’essa verso questo esito.

Se i “Lineamenta” sono espressi nel linguaggio che vediamo, che tipo di Chiesa, poi, si occuperà di questo “piccolo resto”? Chi farà sentire la voce misericordiosa del Buon Pastore, dicendo ripetutamente: “Non temere, piccolo gregge” (Lc 12, 32)?

Non abbiamo forse incontrato qui la vera “periferia” del nostro villaggio mondiale postmoderno? Speriamo che il prossimo sinodo non cacci via dalla “grotta di Betlemme” (la Chiesa) la piccola famiglia cristiana che ha trovato spazio nelle locande della “Città di re Davide” (il nostro mondo globalizzato). Le belle famiglie cristiane che stanno eroicamente vivendo i valori esigenti del Vangelo sono oggi le vere periferie del nostro mondo e delle nostre società che trascorrono la vita come se Dio non esistesse.

Oltre a questo “piccolo resto”, c’è una seconda categoria che chiede ad alta voce più attenzione pastorale. Sono le vittime del sistema postmoderno, che non si danno per vinte. Non si sentono a casa in questo mondo senza Dio. Portano in sé la nostalgia per il calore della “famiglia cristiana”, ma non sentono di avere in sé la forza per tornare a quel modo di vita radicalmente evangelico.

A queste persone sembra che noi presentiamo oggi una Chiesa rigida, una madre che non le capisce più e chiude loro la porta in faccia. E alcuni cercano di convincerle che sono giudicate e condannate proprio dalle stesse persone che dovrebbero accoglierle e prendere in cura. Invece di aiutarle a scoprire l’orrore del peccato e a invocare di essere liberate da esso, nessuno ha il diritto di offrire loro un tipo di “misericordia” che non ha altro effetto che lasciarle affondare ancor più profondamente nel male.

Ma questi fratelli e sorelle che sono stati veramente feriti dalla vita non si lasciano ingannare da questo. Hanno sete per la verità sulla loro vita, non per commiserazioni o parole melliflue. Sanno molto bene che sono vittime del sistema globalizzato che mira a indebolire e distruggere la Chiesa. Non sono tra quelli che danno voce a ideologie relativistiche che minano le fondamenta della dottrina cristiana e annullano la Croce di Cristo.

Si vedono come il peccatore del quale parla sant’Agostino, che, pur non assomigliando a Dio per la irreprensibilità che ha perso, desidera almeno assomigliargli per il suo orrore del peccato. Questo, infatti, è il motivo per cui non vogliono che qualcuno impedisca loro di gridare al cielo: “Chi ci darà salvezza?”, “Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!”, e prometta invece a loro qualcosa che Cristo non ha mai promesso di dare.

Dio non ha mai chiuso il suo cuore nei confronti di questi fratelli e sorelle, e neppure la Chiesa, sua serva, può farlo. Ma come può la Chiesa assumere un approccio pastorale di misericordia verso di loro? Evitando di medicare con la comunione sacramentale una ferita che non è stata curata dal sacramento della riconciliazione debitamente ricevuto.

Se il suo approccio pastorale non deve essere la condanna, che maltratta il danneggiato che ha già una ferita sanguinante, ma piuttosto la presenza compassionevole, allora la Chiesa non può far finta di ignorare l’esistenza reale delle devastazioni causate dalla ferita; deve invece applicare il balsamo del suo cuore, così che questa ferita possa essere curata e medicata in vista della vera guarigione.

Questa sorta di presenza rispettosa, con il rinnovato modo di vedere le cose che viene da Dio, quindi non chiamerà mai “buono” qualcosa che è male o “male” qualcosa che è buono, come il rituale per l’ordinazione dei vescovi ricorda a loro. Si tratta di una pastorale di speranza e di attesa, come il padre misericordioso aspetta il suo figlio prodigo. Come il Buon Pastore, la Chiesa dovrà andare a cercare i suoi figli che sono lontani, prenderli sulle spalle, tenerli stretti, e non ricacciarli nei rovi che hanno lacerato la loro vita. Questo è il significato della misericordia pastorale.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351122

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.