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Erdogan congela diritti umani, scontro Turchia-Ue 

Ankara – Resta alta la tensione fra la Turchia e l’Unione europea per la repressione avviata da Ankata dopo il colpo di Stato fallito. Stamattina il vice presidente e portavoce dell’Ak, il partito di governo, Yasin Aktay, ha criticato la posizione espressa dai Paesi europei sullo stato d’emergenza: “Abbiamo difficolta’ a capire le critiche”, ha detto Aktay, ricordando che anche Francia e Belgio hanno decretato lo stato d’emergenza dopo gli attentati terroristici. “Noi – ha detto – abbiamo dovuto fare fronte tante volte ad attacchi terroristici simili e non abbiamo mai preso questa misura preventiva. Ma questa e’ una misura imprescindibile nella situazione attuale”.

Intanto arriva la notizia di un nuovo gire di vite: dopo le epurazioni nei ministeri, la Turchia ha annullato10.856 passaporti. Ad annunciarlo il ministro degli intrni Efkan Ala in conferenza stampa, definendo il provvedimento “necessario” alla luce dei 246 morti e piu’ di due mila feriti causati dal tentato golpe del 15 luglio. Il ministro ha poi reso nota la decisione di accorpare la gendarmeria al ministero degli Interni. Ala e’ poi tornato ad accusare la confraternita dell’ideologo e magnate islamico Fetullah Gulen di aver organizzato il golpe. “Avevano tentato di screditarci gia’ con lo scandalo corruzione del dicembre 2013, creando un caso ad arte, ora hanno tentato un colpo di stato”, ha detto. Secondo il ministro la pericolosita’ di questa organizzazione giustifica “la necessita’” dello stato di emergenza, un periodo durante il quale le indagini giudiziarie saranno “mirate all’eliminazione dei nemii del Paese”. 

Mogherini, rispettare lo stato di diritto e la libertà

Il governo di Ankara rimarca che il dibattito sull’eventuale ripristino della pena di morte e’ una questione interna e si svolgera’ senza tenere conto delle reazioni Ue, o del fatto che potrebbe pregiudicare l’adesione all’Unione, come ventilato da Bruxelles: per il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag, “non lavoriamo su questo tema pensando a come reagira’ l’Unione Europea, bensi’ in quanto Stato di diritto”.

La Commissione europea ha espresso “preoccupazione per la proporzionalita’” dei provvedimenti adottati in Turchia dopo il tentativo di colpo di Stato, in particolare “l’ondata di arresti”, e si interroga “se queste misure sono compatibili con quanto si sta verificando”, ha riferito Margaritis Schinas, capo del servizio dei portavoce dell’esecutivo comunitario, nel corso del consueto briefing con la stampa. Bruxelles pero’ sottolinea che “ci troviamo in tempi eccezionali, con la Turchia che e’ appena uscita da un tentativo di colpo di Stato, con il Parlamento oggetto di bomdardamento”. Secondo Schinas “questo e’ un qualcosa da prendere in considerazione”. Quanto alla sospensione della Convenzione europea per i diritti umani decisa da Ankara, “e’ previsto dalle regole del Consiglio d’Europa e le condizioni per la deroga sono state seguite”.
Duro l’appello di Human Rights Watch: il rappresentante a Istanbul Andrew Gardner spera che “lo stato di emergenza di tre mesi decretato in tutta la Turchia non rappresenti un passo indietro nel rispetto dei diritti umani e nella protezione degli individui contro detenzioni arbitrarie e torture”. Le misure di sicurezza, auspica, non aprano la strada a violazioni del diritto internazionale e non pregiudichino le conquiste del Paese nella salvaguardia e nel rispetto delle liberta civili e dei diritti umani. “In una situazione che vede attualmente detenute 10 mila persone e purghe in atto presso ministeri, istituzioni e media, lo stato di emergenza potrebbe spianare la strada a u una regressione nel rispetto dei diritti umani, in particolare per quanto riguarda le condizioni di detenzione e il diritto a un giusto processo”.
Per la presidente della Camera, Laura Boldrini, “dovremmo essere tutti molto preoccupati” per quanto sta accadendo in Turchia. Per la Boldrini cio’ che sta succedendo e’ “qualcosa di contrario allo stato di diritto, sembra un golpe civile”. “L’Unione europea non deve fare compromessi al ribasso” sul piano dei diritti”.

La repressione intanto prosegue, e, come spesso accade in un momento di processi sommari, anche le ‘confessioni’. Le responsabilita’ dell’imam Fethullah Gulen nel tentativo di golpe sarebbero state ammesse da alcuni alti ufficiali arrestati e interrogati dalle autorita’ turche. Il tenente colonnello Levent Turkkan, aiutante del generale Hulusi Akar, avrebbe in particolare raccontato del suo collegamento al gruppo di Gulen. Turkkan ha detto di essere fedele fin dalla gioventu’ al ‘Feto’: “Sono un membro dello stato parallelo, o Feto. Ho servito questa comunita’ per anni volontariamente. Ho obbedito con precisione agli ordini e alle istruzioni degli anziani”. Turkkan avrebbe inoltre confessato di avere spiato l’ex capo di stato maggiore Necdet Ozel tra il 2011 e il 2015. “Lo spiavo tutto il tempo. Gli mettevo una cimice nella stanza al mattino e la ritiravo la sera. L’apparecchio aveva un’autonomia e una capacita’ di registrazione di 10, 15 ore”. La stampa, mai gradita a Erdogan, e’ piu’ sotto pressione che mai. (AGI) 

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