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Erdogan da Putin, dal gelo alla stretta di mano

Roma – Dopo mesi di tensione a causa dell’abbattimento in novembre di un caccia-bombardiere russo da parte di due F-16 turchi nei cieli sulla frontiera con la Siria, e’ iniziato a San Pietroburgo l’incontro tra Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, che cerca oggi in Russia un nuovo alleato da schierare nel confronto con Unione europea e Stati Uniti. “La tua visita oggi, nonostante una situazione politica molto difficile nel tuo Paese, dimostra che tutti noi vogliamo riprendere il dialogo e ristabilire relazioni tra Russia e Turchia”, ha affermato il capo del Cremlino rivolgendosi all’uomo forte di Ankara. Putin ha poi auspicato che “sotto la tua leadership siano ristabiliti la legge e l’ordine costituzionale in Turchia” dopo il tentato golpe del 15 luglio scorso. “Nella nostra regione ci si aspetta molto dalla Turchia e dalla Russia, e io credo che insieme contribuiremo alla soluzione di numerosi problemi”: ha risposto il presidente turco, che ha “ringraziato” il padrone di casa per avergli offerto “l’opportunita’ di incontrarlo” prima dell’annuale vertice del G20, in programma dal 4 al 5 settembre prossimi ad Hangzhou, in Cina. “Sono convinto”, ha aggiunto, “che intraprenderemo passi per ampliare la nostra cooperazione con la Russia”. Ribadendo poi l’apprezzamento per il sostegno offerto dal Cremlino al suo governo in occasione del recente tentativo di colpo di Stato, Erdogan ha assicurato Putin sulle proprie intenzioni di “rafforzare la democrazia” in patria.

Quella in Russia e’ la prima missione all’estero dell’uomo forte di Ankara dal fallito colpo di stato. L’incontro con il capo del Cremlino si tiene nel Palazzo di Konstantinovsky,una quindicina di chilometri a sud dell’antica capitale dell’Impero Zarista. Una conferenza stampa congiunta e’ prevista per le 16 ora locale, le 15 in Italia. Prima di arrivare a San Pietroburgo il presidente turco aveva incaricato il proprio governo di avvertire gli Stati Uniti di non mettere a rischio le relazioni per proteggere Fethullah Gulen, il predicatore che vive Pennsylvania, ritenuto dalla Turchia il regista del fallito golpe. “Se gli Usa non ci consegnano Gulen -aveva affermato il ministro della Giustizia Bekir Bozda – sacrificheranno le relazioni con la Turchia per il bene di un terrorista”. (AGI) 

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