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Erdogan: “Islam e controllo delle nascite sono incompatibili”

La nuova polemica scatenata dal presidente turco sulle «famiglie moderne». E i media arabi lo rilanciano.

31/05/2016 –
francesca paci –

Se ne parla sui giornali egiziani, in quelli del Golfo, anche sul principale quotidiano pakistano, «Dawn», le parole del presidente turco Recep Tayyip Erdogan sull’incompatibilità tra la fede musulmana e il controllo delle nascite fanno discutere (con un certo diffuso compiacimento). Dopo il vespaio di un mese fa sul bisogno di una nuova Costituzione estranea al principio di laicità, scatenato dal presidente del parlamento e suo collega di partito Ismail Kaharaman, Erdogan torna a stuzzicare i nervi scoperti di molti connazionali. Ieri, durante la cerimonia per il ventennale della fondazione giovanile Turgev (da lui creata quando era sindaco di Istanbul) il presidente se l’è presa con la famiglia moderna in cui i genitori ragionano su quanti figli fare (e se farli).

 

«In una famiglia musulmana non può esserci un controllo delle nascite e, su questo, il compito principale tocca alle madri» dice Erdogan rivolgendosi alla platea compiacente, al paese che già in passato si era violentemente diviso sulla sua idea della donna ma anche, più estesamente, a quel Medioriente di cui sogna ancora la leadership, presidente neo-ottomano alla guida dell’islam sunnita. Il messaggio è diretto, forte e chiaro: «Abbiamo bisogno di aumentare il numero dei nostri eredi».

 

Da mesi gli affondi di Erdogan sulle credenziali etiche della sua Turchia si sono fatti insistenti. L’8 marzo scorso spiegò a scanso di equivoci di considerare la donna in primo luogo «una madre» ripetendo un’ossessione demografica che già in passato l’aveva visto pronunciarsi sulla questione, auspicando «almeno 3 figli a sposa». Ricorrenti sono ormai la condanna della contraccezione come «tradimento della patria», dell’aborto come «omicidio» e perfino dei parti cesarei sospettati di ridurre la fertilità. La famiglia è in quanto è religiosa: bando dunque alle convivenze prima del matrimonio e ai piaceri terreni non finalizzati alla procreazione. Negli ultimi mesi lo Stato ha investito 450 milioni di lire turche (130 milioni di euro) per sostenere la natalità.

 

Nonostante l’allarmismo di Erdogan, che ha avuto due figli e due figlie dalla moglie Emine, la popolazione turca registrata una crescita regolare dell’1,3% con un aumento di 10 milioni di persone negli ultimi 15 anni. Il problema non è dunque l’effettivo calo demografico ma il braccio di ferro che il presidente conduce da tempo con la metà del paese laica, liberale, orgogliosa dell’eredità di Ataturk.

 

«Non può usurpare i nostri diritti con dichiarazioni da Medioevo» tuonano gli attivisti della piattaforma Platform to Stop Violence Against Women, già in campo per la mancanza di volti femminili nel nuovo gabinetto del premier Binali Yildirim ricostituitosi dopo le dimissioni del premier Davutoglu (l’unica ministra donna è oggi Fatma Betul Sayan Kaya, responsabile della famiglia e della politica sociale). Secondo gli economisti se il tuttavia dinamico mercato turco ha un problema è al contrario proprio quello di non aver integrato abbastanza le professionalità femminili (sono solo il 31,5% della forza lavoro). Ma Erdogan tira dritto, a costo di ritrovarsi contro le donne, i laici e la media borghesia urbana: isolato in una regione in cui sognava zero problemi con i vicini ed è invece circondato da problemi e nemici.

http://www.lastampa.it/2016/05/31/esteri/erdogan-islam-e-controllo-delle-nascite-sono-incompatibili-0poSvX1rqOlMgPljKiIwDP/pagina.html

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