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Esiste o no un'inchiesta della procura sulla vendita del Milan? Cosa sappiamo finora

La Procura di Milano ha smentito di aver avviato un’inchiesta penale in relazione alla vendita del Milan all’imprenditore cinese Yonghong Li. “Non c’è nessun fascicolo di indagine per sospetto riciclaggio”, ha affermato il pm Francesco Greco che ha parlato ai giornalisti nel suo ufficio in Procura. “Nemmeno un fascicolo conoscitivo, a modello 25, nè con ipotesi di reato senza indagati. La notizia che si è diffusa ieri in serata di Silvio Belusconi indagato è assolutamente falsa”.

Oggi il quotidiano La Stampa ha scritto che i pm di Milano “hanno avviato nei giorni scorsi un’inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio” in relazione alla vendita del club rossonero all’imprenditore cinese Yonghong Li. Come stanno allora le cose?

Cosa ha scritto la Stampa

“Il sospetto di una vendita gonfiata: una cifra fuori mercato pagata attraverso canali internazionali. È questa l’ipotesi di lavoro da cui sono partite una serie di verifiche per accertare la reale provenienza del denaro con cui la società rossonera, per 31 anni nelle mani di Silvio Berlusconi, è passata nell’aprile scorso per 740 milioni all’imprenditore cinese Yonghong Li. In realtà un modo, secondo le ipotesi investigative, per schermare il rientro in Italia di una sostanziosa cifra”.

“Dopo mesi di dubbi, inchieste giornalistiche, ombre sulla vendita della squadra milanista, è la procura di Milano a cercare di capire esattamente la regolarità dell’intera operazione. In gran segreto, nei giorni scorsi, i pm hanno avviato un’inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio, certamente un problema per Silvio Berlusconi in questo periodo di campagna elettorale. Il faro acceso dalla procura vede in prima linea il procuratore aggiunto Fabio de Pasquale”.  

“Un iter discusso, come si diceva: un passaggio di consegne del Milan, dopo anni di successi sotto la presidenza berlusconiana, travagliato e infinito. Per sgombrare il campo da equivoci e voci che si rincorrevano, l’estate scorsa era stato l’avvocato storico dell’ex Cavaliere, Niccolò Ghedini, a consegnare in procura i documenti per attestare la regolare provenienza del denaro cinese («lecita provenienza di fondi», l’esatta dizione del documento ufficiale passato al vaglio di esperti di finanza)”.

“Alla base dell’apertura dell’inchiesta avvenuta poche settimane fa, ci sarebbero nuovi documenti che dimostrerebbero esattamente il contrario. Da dove sia partita la svolta, al momento non è ancora chiaro. Una traccia, si deduce, che risalirebbe ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong. Di certo, ci sono elementi nuovi che smentirebbero la regolarità di una bella fetta dell’operazione”. 

Leggi qui l’inchiesta completa del quotidiano torinese

Cosa ha dichiarato il procuratore di Milano Francesco Greco

In merito alla notizia di una presunta indagine sulla vendita del Milan, il procuratore di Milano Francesco Greco ha precisato:

“Non c’è nessun fascicolo di indagine per sospetto riciclaggio, nemmeno un fascicolo conoscitivo, a modello 25, nè con ipotesi di reato senza indagati. La notizia che si è diffusa ieri in serata di Silvio Belusconi indagato è assolutamente falsa”. 

“L’avvocato di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, veniva spesso nel mio ufficio durante la trattativa per la vendita del Milan per dirmi che stavano analizzando questa operazione”.

“A un certo punto, volevano fare una segnalazione anche loro, potevano anche essere parti offese se i soldi non arrivavano, erano preoccupati, era il periodo in cui tutti i giornali parlavano di questa vicenda”.

Per operazioni “non del tutto chiare gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di identificazione dei soggetti e se non è chiaro segnalano all’Uif (Ufficio Informazione Finanziaria di Bankitalia) e ci chiedono di intervenire col cosiddetto ‘freezing’, il blocco dei soldi. In questo caso nessuno ci ha chiesto niente”.

Cosa ha dichiarato l’avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini

“Ancora una volta un giornale con una precisa connotazione politica e imprenditoriale aggredisce il presidente Berlusconi con una notizia totalmente inventata”:

“Il giornalismo d’inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perchè è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico. Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti”.

“E ciò che è ancor più grave è rappresentato dal fatto che nella serata di ieri eravamo stati avvisati che la notizia, falsa, sarebbe stata pubblicata sul quotidiano La Stampa. Immediatamente avvertimmo il direttore del quotidiano e uno dei giornalisti della totale infondatezza, inverosimiglianza e falsità dell’assunto. Nonostante ciò la pubblicazione è avvenuta”.

“La netta e chiara smentita dell’esistenza di qualsiasi indagine, in particolare ni confronti del presidente Berlusconi, da parte della Procura della Repubblica di Milano, che ringrazio per la tempestività della comunicazione in merito, non fa che confermare la già palese falsità della notizia. È evidente dunque la pervicace volontà diffamatoria che non può che avere ragioni correlate all’intenzione di interferire nell’imminente competizione elettorale. Saranno ovviamente esperite tutte le azioni del caso”.

“Allo stato non abbiamo fatto nessuna richiesta all’Uif (Unità di Informazione Finanziaria di Bankitalia, ndr) di documenti. Se gli atti arrivano, vedremo. Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’Ac Milan”.

“Quando ci sono vicende di questo tipo così fumose e complicate dove non si sa nemmeno quali siano le parti in causa – ha spiegato il magistrato – eventualmente non si procede subito a iscrizioni di reato. è necessario prima fare accertamenti e analizzare le carte per poi procedere”. 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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